L'anguilla, metafora del ciclo della vita
Le lettere sono chiarissime e inequivocabili, circostanziate, così come quello che vedono gli occhi di Yamashita di ritorno anzitempo dalla pesca: l'adulterio della moglie, colta dal marito in palese flagranza e la tempesta di coltellate che affonda nel corpo della donna. Ma quelle lettere potrebbero non essere mai esistite , se non nella mente del marito geloso che non tollera il tradimento. La macchina da presa insozzata dal sangue che sgorga furioso dalle ferite inferte chiude il prologo di questo bellissimo lavoro di Shohei Imamura.
Un inizio duro che immerge subito nel dramma di un uomo che ritroviamo otto anni dopo in libertà condizionata sotto la sorveglianza di un bonzo, in un piccolo villaggio ai margini di una palude. In carcere Yamashita ha allevato una anguilla che di fatto è l'unico tramite che ha col mondo dei vivi.
L'animale non è scelto a caso: tutto il film vive sul ruolo metaforico dell'anguilla, che, con la sua vita circolare che la porta a nascere all'equatore e a tornare a vivere nella melma stagnante, prima di intraprendere di nuovo l'ultimo viaggio per deporre le uova, rappresenta la ciclicità della vita umana e degli eventi che la determinano.
Un inizio duro che immerge subito nel dramma di un uomo che ritroviamo otto anni dopo in libertà condizionata sotto la sorveglianza di un bonzo, in un piccolo villaggio ai margini di una palude. In carcere Yamashita ha allevato una anguilla che di fatto è l'unico tramite che ha col mondo dei vivi.
L'animale non è scelto a caso: tutto il film vive sul ruolo metaforico dell'anguilla, che, con la sua vita circolare che la porta a nascere all'equatore e a tornare a vivere nella melma stagnante, prima di intraprendere di nuovo l'ultimo viaggio per deporre le uova, rappresenta la ciclicità della vita umana e degli eventi che la determinano.
Nella vita di Yamashita compare una donna che lui salva dopo un tentato suicidio; un altro essere problematico, combattutto tra vitalità e abbandono e che trova subito nell'uomo che la prende a lavorare con sè nel salone di barbiere , un appiglio alla vita; ma lui conserva la sua diffidenza da misantropo, ancora incredulo di come abbia potuto uccidere colei che amava più di ogni cosa e conservare nelle mani il calore del corpo martoriato dalla sua rabbia cieca.