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domenica 23 febbraio 2025

Io sono ancora qui [aka I'm Still Here , aka Ainda Estou Aqui ] ( Walter Salles , 2024 )

 




I'm Still Here (2024) on IMDb
Giudizio: 8/10

Walter Salles, regista di grande versatilità e sensibilità , oltre che animato di poderoso senso civico, capace di trasformare il dolore della storia in una narrazione personale e universale, ci regala con Io sono ancora qui un’opera intensa, tra le migliori della sua filmografia alla pari probabilmente di Central do Brazil, esempio di grande cinema neorealista moderno, che si immerge nel dramma della dittatura brasiliana degli anni '70. Il film, basato su eventi realmente accaduti e intriso di una memoria storica dolorosa, va ben oltre il semplice racconto di una scomparsa politica: diventa una meditazione sulla fragilità umana, sulla forza interiore e sulle ripercussioni sociali di un regime autoritario.
Ambientato a Rio de Janeiro nel 1971, Io sono ancora qui colloca lo spettatore in un periodo segnato dalla paura e dalla repressione messi in atto da un regime totalitario in perfetto stile America Latina anni 70-80.
La storia ruota attorno alla figura di Rubens Paiva, un ex deputato laburista la cui misteriosa sparizione diventa emblema delle violenze perpetrate dal regime militare: prelevato in casa senza alcuna spiegazione , trasferito nei famigerati centri semiclandestini di interrogatorio e di tortura, accusato di essere un fiancheggiatore di gruppi terroristi, irrintracciabile e scomparso come si addice ad un vero “desaparecido” la cui storia avrà fine solo decenni dopo , col ritorno della democrazia  in Brasile, che porterà finalmente alla conclusione dell’indagine che ne decretò la tortura e la morte  avvenuta subito dopo il suo prelevamento. 
La sua scomparsa non rappresenta soltanto una tragedia personale, ma diventa il simbolo del “desaparecido”, una delle tante vittime di una politica di silenzi e cancellazioni che ha segnato la storia politica del Brasile. Salles utilizza questo tragico evento per esplorare come il potere politico, armato di autoritarismo e terrore, riesca a penetrare in ogni ambito della vita civile, distruggendo legami, fiducia e speranze.
Al centro del film vi è l’analisi del clima politico che ha reso possibili atrocità sistematiche. L’opera denuncia la brutalità di un regime che, attraverso arresti arbitrari e sparizioni forzate, ha instillato un clima di terrore e sospetto. Walter Salles non si limita a presentare fatti storici, ma ci offre una riflessione critica su come il potere venga utilizzato per eliminare ogni forma di dissenso. 
La ricerca inesorabile della verità da parte di Eunice, moglie di Rubens, assume qui una valenza politica fondamentale: ogni documento ritrovato, ogni testimonianza raccolta diventa un atto di ribellione contro l’oblio imposto dal regime. In questo senso, la sua lotta si trasforma in un manifesto di resistenza, un invito a non dimenticare e a dare voce a chi è stato cancellato dalla storia ufficiale. 
Parallelamente al filone politico e civile , il film si poggia su quella che per tutta la prima parte appare come una storia famigliare, tra giornate in spiaggia, giochi dei ragazzini, pranzi, feste , fotografie, il ritratto insomma di una famiglia come tante negli anni 70 che furono duri non solo in Sudamerica messo sotto scacco da una serie di regimi totalitari spietati, ma per diverse ragioni anche in Europa ed in Italia in particolare.



