giovedì 8 gennaio 2015

Blind Massage / 推拿 ( Lou Ye / 娄烨 , 2014 )

Giudizio: 8/10

L'ultimo lavoro del regista cinese Lou Ye, sempre più francese d'adozione, ha il suo riferimento letterario nel romanzo I Maestri di Tuina di Bi Feiyu , uno tra i letterati contemporanei  più importanti della Cina, vincitore di numerosi Premi sia in patria che all'estero dove i suoi lavori sono stati tradotti in svariate lingue.
Il riferimento , quindi, è piuttosto impegnativo, anche perchè l'opera di Bi Feiyu si presta a molteplici letture , prima tra tutte quella di esplorare il mondo dell'handicap visivo che crea una sorta di sovrastruttura esistenziale nella quale trova spazio il talento per il massaggio cinese.
Lou Ye però sgombra repentinamente il campo nella sua opera: l'aspetto dell'handicap diviene ben presto assolutamente marginale, solo le immagini sfocate, a volte, vogliono ricordare la condizione vissuta dai ciechi; viceversa è il magma sensoriale che anima i protagonisti, quasi tutti ciechi, il vero cuore del racconto.
La storia è filtrata attraverso il giovane Ma, rimasto cieco dopo un incidente di macchina in tenera età, il quale vive la sua condizione dapprima con disperazione e poi grazie alle scuole specializzate e al lavoro quasi con calma rassegnazione.

Tutto il racconto ruota intorno ad un centro di massaggi a Nanchino, dove la quasi totalità dei lavoratori sono ciechi, compreso il proprietario: un microcosmo fatto di storie personali, di amori, di dramma, di delusioni, di speranza e soprattutto di esaltazione dei sensi.
Ecco quindi che le piccole e grandi storie private trovano nel toccarsi, nel parlare e nell'ascoltarsi, nell'odorarsi il loro linguaggio comune, un uragano di sensi nei quali si insinua il concetto di bellezza e di pulsione; spesso sentiamo le ragazze del centro di massaggi chiedere "mi trova bella?" ai loro colleghi maschi, quasi che la perdita della vista, per qualcuno addirittura la privazione sin dalla nascita, imponga una spasmodica ricerca della definizione di bellezza diversa, mediata da altri sensi e da altre coordinate.
Al fondo delle piccole storie c'è sempre la ricerca di una felicità che la mancanza della vista non può precludere in maniera definitiva; ma dall'altra parte ci sono tutte le normali dinamiche che osserviamo nei rapporti umani in genere: essere ipovedente non salva dalla gelosia e dalla cattiveria, dalla sopraffazione e dalla violenza; in questo Lou Ye riesce alla perfezione a rimuovere l'aspetto pietistico ed ipocrita in favore di una nuova dimensione dei sensi e delle pulsioni.
La storia di Ma che si innamora di una prostituta che lavora in un bordello vicino al centro massaggi è quella che più di ogni altra sposta il racconto sul piano della ricerca di un nuovo linguaggio corporale che unisca le solitudini ed il finale in cui, in seguito alla chiusura del centro, assistiamo ad una diaspora dei maestri di tuina regala una frammentazione di un piccolo mondo che però vuole vivere con le stesse regole del mondo in cui esiste la luce.
La regia di Lou Ye è magistrale, plasmando il racconto con giochi cromatici e sfumature e con frequenti divagazioni sul ruolo del fato che essendo cieco si presta a insinuanti similitudini; lo sfocare l'immagine in numerosi frangenti del film inizialmente forse infastidisce, ma poi scopriamo che è pienamente propedeutico al nostro calarsi nel mondo dei ciechi.
Una parte degli attori sono realmente persone ipovedenti e la loro interpretazione lascia il segno in quanto a spontaneità e sorprendente bravura; accanto a loro anche gli attori che ciechi non sono ,Qin Hao su tutti, all'ennesima prova convincente, Mei Ting e Huang Lu, dimostrano grande impegno nel calarsi con efficacia nella condizione dei loro personaggi.
Insomma Lou Ye abbandona per una volta quel cinema fatto di noir ,di mistero , di ossessioni e di amori poco convenzionali in favore di un'opera in cui però il suo osservare l'animo umano e descriverne la sua impulsività è ben presente, lasciando una inconfondibile firma sotto un film bello ed emozionante.

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