lunedì 12 novembre 2012

Alì ha gli occhi azzurri ( Claudio Giovannesi , 2012 )

Giudizio: 4.5/10
Extracomunitari di seconda generazione

Opera seconda per Claudio Giovannesi, presentata al Festival di Roma che come il precedente lavoro, affronta (o almeno cerca di farlo) il problema dell'integrazione degli immigrati.
Qui il protagonista è un ragazzotto di origini egiziane, appartenente a quella seconda generazione di nati in Italia da genitori extracomunitari,che seguiamo nell'arco di una settimana  in una sorta di diario audiovisivo.
Ambientato in una Ostia livida che rimanda a luoghi tragicamente pasoliniani, Nader ha le sue amicizie, la ragazza italiana, i suoi guai in famiglia e quelli in strada , in perfetto stile da ragazzo di vita.

La sua integrazione è completa, parla romanaccio, si comporta da coattello, si caccia nei guai col suo compare ma soprattutto si scontra con una famiglia che lo vorrebbe più dedito alle leggi coraniche: purtroppo questo, che sarebbe stato l'aspetto più interessante del film viene solamente sfiorato in poche circostanze, preferendo il regista instradare il racconto sul solito tema del disagio giovanilistico condito dalla consueta dose di pseudoromanità di cui francamente si cominciano avere le scatole piene ( detto da un romano…); è questo un pericoloso prototipo trasversale del mondo dello spettacolo in genere che si affida su una gergalità colorita e che ha ormai soppiantato il modello partenopeo di un tempo.
Al di là del curioso anti-integrazionismo che anima la famiglia di extra comunitari e le accennate tensioni tra le varie etnie, l'aspetto sociale francamente è più che superficiale e non offre spunti nuovi ed interessanti , lenti a contatto color blue che indossa il protagonista a parte.
Nader vive il suo amletico dubbio tra l'osservare i voleri della famiglia e il seguire il suo spirito di liberazione incarnato dal rapporto amoroso con la giovane fidanzata, fortemente osteggiato dai genitori e solo in un finale che riscatta un minimo il film il nodo si scoglie.
L'eco pasoliniana si sente forte e chiara, ma nel suo complesso il film è troppo ridondante di ovvietà e di situazioni stantie e finisce col disperdere quel poco di buone che potrebbe esprimere, il tutto nonostante la spontanea prova dei due giovani protagonisti.
Purtroppo ancora un classico esempio dell'incapacità del cinema del cinema italiano di uscire da pericolosi binari fatti di ovvietà e di idee latitanti. 

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