giovedì 13 ottobre 2011

The sorcerer and the White Snake ( Ching Siu-tung , 2011 )

Giudizio: 5.5/10
Serpentelli, amore impossibile e fato

E' l'ennesima trasposizione cinematografica di una delle leggende cinesi più note, quella del Serpente Bianco, l'ultimo lavoro di Ching Siu-tung, e l'occhio e il cuore degli amanti del genere non può non andare a Green Snake del grande Tsui Hark, che da quel testo traeva egualmente ispirazione per un lavoro che, seppur non memorabile e assolutamente imperfetto, rimane però un punto fermo nella filmografia del genere.
Quindi non deve stupire l'inevitabile paragone con l'opera precedente, sebbene sia questo esercizio sempre da evitare quando possibile.
ChingSiu-tung, va detto, rielabora la struttura del racconto piegandola pesantemente alle mirabilie delle tecnologie computerizzate e al digitale che consentono prodigi stupefacenti che riempiono lo schermo; così facendo però lima troppo l'aspetto morale e melò, lasciando quel senso di stupefatto e fantastico stordimento relegato solo ai momenti di trionfo tecnologico.

La vicenda ricalca il canovaccio classico del racconto a metà tra storia di fantasmi e demoni, ordine morale e fato, amore impossibile e tragico ed epica dei sentimenti in cui la serpentella bianca si innamora del povero erborista quasi a volere sfidare il suo status di immortale algida e libera da pene sentimentali, la serpentella verde concupisce il giovane monaco novizio ben presto trasformato in un demone che però mantiene la sua fedeltà al suo mestro e ai suoi fratelli, il monaco acchiappademoni corre vola salta e si scapicolla alla perenne ricerca dei demoni da catturare e recludere in una pagoda in cima alla montagna.
Quando il monaco, apparentemente insensibile al dramma d'amore della serpentella bianca decide di rimettere le cose al loro posto secondo il principio che non si può andare contro all'ordine delle cose precostituite e già disegnate, si scatena il putiferio finale, in cui le forze del bene e del male si incrociano perdendo i loro connotati così netti e ponendo una seria riflessione su cosa è giusto e sul concetto di amore come forza che travalica gli steccati.
Su tutto, naturalmente, domina il destino che , ben sappiamo, non è modificabile in alcun modo e che non si piega certo al tormento amoroso di un demone con voglie di umanizzazione e di un giovane che ancora alla fine della storia non ha ben capito cosa sia successo.
Se è vero che il film si avvale di un buon impatto visivo che tende sempre a enfatizzare lo stupore e la meraviglia, è altrettanto vero però che la storia si tiene in piedi con parecchie difficoltà, raccontata a volte con canoni che sembrano usciti dal Titanic di Cameron, in cui a momenti di ritmo brillante e sostenuto fanno seguito, soprattutto nella parte centrale, lunghe pause riempite da musiche che rimandano più al drammone americano che alla cultura cinese.
Il film insomma ha le sue qualità, ma possiede anche numerosi e grossi difetti, e se il cast tutto sommato se la cava abbastanza bene, non si può non ritornare con la mente al lavoro di Tsui Hark in cui anche grazie all'accoppiata-rettile Maggie Cheung e Joey Wong, ironia, sensualità e melo donavano altro spessore al film.
Jet Li, forse perchè in un ruolo tutto sommato un po' defilato, non offre certo la sua migliore interpretazione, di ben altro spessore ci era apparso in Ocean Heaven, mentre l'accoppiata di serpentelli Charlene Choi ed Eva Huang  sa ben sfruttare la sua avvenenza. Non convincente neppure Raymond Lam nel ruolo del povero erborista che troppo spesso appare estraneo agli eventi, molto più di quanto la sua parte imponga. Molto bravo invece Wen Zhang nella parte del monaco novizio assistente di Jet Li.

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