Giudizio: 9/10
" Perdonare non è dimenticare, perdonare è amore" : è questo lo stringatissimo nucleo narrativo di Corpus Christi del regista polacco Jan Komasa, giustamente inserito nella short list delle nomination all'Oscar per migliore film in lingua straniera ( quando si tratta dei film stranieri la Academy sa ben scegliere quelli migliori...); l'opera di Komasa è infatti una profonda , dolorosa e anche accorata analisi della fede e soprattutto della colpa e dell'espiazione all'interno di una religione fondata sulla grande forza tradizionale e conservatrice come si verifica nella cattolicissima Polonia.
Al centro del racconto c'è Daniel un giovane delinquente, dedito alla droga, teppistello che ha seppur involontariamente procurato la morte di una persona e che per tale motivo sconta il periodo detentivo in un riformatorio lavorando presso la segheria.
Sebbene il ragazzo sia ancora carico della rabbia giovanile che lo ha portato a condurre una vita al limite, in carcere si avvicina alla religione con la mediazione del cappellano: in una sorta di afflato mistico Daniel si compenetra nella religione , nella quale forse c'è spazio per un perdono che sembra inseguire, infatti cosa significa pregare se non parlare con Dio , esprimere se stessi e raccontare le proprie colpe che lui capirà ( come predica il cappellano)?
La buona condotta ottenuta anche grazie alla segnalazione del prete del carcere fa sì che Daniel venga rilasciato sulla parola: vorrebbe iscriversi ad un seminario dove coltivare la passione per la religione ,ma le regole clericali impediscono ad un delinquente della sua risma di potere accedervi e viene inviato a lavorare in una segheria di un piccolo villaggio dove potrà reinserirsi nella società.
Ma il conto di Daniel con la società e con la rabbia autodistruttiva che lo alimenta lo porta subito ad agire in maniera inopportuna : dapprima partecipando ad una festa a base di droga e sesso e quindi a non presentarsi alla segheria; la visione della chiesa del villaggio è per lui quasi una attrazione irresistibile e con un equivoco tipico da commedia brillante, il ragazzo si spaccia per un giovane sacerdote e viene scambiato per il sostituto del parroco che dovrà allontanarsi per qualche tempo.
Inizialmente visto con un po' di sospetto, Daniel , aiutandosi anche con internet in una sorta di corso accellerato di religione , diventa presto ben voluto dai parrocchiani grazie al suo approccio informale e molto popolare alla religione .
La comunità che lo ha accolto è tormentata dal peso di una immane tragedia accaduta qualche anno prima quando sei giovani vite furono stroncate in un incidente stradale provocato da un ubriaco: un altare tra il pagano e il religioso all'ingresso del paese ricorda a tutti il dramma avvenuto e che ha lasciato una lunga serie di strascici nei paesani.
Daniel decide di metter fine agli odi e ai rancori della comunità , di rimuovere la colpa e stimolare il perdono, sebbene la gran parte del paese, compreso il sindaco, siano contrari a riabilitare colui che fu la causa di tutto e al quale è stata addirittura negata la sepoltura.
Poi il passato si riaffaccia nella vita di Daniel e nel finale , potentissimo, assistiamo a una sua trasformazione cristologica , una sovrapposizione tra se stesso e la figura di Cristo che lo affascina in maniera mistica e morbosa.
