martedì 18 novembre 2014

Lucia de B. ( Paula van der Oeste , 2014 )

Giudizio: 6.5/10

L'infermiera olandese Lucia de Berk fu protagonista nei primi anni duemila di uno dei casi giudiziari più controversi e clamorosi d'Europa: la donna fu arrestata nel 2001 e condannata all'ergastolo in primo e secondo grado per la morte di alcuni pazienti da lei curati e per il tentato omicidio di altri; per il fatto che una parte dei paziente fossero bambini poco più che neonati il caso scatenò le immancabili follie collettive che portarono ad una sorta di caccia all'untore fino a che  la donna solo nel 2010 dopo sette anni di galera fu riconosciuta innocente e rilasciata con tante scuse.
L'immancabile epiteto di "Angelo della morte" fu subito marchiato a fuoco sulla pelle della poveraccia che aveva il solo torto di essere una persona silenziosa , schiva, solitaria con un passato tragico alle spalle fatto di prostituzione giovanile, un divorzio e una certa passione per l'occultismo e la cartomanzia.
Il film di Paula van der Oeste si muove tra il più classico dei thriller giudiziari e l'indagine psicologica e antropologica della protagonista con frequenti riferimenti a certe tendenze della società sempre pronta ad additare le "stranezze" ed il mancato conformismo e , nel particolare della storia, certi legami poco chiari personali tra gli amministratori dell'ospedale dove Lucia lavorava e gli ambienti giudiziari.

Alter ego di Lucia è una giovane assistente del procuratore, animata da grandi ideali che diviene dapprima la sua carnefice, convinta della sua colpevolezza maturata solo da sensazioni personali indotte dall'imputata, salvo poi, accortasi dell'errore giudiziario perpetrato, la sua ancora di salvezza.
La storia vuole essere un racconto dettagliato del caso, forse rimanendo fin troppo legato alla cronaca, nel quale però il personaggio di Lucia è indubbiamente ben reso, sia nella sua atipicità e nel suo essere un personaggio fuori dagli schemi, sia nel tratteggiare i suoi lati bui che vengono da un lontano passato di umiliazioni e di dolore.
La critica sociale rivolta al conformismo che etichetta come "freaks" tutti coloro che in qualche modo si muovono fuori dagli schemi o che semplicemente conducono esistenze silenziose è uno dei principali cardini che sostengono tutto il film presentandosi come tematica principale che da alla pellicola un significato che va ben oltre il caso particolare di Lucia de Berk.
Quello che fu un clamoroso errore giudiziario nato e alimentatosi grazie a idee preconcette, ad astiosi giudizi morali sostenuti da pregiudizi da caccia alle streghe diventa una fotografia credibile di una società pronta a trovare un colpevole, chiunque esso sia basta che abbia le stigmate del mostro, pur di lavarsi la coscienza e di mantenersi al sicuro di tutto.
Una particolare menzione va dedicata ad Ariane Schluter, bravissima nel dare corpo ad un personaggio controverso dalle mille implicazioni psicologiche come Lucia de Berk

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