lunedì 6 marzo 2017

Journey to the Shore ( Kurosawa Kiyoshi , 2015 )




Journey to the Shore (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Incastonato tra la sperimentazione thrilleristica di The Seventh Code e il ritorno deciso all'horror-thriller più tipicamente personale di Creepy , Journey to the Shore, film del 2015 di Kurosawa Kiyoshi si presenta come una divagazione romantico-sentimentale sui temi cari al regista giapponese: niente salti sulla sieda o situazioni angoscianti però, piuttosto una atmosfera placida e tranquilla nella quale si muovono le storie di vivi e di morti-non-morti lungo quel labile confine che divide i due mondi e che affascina tanto Kurosawa.
Mizuki ha perso il marito da tre anni, scomparso in mare al culmine di una situazione di malessere esistenziale; una sera, di punto in bianco l'uomo, Yusuke, ricompare alla moglie, come se tornasse da un lungo viaggio; lei quasi per nulla sconvolta dalla comparsa dell'amato fantasma accetta di buon grado di fare un viaggio con Yusuke che vuole mostrarle le persone con le quali si è già incontrato lungo il viaggio di andata e ritorno compiuto.


Le persone che Yusuke torna a fare visita sembrano avere tutte qualche conto in sospeso che impedisce loro di poter finalmente raggiungere il regno dei morti: scopo del viaggio dei due è aiutarle a ritrovare la giusta strada superando sensi di colpa, rimorsi, dolore per i legami recisi; il vecchio venditore di giornale che in vita maltrattava la moglie, la donna del ristorante che rimproverava la sorellina gravemente malata, la donna che non riesce a staccarsi dal ricordo del marito morto.
Ma nel viaggio gli stessi Mizuki e Yusuke hanno qualcosa da farsi perdonare vicendevolmente in un rapporto che forse tutte rose e fiori non era.
Non è difficile capire da una sinossi seppur scarna che siamo di fronte ad un lavoro che si discosta di molto dai consueti canoni di Kurosawa: la tensione, l'angoscia e lo sgomento lasciano il posto ad un racconto dai toni pacati, tranquilli, assecondati e anzi alimentati da una ambientazione agreste, soprattutto nella seconda parte, che ben si coniuga con le atmosfere scelte dal regista; ma al di là di questo aspetto esteriore e formale, Kurosawa non rinuncia a molti dei suoi capisaldi narrativi: il vagare delle anime in cerca di una soluzione dei loro conflitti, quel mondo sospeso che si trova a cavallo tra la vita e la morte che funge da comunicazione tra chi ha lasciato la terra lasciando dietro sè lutti e dolore e chi invece non trova nella elaborazione il superamento del lutto e della perdita.
Il tono complessivo del film fa apparire il tutto meno carico di spiritualità e di riferimenti filosofico-religiosi, il continuo interagire tra anime dei morti ritornate carne e coloro che ne piangono l'assenza carichi spesso di rimorsi rimane sempre ad un livello in cui è il sentimento, quando non proprio il romanticismo, ad emergere maggiormente.
Anche laddove il film sembra , per un attimo, abbracciare situazioni più misteriose facendo ritrovare Mizuki di fronte ad una cascata che la gente del posto considera l'ingresso al regno dei morti, il tono appare più consono ad una elegia bucolica che ad un horror.
Il viaggio alla fine non sarà un gesto di altruismo e di solidarietà solamente: attraverso esso infatti Mizuki e Yususke ritroveranno anche quel contatto  fisico e carnale che altrimenti sarebbe precluso, proprio a dimostrare la sottigliezza di quella linea che separa la vita dalla morte.
In un discorso che Yusuke compie davanti ai contadini del villaggio in cui ha soggiornato la coppia, troviamo anche una semplice, forse banale, ma efficace chiosa filosofica: l'universo è un insieme di tante piccole particelle, talmente piccole e vuote da essere come uno zero, che si muovono e danno vita all'armonia dell'universo stesso; la teoria della relatività insomma applicata alle relazioni umane.
Se formalmente Journey to the Shore, liberamente tratto dal romanzo omonimo di Yumoto Kazumi, si adagia sulla consueta maestria alle regia di Kurosawa, dal punto di vista narrativo sembra essere un po' troppo monocorde, a volte addirittura forzato nel suo lirismo sentimentale che nelle mani del regista, che ci abituato a ben altre atmosfere, comunque presenta un qualcosa che gli regala un certo fascino
Buono l'affiatamento della coppia scelta da Kurosawa come interpreti: Fukatsu Eri e Asano Tadanobu riescono con efficacia a descrivere la tensione sentimentale che scorre tra i due personaggi.

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