giovedì 14 aprile 2011

Under the hawthorn tree ( Zhang Yimou , 2010 )

Giudizio: 7/10
L'amore in tempi di Rivoluzione Culturale


Dopo il ben riuscito remake del coeniano Blood simple, Zhang Yimou rivolge lo sguardo a quello che fu il suo cinema passato, ambientato nell'epoca della Rivoluzione Culturale, dirigendo una storia d'amore giovanile che nasce e si perpetua all'ombra dell'albero di gelsomino che miracolosamente produce fiori rossi , situato in quella campagna dove studenti, controrivoluzionari, destrodi e capitalisti venivano inviati a rieducarsi con la fatica della vanga e con le massime del Grande Timoniere.
Jing e Sun sono i due giovani protagonisti di questa storia: lei proveniente da una famiglia marchiata dall'accusa di "nemici del popolo" a causa delle attività del padre , recluso in prigionia , lui figlio di militare e impegnato con il Nucleo Geologico, che si incontrano in una di queste bellissime campagne dove gli studenti vengono inviati.

La storia, pur lasciando sempre in sottofondo il clima politico, si immerge in un perido storico ricco di passioni, di difficoltà e di fervore ideologico, che il regista ben conosce e del quale molto probabilmente non nutre alcuna nostalgia, ma che intende rivisitare per risportarne a galla un certo modo di vivere, permeato di ingenuità e di purezza dei sentimenti.
I due giovani , pur sapendo che la loro storia d'amore potrebbe essere nefasta per le sorti della famiglia di Jing, si promettono amore eterno, con la tipica ingenuità propria dei ventenni, tra incontri affettuosi clandestini e massime estratte dal libretto rosso che fungono da guida per la loro esistenza.
La malattia colpisce Sun e fino allo straziante finale Jing lo cerca, non sapendo che il ragazzo si allontana da lei proprio per non distruggere quela storia d'amore che li ha visti crescere.
La grande capacità del regista di disegnare scenari e ricostruzioni bellissime ben si coniuga con una scelta narrativa in cui è il racconto di un amore giovanile il motore di tutto, al di là delle valutazioni storiche e sociali, un amore che sa essere appagante e coinvolgente anche in situazioni difficili: è un processo di decontestualizzazione quello che Zhang Yimou mette in atto, privo di epicità , che vuole far assurgere una storia semplice ad emblema che supera il tempo e le distanze.
Le figure dei due giovani sono ben tratteggiate, mostrando soprattutto un passato che ha segnato la vita di milioni di persone, ma i contorni seppur apparentemente non possa sembrare, sono molto sfumati, in favore di un sentimento forte, che può apparire di altri tempi, rafforzato da una innocenza giovanile che intenerisce e fa sorridere.
Solo nel finale, drammaticamente costruito, affiora qualche forzatura non necessaria a fronte di uno svolgimento che mantiene sempre un apprezzabile equilibrio e regala momenti belli ed intensi (la scena di Jing sotto l'ospedale, quella di Sun che cambia le bende ai piedi di Jing), cui concorrono in maniera decisiva le buonissime prove della coppia di giovani attori: la diciottene Zhou Dongyu che col suo bel faccino riempe spesso lo schermo con efficacia e il ventenne Shawn Dou che ben si cala nel suo drammatico personaggio.

3 commenti:

  1. Uhm...ho visto che lo danno al Feff. Se mi capita gli do un'occhiata :) a proposito, tu farai un salto a Udine? ciaoo, c

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  2. Vale la pena, è uno Zhang che guarda molto indietro, a quei lavori prima della svolta epica.
    Credo che purtroppo non ce la farò ad essere ad Udine :(

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  3. E' bellissimo... l'ho visto giusto stasera! Ne vale veramente la pena, splendido e commovente :)

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