lunedì 13 gennaio 2014

It doesn't hurt me ( Aleksei Balabanov , 2006 )

Giudizio: 8.5/10

Mamy Blue, famosa canzone degli anni 70, inno delle inquietudini giovanili dell'epoca post sessantottesca è il tessuto connettivo musicale che quasi ossessivamente tiene unito il racconto Balabanoviano di una gioventù russa sognatrice romantica e disperata. 
It doesnt hurt me è il più atipico, formalmente, tra i lavori del grande regista russo, il racconto di una generazione popolata da eroi dostoevskiani, un po' Sturm und Drang , un po' poeti in stile Baudelaire con vite da avvinazzati, sognatori e dolorosamente romantici, nei quali arde il fuoco sacro dell'eroismo cameratesco e del dramma.
Dietro al racconto del gruppo di architetti, designer e arredatori alla ricerca di un lavoro che gli porti l'unica cosa che manca alla loro vita vissuta con pienezza, il denaro, si nasconde un magnifico ritratto di una gioventù votata all'edonismo romantico e sognatore alle prese con l'amore , con l'inquietudine e con la forza dell'amicizia.

Persino il personaggio di Tata, donna fragile alla ricerca della realizzazione degli ultimi sogni della sua vita , c'è una grandiosa gioia di vita, anche quando questa sfugge inesorabilmente.
Il finale toccante ed emozionante nella sua leggerezza e nel suo dramma mette insieme tutti i personaggi che a loro modo hanno inseguito  l'ideale romantico: il giovane innamorato, la sua ragazza con la quale l'amore nasce quasi per caso ed in modo grottesco, il medico beone che cerca la gioventù, l'amico soldato in congedo che medita la vendetta e si nutre però di grandi slanci, il muratore che sogna la dacia su un pezzetto di terra russa .
L'atipicità di It doesnt hurt me sta in questo ripiegare su tematiche universali tratteggiate con la mano profondamente russa di Aleksei Balabanov, niente oligarchi nè eroi con la pistola in mano, niente soldati in guerra nè mafiosi russi ma   storie ordinarie nelle quali però arde il fuoco della passione, raccontate con la consueta maestria  e se , all'apparenza tutto sembra così lontano da Brat ad esempio, ma anche da Cargo che seguirà a questo, la grandezza narrativa di Balabanov emerge in maniera purissima, regalandoci uno dei suoi lavori più belli.
A ben vedere, la leggiadria che aleggia su tutto il racconto, non riesce a nascondere il dolore profondo delle aspirazioni incompiute che lascia questo film grazie ad una storia che possiede una forza straripante e che Balabanov racconta usando il fioretto e la sciabola.
Ogni film del Maestro russo riesce a regalarci qualcosa di grande e It doesnt hurt me non viene meno a questa regola; quale altro regista riesce sempre, in ogni lavoro e con ogni forma di racconto, a suscitare sentimenti e ammirazione come sa fare il compianto regista russo?

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