martedì 14 aprile 2020

Grazie a Dio ( Francois Ozon , 2019 )




By the Grace of God (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Vincitore dell'Orso d'Argento per il Gran Premio della Giuria alla Berlinale del 2019, l'ultima fatica di Francois Ozon, conferma quella che ormai sembra essere diventata una curiosa consuetudine: infatti, nonostante il regista parigino sia senza dubbio tra i migliori registi francesi,  non ha mai vinto non solo un premio a Cannes ma neppure incredibilmente ai Cesar, sebbene abbia collezionato una miriade di nomination, comprese svariate per Grazie a Dio; un raro caso insomma di rifiuto di applicare quello sciovinismo di cui i francesi brillano in tutti i settori.
Che Grazie a Dio sia film scomodo è fuori discussione, anche pensando alle polemiche e , secondo qualcuno , alle pressioni che da certi settori spingevano a ritardare l'uscita del film.
Grazie a Dio infatti tratta lo spinoso tema della pedofilia all'interno della Chiesa , ispirandosi in maniera molto fedele allo scandalo che sconvolse la diocesi di Lione e che portò al processo sia del parroco reo confesso che dell'arcivescovo di Lione, percorso giudiziario che al momento dell'uscita del film non era ancora terminato e da qui è facile capire da quali settori provenissero i tentativi di ritardarne l'uscita .


I fatti cui si riferisce la storia avvennero tra gli anni 80 e gli anni 90, quando i protagonisti che vediamo narrati erano dei ragazzini che frequentavano le attività della parrocchia tra cui anche i campi scout.
Alexandre ora ha una bella famiglia, con cinque figli , sorretto da una fede incrollabile; quando viene a sapere che il prete che lo molestò quando era ragazzino ancora viene tenuto in contatto con i bambini inorridisce all'idea che anche questi possano subire le stesse esperienze dolorose subite da lui e per tale motivo chiede udienza al vescovo della città il quale sin da subito mostra una certa riluttanza ad affrontare il problema, oltre tutto il reato nel caso di Alexandre è prescritto.
Ormai però la miccia è stata accesa,  e Alexandre troverà altri suoi coetanei che subirono anch'essi le molestie del prete, e, soprattutto, non vedendo alcun tipo di collaborazione e di ammissione da parte del potere ecclesiastico della città, i tre decidono di passare ad un livello superiore: coinvolgono la stampa, creano una associazione che raccoglie tutti coloro che furono molestati, smuovono insomma l'opinione pubblica, non tanto animati dall'odio per il prete pedofilo il quale oltre tutto si dichiara colpevole in quanto morbosamente malato, bensì dal disgusto per l'atteggiamento della diocesi e del suo vescovo.
Sui titoli di coda sapremo come andò il processo, conclusosi da poco con la condanna sia del prete che dell'arcivescovo, anche sull'onda delle decise prese di posizione di Papa Francesco riguardo al problema della pedofilia in seno alla Chiesa.
Attraverso dei rapidi flashback che non mostrano nulla ma lasciano capire l'atteggiamento da manipolatore del prete,  Ozon ci racconta l'esperienza dei tre protagonisti principali, tre personaggi tra loro diversi, appartenenti a classi sociali diverse, mossi da motivazioni e da rancori differenti: se Alexandre è ancora fermamente cattolico e credente, Francois è ateo convinto, mosso da un sentimento di dispregio verso le istituzione ecclesiastiche mentre invece Emmanuel è quello che sembra portarsi addosso un carico di dolore e di disagio maggiore, che segna una vita non certo brillante oscillante tra una madre affettuosa ma possessiva e una fidanzata isterica e instabile.

Il perno intorno al quale ruota tutto il film, eccessivamente e colpevolmente troppo attento a rimanere fedele ai fatti , quasi in maniera del racconto di cronaca, è l'assurdo e incomprensibile , oltre che moralmente inaccettabile, comportamento del potere arcivescovile , di non volere ammettere non solo la gravità di quanto subito dai ragazzini, ma anche il fatto di essere a conoscenza di quanto il parroco facesse e non aver fatto nulla per allontanarlo dai giovani fedeli. Il tutto appare poi ancora più assurdo alla luce delle esternazioni del Papa sull'argomento, molto dure e decise, cui si rivolge anche Alexandre in un disperato tentativo di vedere accolte le sue richieste di verità e giustizia.
Da un regista come Ozon c'era probabilmente da aspettarsi qualcosa di più soprattutto sull'aspetto del perdono, che viene trattato in maniera un po' troppo superficiale, preferendo concentrarsi , ad esempio, sull'atteggiamento delle famiglie degli allora ragazzini, che chiudevano gli occhi pur di non volere accettare la realtà terribile e non entrare in contrasto con la parrocchia e l'autorità ecclesiastica in genere (erano gli anni 80-90, epoca in cui il problema della pedofilia nella chiesa non era stato ancora affrontato di petto) ; quindi mentre Francesco diceva ." Bisogna fare luce sulle terribili oscurità della Chiesa", nella diocesi di Lione si continuava a mentire e a minimizzare e mentre il Papa portava a trenta anni il limite per la prescrizione del reato , l'arcivescovo di Lione si permetteva di affermare che "grazie a Dio molte delle molestia di cui è accusato il parroco sono prescritte" dimostrando una raccapricciante sensibilità oltre che un patetico attaccamento alla ragion di stato.
Il trauma subito dai protagonisti, seppur in maniera diversa , pesa sulle loro esistenze, per non parlare di molti altri che non hanno trovato il coraggio o che hanno preferito non riesumare dal passato eventi così dolorosi, un trauma che l'atteggiamento del potere vescovile rigenera in maniera continua, facendo quasi passare in secondo piano il colpevole materiale degli abusi al punto che uno delle vittime afferma in maniera categorica: " Io non voglio che sia giudicato un uomo, ma una istituzione."
Se Ozon non calca la mano come avrebbe dovuto fare , e come sa fare benissimo, è perchè probabilmente sceglie una prospettiva diversa attraverso cui inquadrare i personaggi , indagando sulla fede, sul peso del trauma e sull'atteggiamento delle famiglie e raccontandoci delle vite che rimangono segnate nell'intimo in maniera indelebile e traumatica.
Grazie a Dio è film che presente aspetti indubbiamente belli, soprattutto per lo stile asciutto del racconto senza enfasi o , peggio, senza la volontà di giudicare in maniera superficiale; d'altronde però c'è più di qualcosa che non convince, a cominciare dalla scelta di rimanere troppo legato ai fatti di cronaca, quasi a preservare una credibilità narrativa rassicurante.
Melvil Poupaud ( Alexandre) , Denis Menochet ( Francois) e Swann Arlaud ( Emmanuel ) offrono tre prestazioni convincenti, riuscendo a dare un profilo netto, ben delineato ai loro personaggi e ai loro ricordi bui.

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