giovedì 13 novembre 2014

Ida ( Pawel Pawlikowski , 2013 )

Giudizio: 8.5/10

Polonia , anni 60, Anna una giovane novizia cresciuta e vissuta sempre all'interno del monastero e che sta per prendere i voti viene informata dalla Superiora che esiste una zia, unica parente vivente, e le consiglia di andare a trovarla.
La zia Wanda è una donna consumata dalla vita, ex partigiana antinazista, poi giudice della Polonia comunista delle purghe, alcolizzata, fumatrice indefessa, dedita ad una esistenza effimera all'ombra dei privilegi del Partito; da lei Anna scoprirà che si chiama in realtà Ida e che è ebrea, unica scampata allo sterminio della famiglia.
Le due donne, così diverse, quasi fossero il diavolo e l'acquasanta fatte persona, si metteranno alla ricerca dei resti dei parenti e della verità sulla loro morte, vagando nelle campagne in cui avevano vissuto durante la guerra.
Il viaggio di Anna/Ida in compagnia della zia diventa l'affacciarsi ad una vita sconosciuta e la conoscenza di una realtà storica-personale da dover risolvere; tanto cinica e disillusa della vita è Wanda, quanto eterea e quasi celestiale è Ida nel suo perenne abito da novizia addosso, che però ha ben chiaro il valore dell'etica e della morale anche al di fuori della fede.

Girato in uno spettacolare bianco e nero che fa dell'essenzialità la sua profonda ragione narrativa il film di Pawel Pawlokoski, regista tornato a girare in patria dopo un lungo autoesilio in Gran Bretagna, affronta una serie di tematiche facendo leva solo sull'immagine, sulle poche parole, sui gesti e sulle inquadrature costruite con grandissima sapienza: Anna che diventa Ida è una metamorfosi prima di tutto interiore, una apertura al mondo osservato con gli occhi della zia che funge da tramite, quasi da medium e la ragazza, benchè fortificata nella fede avrà un sussulto di vitalità terrena, quasi a voler fagocitare quello che la triste storia personale le aveva sottratto.
Se un difetto Ida possiede sta tutto in una certa compressione degli eventi soprattutto nella seconda parte che però, è bene dirlo, non toglie nulla alla poesia del film che vuole principalmente essere il racconto intriso di tragedia intima di una resa dei conti col proprio passato ma anche con il proprio presente, in una continuità temporale che non lascia spazio a fughe o alibi.
La prova delle due attrici protagoniste ci regala una coppia di personaggi di quelli che rimangono nella bacheca della memoria per molto tempo: la giovane ed esordiente Agata Tzebuchowska nei panni di Ida e Agata Kulesza in quelli della zia Wanda, personaggio da amare alla follia a prima vista. 

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