lunedì 4 aprile 2011

Rouge ( Stanley Kwan , 1988 )



         Giudizio: 9/10                      
L'amore al di là della morte
                                    
Con Rouge Stanley Kwan, tra i più importanti cineasti del grande cinema di Hong Kong anni 80-90, racconta una storia che vive su un mirabile equilibrio tra melò e ghost story, fusi a creare una atmosfera di spiritualità sovrannaturale capace di fare risuonare forte i sentimenti.
Una storia d'amore epica e drammatica degli anni 30 che si allunga fino ai giorni nostri andandosi a incrociare quasi per caso con un altra storia d'amore molto più convenzionale della moderna Kong Kong: Fleur, cortigiana in un bordello di lusso si innamora di Master 12 , giovane rampollo di una famiglia benestante: tra ambienti ricercati e coloratissimi, opera cinese, vestiti dai mille colori, la loro love story assume subito gli aspetti dell'impossibile, essendo la ragazza invisa alla famiglia del giovane , già promesso ad un altra fanciulla.
Quale modo per perpetuare all'infinito quell'amore se non suicidarsi entrambi giurandosi amore eterno anche nell'altra vita? L'uomo però non riesce ad essere fedele fino in fondo e, all'insaputa di Fleur, sopravvive; quest'ultima, sotto forma di fantasma vestito con gli stessi abiti dell'epoca ricompare ai giorni nostri per incontrare l'amato che , ovviamente non si è congiunto a lei nell'altra vita, e piomberà nella vita di Yuen e Chor.

Il racconto della drammatica storia d'amore ha per i due amanti moderni l'effetto di uno specchio parato davanti agli occhi a dimostrare come il senso dell'amore totalizzante si è perso nella moderna Hong Kong, al punto che cercheranno di aiutare il fantasma a trovare finalmente la pace.
Può essere diverso l'amore negli anni 30 da quello degli anni 80? Secondo il regista sì, in quanto specchio di un epoca in cui il valore della vita e dei sentimenti era probabilmente più autentico e completo, però , e va detto onde evitare l'equivoco che ci si trovi di fronte ad un tema stucchevole, Kwan è capace di trattare l'argomento con grande delicatezza , andando più a scrutare nella spiritualità dei personaggi che nelle facili contrapposizioni d'epoca , mostrandoci un amore che se pesato sulla bilancia non sarà mai uguale alla perfezione  e con ciò disegna un "come eravamo" che vuole essere un tabernacolo in cui conservare ricordi e tradizione, affidandosi al richiamo a certo cinema  e all'opera cinese tradizionale.
La saggia regia di Stanley Kwan consente al film di mantenere sempre un eccellente equilibrio evitando le derive e le contrapposizioni costruite con l'accetta: ieri e oggi, tradizione e modernità, uomo e donna, si contrappongono dando però vita ad un continuo flusso di sentimenti e , in alcuni tratti , a commozione; concorre a ciò , e non si può rimanere non colpiti e turbati, la contemporanea presenza di Anita Mui e Leslie Cheung nei due ruoli principali, due grandissimi attori la cui assenza si sente tremendamente nel pur vivacissimo panorama cinematografico HKese.
Se scappa la lacrima è proprio perchè vedere insieme due personaggi che hanno in comune l'esistenza drammaticamente interrotta, in ruoli così dolorosamente tragici, causa un turbamento ed una nostalgia immensi.



2 commenti:

  1. Bellissimo film... certo, rivederlo ora mi farebbe un effetto straniante, pensando ai due protagonisti scomparsi troppo presto. ciao, c

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  2. Al di là del fattore emotivo evocato da Anita Mui e Leslie Cheyng, il film vive di una sua bellezza notevole, confermando che Stanley Kwan è regista di classe superiore.

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