sabato 30 giugno 2012

The road home / 我的父亲母亲 ( Zhang Yimou / 张艺谋 , 1999 )

Giudizio: 9/10
La forza del ricordo

Con The road home Zhang Yimou chiuse quello che a tutt'oggi va considerato come il decennio d'oro della sua produzione cinematografica, lavoro che gli consentì di raggiungere un altro importante riconoscimento internazionale alla Berlinale, dopo che l'anno prima Venezia gli aveva assegnato il Leone d'oro per No one less.
I due film fanno quasi parte di un unico corpus narrativo, così legati come sono alla descrizione delle tradizioni e delle problematiche sociali della Cina rurale post maoista.
The road home, tratto da una novella di Bao Shi, che funge anche da sceneggiatore, è un racconto intriso di romanticismo drammatico, di ricordi e di storie personali che si allungano per quaranta anni a partire dalla fine degli anni 50, quando sboccia l'amore tra la giovane Zhao Di (una radiosa ed esordiente Zhang Ziyi) e il nuovo maestro inviato dalla città nel villaggio tra le montagne, storia tribolata e osteggiata indirettamente dalle autorità politiche.

Il racconto di questo amore totalizzante viene narrato dal figlio della coppia, che torna al villaggio per la morte del padre e che si vede costretto a dovere accettare i desideri della madre sul rito funebre che deve essere rispettoso delle antiche tradizioni: il morto dovrà tornare al villaggio dalla città portato a spalle, per ripercorrere quella strada che porta a casa, che tante volte sarà al centro della storia, e per essere accompagnato nella sua dimora perenne.
Con l'inizio del racconto riportato a quaranta anni prima, il bianco e nero algido e tagliente con cui inizia il film diventa un colore luminoso nel quale si espleta il trionfo di un paesaggio bellissimo e di una comunità fiera delle sue tradizioni che fa da sfondo ad una storia d'amore fatta di sguardi e sorrisi, di lacrime e di dolore, in cui si insinua una sottile vena nostalgica.
Ed è proprio la forza della rimembranza che permette al figlio narratore di convincersi che la tradizione ancestrale va rispettata per onorare la memoria del padre, che ha dedicato tutta la sua vita all'istruzione dei ragazzini del villaggio che non hanno dimenticato il vecchio insegnante neppure dopo tanti anni, pronti ad onorarlo come prevede l'usanza locale.
Attento e preciso, quasi fosse uno studio etnologico, il regista racconta con dovizia di particolari , a volte quasi divertiti, la vita di una comunità rurale e si sofferma su quella che è una storia "rivoluzionaria": un amore ed un matrimonio non combinato, come era usanza all'epoca, sbocciato tra melodiose lezioni scolastiche cui assiste quasi con pudore tutto il paese e sguardi sfuggenti, l'importanza dell'educazione scolastica che di lì a poco, con il fiorire della Rivoluzione Culturale, spazzerà via intere generazioni abbrutite nell'analfabetismo utopico e il ricordare il passato per costruire il futuro.
La storia d'amore e la vita della giovane e del maestro diventa quindi l'emblema di un paese che passa attraverso eventi storici devastanti e che trova la forza nella tradizione e nel rispetto dei valori universali per poter approdare ad un futuro che sul finire degli anni novanta già lasciava intravedere la costruzione della nuova Cina.
Quanto questo lavoro di Zhang Yimou sia politicamente corretto (o scorretto) non è facile da valutare: di certo il regista sembra voler incoraggiare il guardare avanti con ottimismo, dopo avere guardato alle spalle le macerie e la tragedia che ha percorso il paese, concetto ideologico sul quale la classe dirigente cinese ha inteso costruire il nuovo futuro per il paese, ma soprattutto, quello che emerge e che taglia di netto col passato storico, è il volere porre al centro del suo sguardo l'individuo nella sua interezza umana, restituendo quella dignità che il passato recente aveva calpestato.
The road home, grazie ad autentici momenti poetici che commuovono nella loro sentita semplicità, va considerato senz'altro come uno dei punti più alti della carriera cinematografica di Zhang Yimou proprio per la sua ostinata ricerca di un umanismo che sia al contempo riparatore e affermazione della centralità individuale.
Nello splendore dei suoi venti anni, Zhang Ziyi da il via ad una carriera formidabile: esordio sotto l'ala protettrice di un grande maestro cui la giovane attrice regala una interpretazione spontanea e ricca di pathos, in cui la sola forza dello sguardo, del sorriso e delle lacrime regalano momenti di altissimo Cinema.


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