venerdì 9 gennaio 2015

No Tears for the Dead ( Lee Jeong-beom , 2014 )

Giudizio: 6/10

Quattro anni sono passati da quando The Man from nowhere sbancò il botteghino coreano con presenze ed incassi da capogiro ,  confermando le aspettative che il regista Lee Jeong-beom aveva lasciato intuire nel suo film d'esordio; con No Tears for the Dead il regista coreano riprende alcune delle tematiche utilizzate nel precedente lavoro, costruendo un action movie truce a sufficienza nel quale cerca di incastonare momenti da intimismo gangsteristico che sembrano avere come modelli certi personaggi del cinema HKese degli anni 90.
L'inizio del film ad esempio sembra proprio voler quasi sommessamente citare  il The Killer di John Woo ed anche la figura del protagonista risente profondamente dell'immagine a metà tra il maledetto e lo sporcamente romantico di certi eroi di Hong Kong.
Le similitudini con il precedente lavoro, che pure conteneva già questo richiamo al cinema d'azione HKese, sono molteplici: là la bambina era una via di fuga per il killer ed il legame che si creava era tutto nella solitudine e nella sovrapposizione dei drammi personali; in No Tears for the Dead la figura della ragazzina è una specie di fantasma sempre presente verso il quale oltre che il rimorso il protagonista prova anche un senso di comunanza a causa di suoi tristi trascorsi infantili.
Gon infatti è un killer spietato, infallibile che vediamo in azione nella prima scena del film , dove in un locale fa fuori senza nessun problema un gruppo di persone in procinto di piazzare il colpo finanziario della loro vita, peccato che anche i killer sbaglino e inconsapevolmente ammazza anche una ragazzina figlia di uno dei malfattori che si trovava nel locale.
La figura della bambina perseguiterà Gon per sempre, creando anche qui quel legame che già in The Man from nowhere avevamo visto; ma il gioco diverrà intollerabile allorquando il mandante, un boss delle Triadi cinesi, gli affiderà il compito di completare l'opera ammazando la madre della ragazzina, una consulente finanziaria che suo malgrado si ritrova invischiata a causa del marito nello sporco affare.
Gon vorrebbe mollare tutto, il rimorso e la stanchezza lo opprimono, ma non può tirarsi indietro da questo lavoro, anche perchè per lui è l'ultima possibilità di redimersi: lui che da ragazzino aveva lasciato la Corea per andare in America seguendo una madre scellerata e che faceva di tutto per levarselo di torno e alla quale lui invece era legato in maniera morbosa e che alla fine riuscirà in modo drammatico nell'intento, lasciandolo abbandonato in mezzo al deserto.
Fintanto che il film si muove negli angusti spazi intimistici ha il suo indubbio valore: la figura di Gon è ben tratteggiata, il suo passato è ben raccontato col giusto grado di drammaticità e di nostalgia, anche il suo nascosto ma fortissimo anelito alla redenzione per dare un colpo di spugna alla sua esistenza regge in piedi la storia in molti momenti, il racconto della totale assenza di etica morale in presenza dello sporco denaro è efficace; laddove No Tears for the Dead invece fallisce è proprio nell'azione: troppo lunga e quasi noiosa la scena finale, troppi luoghi comuni sparsi qua e là (il gruppo di killer cui Gon appartiene ad esempio sembra uscito fuori dal peggior action movie americano) e anche le scene quasi tarantiniane tra sangue ad elettroliti e violenze varie sembra qui francamente troppo artefatto.
Complessivamente la pellicola soffre troppo di queste due anime che possiede, quella intimistica e quella da racconto di azione: quando la prima prevale, in un contesto buio e greve, momenti belli ci sono, ma nel momento in cui il film vuole mostrare la sua faccia frenetica e cattiva scade non poco.
Rispetto a The Man from nowhere , con cui condivide molti aspetti, questo sembra un passo indietro: qualcosa di buono sviluppato troppo poco e qualcosa di poco convincente che invece la tira un po' troppo per le lunghe.

1 commento:

  1. A disptto del titolo io l'ho trovato un po' troppo ... lacrimoso

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