mercoledì 13 aprile 2011

Biutiful ( Alejandro Gonzalez Inarritu , 2010 )

Giudizio: 8/10
Il dolore che stordisce


Finalmente esce dal guscio e come un essere cinematograficamente trasformato e sublimato Inarritu dirige un film bello e dolorosamente intenso e si lascia alle spalle il suo passato fatto di circumnavigazioni astruse e spesso inconcludenti intorno al tema della morte.
In una Barcellona difficile da riconoscere, in cui i rarissimi sguardi verso i suoi simboli sono mimetizzati dietro gru e ciminiere, il regista messicano racconta la storia di Uxbal , un uomo che vive con la presenza della morte accanto: parla coi morti, immagina il padre morto che non ha mai conosciuto, affronta la morte di quel sottoproletariato di immigrati che lui gestisce, metà padrone e metà benefattore ed infine incontra la propria morte annunciata da un cancro alla prostata che lo riduce col pannolone.
La sua unica preoccupazione sono i due figli che ama alla follia, quasi privi della figura materna, costretta a rincorrere i fantasmi della sua psiche e che solo in rarissimi casi possono godere del pieno calore della famiglia al completo, tra liti e riappacificazioni.

Il viaggio di Uxbal nel dolore che accompagna la morte si apre e si chiude circolarmente con le medesime immagini, all'interno delle quali si snoda una storia costruita con coerenza e con linearità, agli antipodi rispetto alle precedenti prove del regista; e sono oltre due ore di racconti di morte e di lacerante disperazione che lascia ammutoliti e incapaci di aprire bocca, costruite intorno alla figura del protagonista, così arcigna e cosi piena di tenerezza al contempo, che fa di Biutiful un lavoro toccante e ricco di pathos sincero in cui molti sono i momenti che vanno a toccare profondamente le viscere (la scena della riesumazione del padre ad esempio).
Sta proprio in questa sorta di maturità filmica raggiunta da Inarritu la bellezza della pellicola: non più salti temporali, non più situazioni che schivano il cuore delle tematiche, ma solo immagini e parole che vanno dritte a ferire senza che il sangue sgorga dalle stilettate; che il regista messicano avesse talento da vendere è stato chiaro subito, fin dal suo primo lavoro, ma con Biutiful , che si afferma come il suo lavoro più bello, la sua grande capacità di ripresa e di costruzione dell'immagine si sposa ad una forza narrativa poderosa.
La perfetta riuscita della descrizione di un personaggio come Uxbal non può non essere messa in relazione con la meravigliosa prova di Javier Bardem, lacerato, combattuto e distrutto come poche volte abbiamo visto in un protagonista al cinema, una interpretazione che consacra in maniera definitiva l'attore come uno tra i più grandi del cinema contemporaneo.

3 commenti:

  1. i precedenti di inarritu mi erano piaciuti tutti parecchio. per contro questo (che non ho ancora visto) senza la sceneggiatura di arriaga potrebbe deludermi...

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  2. un film che mi ha preso.
    grande Javier Bardem, incredibile come riesce a volere bene in quel modo i due bambini, e poi, in modo indiretto, il figlio dell'immigrato morto, nonostante la vita di merda che conduce.
    forse che i bambini sono la speranza e il futuro del mondo?

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  3. @marco : passi Amore perros che era un bel film, gli altri due sono state delusioni profondissime; a me invece vine in mente una idea diversa dalla tua e cioè che proprio lìassenza di Arriaga possa avere giovato al regista.

    @francesco: mah il messaggio che dici tu io francamente non l'ho visto; concordo in pieno sul personaggio interpretato da Bardem.

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