venerdì 22 aprile 2011

The blood brothers ( Chang Cheh , 1973 )

Giudizio: 8/10
Ambizione, fratellanza e il diavolo-donna


Chang Cheh è stato uno dei più importanti registi cinesi dell'epoca d'oro dei film con tema le arti marziali, dapprima il più tradizionale wuxia, quindi il kung fu, che lo ha imposto come tra i più profilici autori degli anni 70.
The blood brothers è probabilmente uno dei lavori più conosciuti e più belli, ricco come è di quello spirito cinematografico che ha indelebilmente segnato la storia del panorama HKese e non solo.
In un certo senso è anche un lavoro sui generis, che si discosta dai consueti canoni legati ai film di kung fu, in quanto è pervaso da un certo lirismo e da una riflessione su alcune tematiche che spesso sono accennate nelle pellicole del genere.
Il patto di sangue che lega i due fratelli Wen e Huang, banditi nomadi, al più istruito e colto Ma Xinyi, inizialmente preda delle loro scorribande, si base su un senso dell'onore e del coraggio che unisce i tre personaggi alla ricerca di una esistenza più agiata.

Xinyi, grazie alla sua smisurata ambizione diviene generale imperiale e unisce a sè gli altri due fratelli e le loro truppe di ex banditi nell'esercito; la gloria sembra cadere a pioggia sui tre, nonostante il nuovo ruolo assunto da Xinyi imponga una certa alterigia anche verso i suoi due compari; ma come dice Wen durante la ricostruzione degli eventi a ritroso, che funge da piano narrativo, il diavolo ci mette lo zampino e naturalmente non può che avere il volto di Mi Lan la bella moglie di Huang , innamoratasi quasi a prima vista di Xinyi e che finalmente anni dopo riesce a concretizzare questa passione.
Il finale drammatico e spietato sta tutto nel volto rigato dalle lacrime di Mi Lan inconsapevole causa della tragedia, lei che tutto sommato voleva solo una vita più all'altezza delle sue aspirazioni.
E' un film d'amore e di amicizia virile, di misoginia che viene dai deserti del far west, di onore e vendetta, di ambizione smodata che distrugge ogni cosa., ed è naturalemnte , un film di combattimenti che non costituiscono però il piatto forte, girati in maniera fin troppo classica e scolastica, coreograficamente puliti ma senza genialità ed incastonati in un racconto che sembra rivolgere maggiormente lo sguardo alle passioni e ai sentimenti, centrando in pieno il risultato, grazie ad un lavoro in cui il pathos, spesso con sorpendente semplicità ed ingenuità descritto, abbonda.
I temi della ambizione e del potere sembrano essere quelli che Chang Cheh ha più a cuore e che si incrociano pericolosamente nel racconto: l'uomo spinto dal suo arrivismo che nasce dalla mitizzazione dell'eroismo e la donna che al fascino del potere e dell'eroismo cade ammaliata sono i due piatti della bilancia sulla quale pesare il valore di questo lavoro che si afferma come uno dei più belli del suo genere.
Il trio protagonista è di quelli che negli anni 70 hanno popolato in lungo e in largo i film HKesi sulle arti marziali e che ancora oggi vediamo spesso sulla scena: David Chiang (Wen) , Chen Kuan-tai (Huang) e Ti Lung (Xinyi) che nel '73 vinse il Golden Horse per la sua interpretazione.

5 commenti:

  1. Un classicone firmato Chang Cheh! Bello :)

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  2. grandissimo chang cheh, ne ho vsti molti di suoi film, anche se questo ancora mi manca: resta un regista che ha dato tantissimo al cinema di hong kong, ed è il vero padre di gente come john woo e tsui hark.

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  3. Diciamo che è stato uno dei maggiori protagonisti del decennio d'oro degli anni 70 del cinema Hkese; personalmente credo che questo sia forse il migliore di Cheng Cheh

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  4. beh sì Monsier , vale decisamente la pena.

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