sabato 5 aprile 2014

The Monkey King / 西游记之大闹天宫 ( Soi Cheang Pou-Soi / 鄭保瑞 , 2014 )

Giudizio: 6/10

Correva l'anno 2010 , quando un gruppo di società di produzione cinesi diede il via all'idea di portare sullo schermo la storia del Re Scimmia, uno dei personaggi mitologici più famosi della cultura popolare, protagonista di Journey to the West, opera  dell'epoca Ming che appartiene al gruppo dei Classici della letteratura e che spesso è stata fonte di ispirazione nel panorama cinematografico cinese.
Col tempo si è deciso di farne anche una versione in 3D per la quale sono state chiamate in causa crew hollywoodiane e , in tempo per il Capodanno Lunare, il film ha visto la luce nelle sale, risultando da subito un impressionante successo commerciale.
Da questo punto di vista il film è inattaccabile: grande spettacolarità, protagonisti di grande richiamo, lavoro commercialmente perfetto o quasi; per far ciò però la sceneggiatura, cui ha lavorato il compianto Szeto Kam-Yuen, pur rimanendo abbastanza fedele al testo letterario, ha evitato tutte le implicazioni religiose, morali e filosofiche che in esso sono contenute per farne uno spettacolo di pura fantasy in grande stile, adatto a grandi e piccini in vena di mirabilie.

La storia si concentra su quel piccolo segmento di Journey to the West in cui si narrano le vicende di Monkey King , che diverrà in seguito uno dei protagonisti al seguito del monaco Tang Sanzang alla ricerca delle sacre scritture.
La nascita di Monkey King che avviene dalla pioggia di cristalli della dea Nuwa, la sua educazione da parte del discepolo di Buddha , il maestro Puti, il popolo di scimmie che lo elegge suo monarca, l'Imperatore di Giada che lo chiama a Palazzo in Paradiso, la rivolta dello Scimmiotto , manovrato dai demoni , alla ricerca della conquista del Paradiso dal quale sono stati cacciati, la punizione di Buddha che lo imprigionerà nella Montagna delle Cinque Dita per 500 anni; questi i momenti della storia che Soi Cheang mette insieme presentandoci sempre il protagonista come un simpatico ed indisciplinato zuzzurellone un po' allergico alla autorità e sempre pronto a seguire i suoi impulsi, lettura sicuramente più rassicurante e soprattutto più semplice del personaggio, evitando aspetti e interpretazioni del testo originale che siano troppo impegnativi e profondi.
Ma la grandezza di Journey to the West sta proprio in questa molteplicità di chiavi di lettura: il romanzo non a caso è studiato sin dalle scuole inferiori in Cina e vicevresa, ancora oggi, è oggetto di studi letterari e filologici, proprio a dimostrazione della sua amplissima gamma di livelli di lettura.
The Monkey King si adagia , come detto, su toni semplici, che permettono al film di essere un caleidoscopico racconto fantasy al pieno servizio della tecnologia e già il raffronto col recente Journey to the West: Conquering the Demons di Stephen Chow risulta arduo, essendo quest'ultimo molto più profondo nella lettura.
Va anche detto che Soi Cheang non è Tsui Hark, in cui fantasy, racconto e tecnologia, si fondono in maniera armoniosa e mirabile, per cui The Monkey King si configura come una ottima operazione commerciale di facile fruizione in cui l'aspetto spettacolare ha il totale controllo del film.
Persino la comprovata bravura di Donnie Yen come Action Director  stenta ad emergere, visto che di combattimenti di tipo canonico ce ne sono ben pochi.
Insomma The Monkey King è lavoro che merita la visione spensierata, magnificata dal 3D senza dubbio, ma che sui contenuti è abbastanza carente: la descrizione dell'Olimpo tradizionale orientale è indubbiamente ben fatta, le corrispondenze antropomorfe delle varie divinità, spiriti e demoni è divertente e ricca di fantasia, la prova di Donnie Yen richiede molta fede per esser apprezzata, visto che l'attore è praticamente irriconoscibile, quella di Aaron Kwok nei panni del Demone Bufalo è intrigante e accenna appena all'amore tra demoni e divinità e quella di Peter Ho nei panni di Erlang Shen è senza dubbio la più valida, ma alla fine cercare altro risulterebbe operazione difficile e deludente; quindi godiamoci la grande spettacolarità del film e aspettiamo l'arrivo del sequel, potrebbero essere infiniti volendo, di cui si sa già che il ruolo del monaco Tang Sanzang è stato assegnato niente meno che a Louis Koo.

2 commenti:

  1. Non ho il coraggio di vederlo, e spero sempre che per Soi Cheang questa sia una minuscola parentesi e che presto ritorni sui suoi binari noir... :)

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  2. L'importante è non aspettarsi molto: come fantasy ipertecnologico ha ragione di esistere; per il resto inutile cercarvi altro.

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