Il film non si ferma alla dimensione politica, ma scava anche nelle ripercussioni sociali di un regime che divora il tessuto stesso della società. La famiglia Paiva viene rappresentata come un microcosmo in cui il dolore individuale si fonde con il trauma collettivo. La scomparsa di Rubens non è solo un fatto isolato, ma una ferita aperta che mina la coesione e la fiducia all’interno di un nucleo familiare e, per estensione, della comunità in cui vive. 
La paura e l’incertezza invadono ogni relazione: il tradimento, l’isolamento e l’autocensura sono elementi che emergono in modo struggente, rivelando una società imprigionata dall’angoscia e dalla sospensione del quotidiano. 
In questo contesto, Io sono ancora qui si fa portavoce delle storie di chi ha dovuto sopportare il peso della censura e dell’oppressione, rendendo palpabile la sofferenza di intere generazioni.
Nel cuore della narrazione si trova la figura di Eunice, autentica eroina  che col passare del tempo diventa la vera protagonista del film , personaggio di altissimo spessore civile e morale, interpretata con grande intensità da Fernanda Torres che pone una seria candidatura al premio Oscar come migliore attrice protagonista. 
La trasformazione della protagonista è il fulcro emotivo del film: all'inizio, Eunice appare come una donna intrappolata in un’esistenza segnata dalla perdita e dal silenzio imposto; la scomparsa del marito la lascia vulnerabile e disorientata. Tuttavia, con il procedere della storia, emerge il suo inaspettato coraggio: intraprende un percorso di autodeterminazione che la porta a confrontarsi non solo con il passato, ma anche con le ingiustizie che hanno segnato la sua vita, intraprende una infinita lotta civile volta al riconoscimento della morte del marito e di tutti gli scomparsi perseguitati dal regime. La scelta di abbracciare il dolore come strumento di verità e di giustizia rappresenta un potente messaggio di forza civile. In un ambiente in cui l’indifferenza politica cerca di cancellare le identità, la determinazione di Eunice a non lasciarsi inghiottire dall’oblio diventa un atto di ribellione e un simbolo della forza interiore umana.

venerdì 2 febbraio 2018

Where Has The Time Gone ? ( Walter Salles,Alexey Fedorchenko,Madhur Bhandarkar,Jahmil X.T. Quebeka,Jia Zhangke , 2017 )




Where Has the Time Gone? (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel 2010 i leader dei quattro paesi ad economia maggiormente emergente si riunirono in una associazione prettamente economica che l’anno dopo fu allargata ad un quinto paese: nacque così il BRICS , acronimo delle che prende origine dalle iniziali dei 5 paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa); per ampliare l’unione oltre i confini economici e commerciali qualche anno fa il gruppo ha intrapreso anche iniziative culturali che favorissero lo scambio tra i paesi; da quest’anno anche il Cinema entra a fare parte del BRICS: per il prossimo lustro, un lavoro ogni anno , diretto da registi dei paesi membri verrà prodotto per presentare un confronto tra le cinematografie.
Architetto della prima opera , in veste di produttore e di padrone di casa visto che il film è stato presentato nel Festival di Pingyao, da lui creato, Jia Zhangke, uno dei maggiori cineasti viventi.
Nasce così Where Has The Time Gone ?, opera corale nella quale cinque registi dei paesi aderenti al BRICS hanno diretto un mediometraggio di circa 20 minuti ciascuno: da come lascia chiaramente intendere il titolo il soggetto della pellicola è il Tempo e il rapporto che le esistenze umane degli abitanti in quei paesi percorsi da tumultuosi cambiamenti hanno con esso.


When the Earth Trembles del brasiliano Walter Salles prende spunto da una tragedia che colpi un piccolo villaggio nello stato del Minas Gerais, quando nel 2015 una valanga di fango originatasi da un invaso di proprietà di una miniera, spazzò via ogni cosa causando morte e distruzione. Il Tempo qui è il passare dei giorni in attesa che il padre del giovane protagonista ricompaia essendo ufficialmente disperso. Seguiamo i soccorsi, le sistemazioni d’emergenza, poi la ricerca di qualche brandello di quelle che furono le proprie cose, il tentativo di voltare pagina; ma per il piccolo protagonista l’attesa del ritorno del padre diventa un presente che lentamente , ma inesorabilmente diventa passato.
Breathing del regista russo Alexey Fedorchenko si svolge in un paesaggio che sembra più appartenere ad un fantasy; distese di ghiaccio e neve , alberi imponenti, un treno che sembra un giocattolo e una giovane coppia dove la gelosia del marito ubriacone che sospetta un tradimento della moglie col macchinista di quel treno porta ad una esplosione di violenza durante la quale l’uomo rimane gravemente ferito e incapace di respirare da solo; la moglie , utilizzando una fisarmonica che il marito in un atto di violenza aveva rotto, riesce a tenerlo in vita , costruendo un rudimentale respiratore meccanico: lei che muove la fisarmonica come un mantice, lui che respira solo grazie all’aria insufflata, il tempo che passa nell’attesa dei soccorsi, e la vita dell’uomo nelle mani della donna che con quel grottesco respiratore che emana un suono greve e melanconico decide il tempo della vita e quello della morte.

