martedì 19 giugno 2012

Cell phone / 手机 ( Feng XiaoGang / 冯小刚 , 2003 )

Giudizio: 6/10
Maledetti telefoni cellulari

Maestro indiscusso del cinema commerciale cinese, anche con Cell phone, lavoro del 2003, Feng XiaoGang fece incetta di premi e nomination in vari festival oltre che risultare il più grande incasso della stagione cinematografica in Cina.
Vero che il regista viene considerato in partia, alla stregua di Zhang Yimou, come una sorta di traghettatore della cinematografia cinese dai lidi della vecchia scuola ancora indissolubilmente legata al cinema di scuola sovietica alla modernità, però appare abbastanza inspiegabile il successo che puntualmente riscuote a vari livelli, considerata la qualità media dei suoi lavori.
Sicuramente convince più questo Cell phone che il ruffiano e lacrimoso Aftershock ad esempio, approdo ultimo del cinema ipercommerciale di Feng, il quale comunque è senz'altro un bravo mestierante in quanto il suo lavoro lo conosce più che bene.

Prendendo spunto da una novella il cui autore funge anche da sceneggiatore, l'idea di partenza del film è originale: all'alba del terzo millenio il telefono cellulare, lungi dall'essere un ausilio tecnologico, diventa una sorta di oggetto maledetto (giusta premessa visto quello che diventerà negli anni seguenti la telefonia mobile) che invece di migliorare la vita è capace di distruggerla inesorabilmente, presupposto che viene anche sottolineato con forza in un prologo ambientato 20 anni prima in una Cina rurale dove fare una telefonata era la cosa più difficile da compiere.
A fare le spese dell'oggetto del demonio, tanto agognato quanto poi maledetto, è Yan, volto noto della TV: bella macchina, casa accogliente, una moglie devota, un pubblico sempre attento alle sue teleprediche, tante ammiratrici ammaliate, brandisce il suo cellulare con orgoglio e con grande attenzione per non lasciare tracce delle sue scappatelle; siccome , prima o poi , l'errore lo fanno tutti, è inevitabile, quando il prezioso oggetto finisce tra le mani della moglie, che gli inghippi vengano in superficie.
Ma non solo con la moglie: anche con l'amante,con la nuova donna che vorrebbe sposare dopo che la moglie lo ha lasciato, coi colleghi di lavoro il telefono cellulare diventa una trappola mortale dalla quale si può uscire annientati su tutti i fronti e questo Yan lo proverà in maniera completa.
Ma è il telefono il problema oppure una società che paga con l'incomunicabilità e con l'autismo affettivo i grandi cambiamenti verso la modernità?
Qui Feng inciampa clamorosamente: retorica antimoderna a fiumi, mancanza di ironia e di un pizzico di cattiveria che non avrebbe guastato, derive da commedia brillante alternati a pseudoriflessioni verbose e non bastano alcuni momenti divertenti e ben costruiti in ambientazioni ben strutturate a tenere alto il ritmo narrativo che spesso si perde in momenti di completa abulia; il tema centrale rimane sospeso, quasi messo da parte per far posto a digressioni filosofiche su quella che era la Cina contadina rispetto a quella moderna e urbanizzata e sulle bugie e i mentitori cronici.
A salvare il film nel complesso ci pensano gli attori che offrono prove convincenti, a partire da una luminosa e giovane Fan BingBing al primo grande successo personale che le aprirà definitivamente la carriera, per passare attraverso Ge You, nel ruolo di Yan, personaggio non certo simpatico, per finire a Xu Fan, altra vittima del bugiardo protagonista.


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