martedì 30 marzo 2010

One nite in Mongkok ( Derek Yee , 2004 )

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Tutto nella notte di Natale

Tutto in una notte o quasi: introdotto da un prologo che funge da punto di partenza dei fatti narrati , tutto il film si concentra nella notte della vigilia di Natale nella brulicante Mongkok, dove si scontrano due bande affiliate alle triadi e in cui il figlio di uno dei due capi muore; il padre fa assoldare un killer per consumare la vendetta, manododopera che si acquista a basso prezzo dalla Cina continentale rurale in cui regna ancora la povertà. La polizia dovrà cercare di stanare il killer prima che compia l'omicidio, onde evitare il trascinanrsi della sanguinosa faida.
Lai-fu, il killer, giunge ad Hong Kong , frastornato dalle luci e dal clima chiassoso e festoso della città e serba dentro un recondito motivo che lo ha spinto ad accettare un lavoro così pericoloso; questo novello Dante che si muove per l'inferno di Mongkok trova una insperata guida in Dan-dan, prostituta emigrata anche lei dalla Cina. Con la polizia alle calcagne e una città che si apre ai loro occhi come una sorta di Babele, i due cercheranno di schivare le trappole , senza però riuscire a fuggire in maniera definitiva dai loro destini segnati.
Un finale pirotecnico e drammatico chiude la storia lasciando molto amaro in bocca, con la sconfitta di quasi tutti.

Indubbiamente il film ha moltissimo da offrire, sia come poliziesco ,molto in tono con la scuola HKese, sia dal punto di vista della sua struttura, molto frammentata all'inizio, che va progressivamente ricomponendosi col procedere della storia. Da un lato il killer e la prostituta, accoppiata quasi sempre cinematograficamente vincente, entrambi lacerati da storie personali drammatiche, dall'altra i poliziotti che mostrano, oltre alle maniere a volte spicciole , una coscienza non sempre pulita che pesa sulla loro vita e che li porta a interrogarsi  sul fato e sul peccato; in mezzo il coacervo di umanità fatto di prostitute, delinquenti, papponi, venditori di autentiche patacche Rolex e trafficanti vari; sullo sfondo quello che rimane a tutt'oggi uno dei più vivi e sfavillanti set cinematografici e cioè Hong Kong, illuminata dai fuochi natalizi che si stagliano sui grattacieli e contorta sulle sue viuzze laide piene di bordelli e fumanti ristoranti. Il quadro che ne risulta è degno del migliore Johnnie To e il regista sfrutta magnificamente la teatralità della città; le storie umane che si consumano, quasi sempre con un retroterra di tragicità, offrono personaggi cui la sorte ha già segnato la via ponendogli catene e vincoli che danno pochissime possibilità di redenzione. Aggiungiamo a questo un ritmo notevole, sempre ben mantenuto, con momenti anche convulsi, piccoli e grandi episodi che segnano la storia quasi per caso ed è facile capire che di lavoro validissimo si tratta con quel pizzico di melò che non guasta, anche quando ha l'aspetto di una mano insanguinata che tende ad afferare qualcosa o di un monitor che improvvisamente mostra un cuore che si arresta.
Derek Yee ci mette molto del suo, con una regia bellissima , quasi sfolgorante, nobilitata da un montaggio ed una musica efficacissimi; bravi e intensi i due attori protagonisti : Daniel Wu nel ruolo del killer che da il meglio di sè nel rappresentare lo stupore e il disorientamento che causa Mongkok sul personaggio e Cecilia Cheung nel ruolo di Dan-dan, convincente soprattutto nella parte finale del film , quando il dramma esplode fragoroso.

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