domenica 11 aprile 2021

Undine [aka Undine-Un amore per sempre] ( Christian Petzold , 2020 )

 




Undine (2020) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Le Ondine ( o Undine seguendo la terminologia latina) sono personaggi mitologici di cui parla già Parcelso e che popolano le leggende soprattutto nei paesi mittle europei, compaiono in poemi mitologici tra cui il celeberrimo Nibelunghi, in favole e racconti giunti fino ai giorni nostri, furono così chiamate anche le "formidabili" nuotatrici della DDR imbattibili nelle gare acquatiche, le quali però di mitologico avevano poco per spiegare la loro invincibilità; insomma la figura delle Ondine è molto radicata nella cultura popolare europea come una sorta di corrispondente fluviale delle sirene marine.
Intorno a questo mito si muove il film di Christian Petzold dal titolo italiano Undine-Un amore per sempre, con la consueta postilla che serve a spiegare in qualche modo il film stesso.
Undine è una giovane donna, che si occupa di storia dell'urbanistica e che lavora come guida all'interno di un museo che illustra lo sviluppo urbanistico di Berlino attraverso dei giganteschi e bellissimi plastici; prima di iniziare il suo turno di lavoro la vediamo in un confronto col suo fidanzato che vuole mettere fine alla loro relazione; " se  mi lasci lo sai che dovrò ucciderti" gli comunica alla fine della discussione , dopo la quale l'uomo scompare, sebbene Undine fantastichi che sia là seduto al bar ad aspettarla; ma nel più spettacolare e classico chiodo scaccia chiodo che il cinema abbia mai messo in scena, in quello stesso bar e in una situazione quasi grottesca Undine incontra Cristoph e tra l'acqua che cade da un acquario mandato in frantumi tra i due scocca la scintilla.



Cristoph è un subacqueo industriale di quelli che eseguono riparazioni nella profondità di laghi, ed un giorno porta con sè Undine in una immersione per farle vedere il suo nome scritto su antico muro che giace in fondo al lago; qui la donna dimostrerà all'uomo la sua natura acquatica liberandosi di pinne boccaglio e maschera.
Verso il finale la storia assume tinte drammatiche dove l'essenza di Undine viene svelata e il suo sacrificio appare come un ultimo tentativo di salvezza  per il suo amato.
Il film di Petzold è essenzialmente una fiaba contemporanea imbastita intorno al mito dell'Undina e bastano poche battute all'inizio per capire, e non è facile farlo se non si conosce bene l'essenza del mito stesso: se mi lasci ti dovrò uccidere dice infatti la donna al suo fidanzato che la sta lasciando; secondo la mitologia le Undine sono infatti esseri eterei senza anima , quindi senza la capacità di vivere i sentimenti in maniera completa, possono farlo solo se amate da un uomo che le renda quindi più umane; ecco perchè se tradite e abbandonate lanciano la maledizione che immancabilmente si concretizzerà.
Per Undine quindi l'amore è un mezzo per (soprav)vivere, è il legame che la tiene in contatto col mondo fallibile e imperfetto dell'essere umano; in questo il film di Petzold rimanda spesso a quei lavori soprattutto cinesi in cui il tema centrale è l'amore impossibile tra l'uomo e l'essere mitologico, un amore che quasi sempre finisce col travalicare tutto il racconto e attraverso il quale , come una favola morale, si descrive quello che è il sentimento umano che più di ogni altro muove le esistenze.
D'altra parte però la figura du Undine è ben caratterizzata nel suo contesto storico-culturale: l'acqua , come Lorelei , Undina dei Nibelunghi, che vegliava sui naviganti sul Reno, è l'elemento essenziale: quella dell'acquario, quella del lago dove si immerge Cristoph, prima da solo e poi con Undine, quella della piscina dove Undine perpetua la mitologica maledizione, quella stessa acqua del lago dove lo spirito di Undine continua ad albergare; Berlino è l'altro cardine del contesto narrativo, la città che nata, distrutta, nata nuovamente e che cerca di svilupparsi con armonia, i suoi plastici che ci raccontano una città prima della guerra e una dopo, i tentativi di apportare modifiche urbanistiche.
Ad una parte iniziale che con buona efficacia costruisce le premesse della storia e ad una finale che con la sua drammaticità descrive bene i contorni di un amore impossibile fa da contraltare un segmento centrale in cui la storia sembra arrancare in alcuni tratti, indugiando su registri da film sentimentale abbastanza ovvio; quando invece il racconto si arricchisce con momenti in cui il confine tra la fantasia e la realtà diventa labilissimo ,soprattutto attraverso ciò che appare agli occhi della protagonista, la pellicola dà il meglio di sè.
Chistian Petzold si è molto spesso affidato a personaggi femminili solidi come protagonisti dei suoi lavori e con Undine non viene meno a questa sua tendenza: la figura della protagonista è infatti l'asse portante della storia, la descrizione della sua ribellione all'essere un mito in favore della sua umanità è indubbiamente la tematica più interessante e quella sotto la cui luce va analizzata la prospettiva del racconto: magistrale in tal senso la scelta di Paula Beer come attrice protagonista, giustamente premiata alla Berlinale, che con una prova maiuscola ben incarna la lotta tra il mito e l'uomo, tra l'immortalità e l'amore, ben fiancheggiata da Franz Rogowski che con il suo richiamare , anche in quanto a somiglianza, Joaquin Phoenix, altro non può fare che la spalla di una attrice splendida in magnifico stato di grazia.


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