martedì 9 novembre 2010

Invitation only ( Kevin Ko , 2009 )

Giudizio: 6/10
La lotta di classe del terzo millennio


Inizio con immagini patinate da soft core in un trionfo di conturbanti e provocanti bellezze asiatiche stile festini fitti di escort e ricconi, repentino tuffo nello splash horror con apparente puro sadismo, polpettone moraleggiante sulla lotta di classe del terzo millenio, finale con trionfo della giustizia che ha l'aspetto di una mortifera ascia e strada lasciata aperta all'ovvio sequel.
Questo in pochissime parole è Invitation only , horror taiwanese molto pretenzioso, sicuramente ben costruito e che tutto sommato offre momenti degni del genere, senza sfigurare; quello che invece appare assolutamente fuori luogo è la presunta riflessione sul contrasto tra classi sociali agli antipodi, quasi il film volesse esserne una metafora neppure troppo celata.
Tutto ruota intorno ad una festa da ricconi in cui ben presto si scopre che sono presenti una serie di infiltrati, che spediti lì dai loro alter ego benestanti, divengono ben presto l'oggetto di una sfrenata caccia all'uomo e di atti di violenza efferata per soddisfare il palato sadico di una audience che vuole imporre il suo status , oltre che esorcizzare il pericolo sociale di questi parvenue, abbindolati da soldi, belle ragazze e macchine di lusso.
Il gioco all'insegna della più spinta claustrofobia non funziona male, creando suspence e angoscia, rimanendo quindi fedele ai canoni che un buon horror impone; certi momenti scivolano quasi nel grottesco e l'unica riflessione che veramente emerge è che la lotta di classe del terzo millenio si combatte in nome del lusso e del frivolo, ben lontana dal "libertè egalitè e fraternitè" che fu lo slogan madre di tutte i conflitti di classe dell'era moderna.
Se tutto il film è percorso da una vena tendente al videoclip, nei colori e nelle riprese, comunque il risultato non è da buttare via, risultandone una pellicola che nel suo genere, pur rifacendosi ai vari Saw e prima ancora a Hostel, sa spendere bene i momenti truci e spletterosi, comprese le strizzate d'occhio ironiche (i carrelli  carichi di membra sgocciolanti) e da il meglio di sè nel contarsto tra un inizio con atmosfere eroticamente elevate e l'improvvisa caduta nell'horror più buio.
Nella foltissima schiera di belle fanciulle si segnala la presenza della pornostar giapponese Maria Ozawa, indubbiamente bella e conturbante che , nella sua seppur piccola parte, oltre ad ampie vedute sul suo corpo sinuoso, dimostra di avere anche una buona capacità recitativa.

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