Giudizio: 6.5/10
L'esordio cinematografico nel lungometraggio di Ioana Uricaru ha come palcoscenico la sezione Panorama della Berlinale e la protezione di Cristian Mungiu nelle vesti di produttore; la regista appartiene già ad una generazione diversa rispetto a quest'ultimo, avendo compiuto gran parte degli studi cinematografici negli Stati Uniti.
Ed è proprio la società americana ad essere sotto l'occhio attento della Uricaru di pari passo con la protagonista del film:Mara è una giovane donna rumena emigrata negli States in attesa di poter ricevere la Green Card che gli renderebbe illimitata la permanenza sul suolo americano; la donna ha un lavoro come infermiera, un matrimonio con Daniel conosciuto in ospedale in seguito ad un incidente che lo ha gravemente menomato e un figlio poco più che fanciullo avuto da un precedente matrimonio in Romania con cui aspetta di ricongiungersi.
L'ufficio preposto a rilasciare l'agognata green card svolge le indagini sulla donna e soprattutto sul matrimonio, a dire il vero piuttosto frettoloso, e la sua pratica è affidata ad uno zelante quanto raccapricciante impiegato carico di un rancore xenofobo ben mascherato ma tangibile.
In epoca trumpiana gli Stati Uniti d'America non sono più la patria di chiunque cerchi un riscatto ed insegua il sogno di inserirsi in una società capace di offrire a tutti la possibilità di vivere una vita serena; il sospetto, il rancore quando non l'odio vero e proprio, spingono il paese a vedere lo straniero come un imbroglione in cerca di facili strade per piantare le tende nella società americana.
Per Mara quindi inizia una odissea tra burocrazia apparentemente efficientissima ma in effetti elefantiaca come tutti i carrozzoni burocratici, umiliazioni, difficoltà apparentemente insormontabili, eventi che stravolgono la sua vita nella quale rimane come ancora di salvezza solo la presenza del figlio.
Raccontato con uno stile secco, diretto, che rasenta il verismo, caratteristica cinematografica tipica di buona parte del cinema dell'est Europa, Lemonade è lavoro che basa gran parte del suo pathos sui personaggi, a partire da Mara per finire al figlio Dragos passando attraverso la piccola schiera di conoscenti che in qualche maniera cercano di rendersi utili alla causa della donna.
