giovedì 5 dicembre 2013

The Stoker [aka Kochegar] ( Aleksei Balabanov , 2010 )

Giudizio: 8/10
L'eroe di guerra e il cecchino

Il Compagno Maggiore dell'esercito è un eroe della guerra in Afghanistan, un uomo che viene dalla Yacuzia, una delle tante regioni della periferia dell'ex impero sovietico; ora sbarca il lunario come fuochista in un fatiscente ed enorme edificio alla periferia di San Pietroburgo, innevata e livida. Nel fuoco di tanto in tanto ci finiscono anche i cadaveri di coloro che incappano nelle maglie della mafia russa e a recapitare i morti è un Sergente, ex commilitone del fuochista , ora killer e faccendiere malavitoso con cui il Maggiore scambia fugacemente ricordi di guerra.
L'unica altra attività dell'uomo è quella di novello scrittore: con una macchina da scrivere arcaica , un tasto battuto alla volta con un solo dito, sta scrivendo una novella ambientata nella sua terra natale, racconto di violenze e soprusi perpetrati dai Russi.
La sua apparente indifferenza verso ciò che vede, subisce un improvviso arresto allorquando nei forni viene recapitato un cadavere non come tutti gli altri.

In una città che si racchiude in un breve spazio di caseggiati e cortili, Balabanov racconta una storia di marciume olezzante fatta di mafiosi e nullafacenti, di bulli e di killer muti, di donne rivali in affari di sesso e di gelosie palesi, una storia di gente che ha vissuto in prima linea e di altra che ha visto la vita da un mirino di precisione, di mani sporche e di dita precise, di affari illegali e di vendette delegate; è un affresco di un microcosmo sempre più lanciato nello spazio siderale della dissoluzione che trova in quel sotterraneo caldo e illuminato dalla flebile luce del fuoco il suo fulcro vitale.
Tutto intorno la neve, camminate nei solchi scavati nei cumuli di coltri bianche, momenti che fungono quasi da intermezzi di un dramma che sa essere anche sarcastico e colorato , e non solo di bianco e blu come quelli della maglietta da marinaio russo che impone la sua presenza in ogni lavoro del regista; un racconto tanto freddo quanto stupefacente proprio per la sua freddezza, in cui, anche se ad un tratto tutto appare chiaro come andrà a finire, c'è la forza di stupire comunque perchè è un racconto che viene dal profondo di uno sguardo indagatore come quello di Balabanov che sa cogliere anche nella Russia di oggi quel suo anelito alla tragedia eroica che ha contraddistinto l'arte in generale di quel Paese da almeno 200 anni.
Kochegar è un grande film che fa della sua semplicità e della sua moralità sottaciuta i pilastri portanti, in cui tutto è raccontato nel suo fluire senza schermi, perennemente scandito da musica ora folk ora pop, dove anche il gesto più estremo appare come un qualcosa di ineluttabile e che si chiude con un breve epilogo in bianco e nero che ha la forza della violenza primigenia.

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