Giudizio: 7/10
Sono trascorsi ormai svariati decenni da quando nel 1988 Barry Levinson diresse con grandissima fortuna Rain Man , uno dei primi lavori del cinema ad essere focalizzato su un personaggio autistico, da allora il tema è stato sviluppato ormai infinite volte con atteggiamenti sempre diversi nel coso degli anni, passando dall'analisi della presunta malattia mentale all'aspetto sociologico e a quello pedagogico.
Innocent Witness, lavoro del regista coreano Lee Han, aggiunge un ulteriore tassello alla costruzione quasi di un genere come si sta configurando , proprio per la gran messe di opere sul tema, il racconto sui giovanissimi problematici.
Intrecciando questa tematica a quella del thriller dalle molteplici sfaccettature, il regista coreano torna a focalizzare il suo interesse , dopo il trionfale A Melody to Remember, su alcuni settori ai margini della società coreana, come fece in maniera convincente già con Punch.
L'avvocato Soonho finalmente compie il grande passo: abbandona l'attività di consulente per associazioni civili che combattono battaglie di principio per approdare ad un grande e famoso studio legale nel quale è fortemente stimato dai colleghi più anziani e influenti.
Gli viene affidato un caso all'apparenza semplice, così tanto per fargli sporcare le mani, come gli dice il boss dello studio: un anziano è stato trovato morto e viene incolpata la governante di cui Soonho dovrà prendere la difesa. Proprio di fronte alla casa del delitto abita l'unica testimone del fatto una ragazzina autistica che in una dichiarazione fatta al procuratore conferma la tesi che la donna abbia ucciso il suo datore di lavoro, mentre lei si processa innocente e dichiara semplicemente di non essere stata in grado di evitare un suicidio.
Per Soonho diventa fondamentale poter parlare con la ragazzina e raccogliere una testimonianza che magari possa lasciare qualche spiraglio per l'innocenza della donna.
Jiwoo però si rifiuta impaurita di parlare con lui e per Soonho non rimane altro da fare che cercare di abbattere quel muro di diffidenza che la ragazzina ha alzato verso di lui: la va a prendere a scuola, torna a casa con lei, la difende dai compagni di scuola che la bullizzano, ma lei rifiuta sempre di parlare di quello che ha visto quella sera.
