venerdì 2 settembre 2011

Treasure Inn ( Wong Jing , 2011 )

Giudizio: 6/10
Wuxia e spettacolo commerciale

Il rilancio del genere wuxia, dopo essere passato attraverso le mani dei vari Ang Lee , Wong Kar-wai  Zhang Yimou e ovviamente Tsui Hark, si rivolge negli ultimi tempi alla sua commercializzazione nella Cina continentale, abbracciando a piene mani le regole dell'industria cinematografica  che tende ad un forte impatto spettacolare dei lavori.
Non viene meno alla regola Treasure Inn di Wong Jing, navigato factotum del cinema HKese, che dirige questo lavoro cercando di coniugare le molteplici anime del genere.
La storia racconta di una coppia di poliziotti di basso rango di una cittadina che incontrano una coppia di sorelle cacciatrici di taglie e che si trovano coinvolti in una trama con al centro un prezioso tesoro conteso da recuperare; i quattro si ritroveranno in una locanda ( il Treasure Inn appunto) in cui il prezioso tesoro transiterà e all'interno della quale si svolge tutta la seconda metà del film.

Storie d'amore ad intreccio, traditori avidi di soldi, una banda di malfattori dotati di poteri straordinari,una bianca statua di giada , qualche combattimento e scene dal forte impatto visivo si alternano nel racconto, che sembra spesso prendere la china della commedia alla Jeff Lau (non sfiorandone neppure i risultati strabilianti ed eccessivi) con momenti di ricercata brillantezza e continui rimandi a modelli del cinema di genere che fu (Dragon Gate Inn ).
Definirlo un wuxia  è forse azzardato , visto che, esclusi gli ultimi 20 minuti di combattimenti, il film sembra prediligere il veleggiare in acque più tranquille, nelle quali dovrebbe fungere da asse portante più l'atmosfera da commedia brillante, ma indubbiamente l'inquadramento storico e le fonti ispirative non lasciano dubbi sul riferimento culturale primitivo del lavoro, il quale si guarda bene, onde evitare problemi con l'ingombrante censura cinese, di abbozzare riferimenti storico-politici che possano parafrasare il presente, rimanendo sempre su un binario assolutamente asettico da questo punto di vista.
Grazie a quei venti minuti finali convulsi e ben orchestrati il film raggiunge la sufficienza, anche perchè nel complesso la regia di Wong è valida e concede solo qualche inevitabile sprazzo ad atmosfere da fantasy ipertecnologico (il tornado finale).
Buone le prove di Nicholas Tse e soprattutto di Nick Cheung nei due ruoli maschili principali, nei ruoli femminili Charlene Choi, Huang Yi e Liu Yang indugiano troppo spesso (difetto del copione) in atteggiamenti e pose  da rivista patinata che pubblicizza rossetti e make up

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