venerdì 21 novembre 2014

Central Station [aka Central do Brasil] ( Walter Salles , 1998 )

Giudizio: 8.5/10

Sul suo banchetto nella affollatissima stazione Dora scrive lettere per gli analfabeti: pensieri, insulti, minacce, parole tenere, un flusso di parole grazie al quale arrotonda la sua misera pensione da ex insegnante; la sua è una vita solitaria tra vagoni stracolmi e le chiacchiere a casa con la sua amica vicina di casa; unico sprazzo l'arrogarsi il diritto di scegliere quale lettera inviare effettivamente e quale cestinare.
Un giorno una delle sue estemporanee clienti muore investita da un bus: nelle lettere inviate al marito lontano lo informava che il figlio che lui mai aveva conosciuto voleva incontrarlo.
Dora , in un impeto di pietas, si prende cura del ragazzino rimasto solo, nonostante il suo cinismo , quasi una misantropia malcelata, la porti ad essere tutt'altro che solidale con il prossimo.
Dapprima porterà il ragazzino in un centro per bambini soli da adottare, rimediando anche una discreta cifra di soldi; ma quando capirà che quella è solo l'anticamera del traffico di organi e di merce umana se lo riprende e fugge con lui intenzionata ad esaudire il desiderio del ragazzino di rivedere il padre.

venerdì 24 ottobre 2014

Jia Zhangke , un gars de Fenyang / 汾阳小子贾樟柯 ( Walter Salles , 2014 )


Giudizio: 8/10

Walter Salles , regista brasiliano autore di Central Station e I diari della Motocicletta, presenta al Festival del Cinema di Roma il suo working in progress Jia Zhangke, un gars de Fenyang, documentario sulla figura del grande regista cinese rivisitata attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alle pellicole dirette da Jia. Il film avrà la sua presentazione ufficiale al Festival di San Paolo che si apre a breve distanza da quello di Roma.

Sebbene sia una versione non definitiva, quella presentata come Evento Speciale è molto prossima a quella che sarà la copia definitiva e offre una inedita immagine del regista cinese, con aspetti intimi e personali che proiettano la figura di Jia sotto una luce obliqua ben diversa da quella cui siamo abituati a vederlo.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

martedì 2 febbraio 2010

Paris , je t'aime (Registi Vari , 2005)

 *****
Parigi, i suoi quartieri e l'amore

L'esperimento , ardito a dire il vero, può dirsi riuscito: mettere insieme una ventina di registi europei e non , dare loro 5-6 minuti per descrivere Parigi "citta dell'amore" , ambientando le loro storie in quartieri diversi che danno il titolo al corto.
Non era facile uscire dagli schemi paesaggistici-turistici e dall'abusato concetto di Parigi  spettatrice di amori impossibili e passionali, ma gli episodi, quasi tutti, hanno schivato questa doppia trappola.
Inoltre abbiamo anche avuto il privilegio di assistere i fratelli Coen per la prima volta all'opera in un corto, raccontando una storia come al solito estrema , ambientata dentro la stazione delle Tuileries, in cui uno stralunato Steve Buscemi non dice una parola ma in compenso, nell'ordine e in rapida successione, incrocia lo sguardo di una giovane intenta in effusioni amorose con l'esuberante fidanzato, si becca una valanga di insulti poi un bacio in bocca (con la lingua) dalla ragazza, un po' di cazzotti e si ritrova sommerso di souvenir del Louvre che aveva appena acquistato.
Gli altri episodi ondeggiano tra il melo spinto di Iasabel Coixet (Bastille) all'insinuante e ammiccante Le Marais di Gus Van Sant , dal dovuto omaggio di Christopher Doyle a Chinatown ( Porte de Choisy) all'onirico Place des victoires di Nobuhiro Suwa, dal divertente, tenero e giocoso Parc Monceau di Alfonso Cuaron girato in un unico piano sequenza al drammatico e commovente Place des fetes di Olver Schmitz, per finire al Quartier Latin in cui un Depardieu regista e attore si cimenta con la coppia Gazzarra-Rowlands, coniugi in fase di di separazione ma ancora molto complici.
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