lunedì 16 febbraio 2026

Dreams ( Dag Joan Haugerud , 2024 )

 



IMDB

Giudizio: 6.5/10

Con Dreams (titolo originale Drømmer), Dag Johan Haugerud chiude la trilogia dedicata alle relazioni umane iniziata con Sex e Love e firma una  opera certamente raffinata ma di certo non priva di aspetti poco convincenti evidentemente non considerati tali dalla giuria della Berlinale che gli ha assegnato l'Orso d'Oro  alla 75ª edizione del Festival. 
Il film, si configura come un racconto di formazione sentimentale capace di trasformare l’esperienza dell’innamoramento in un laboratorio esistenziale e artistico. Al centro dell’opera troviamo Johanne, diciassettenne che sviluppa una profonda infatuazione per la propria insegnante, esperienza che diventa materia narrativa attraverso la scrittura di un memoir che coinvolgerà madre e nonna in un intenso confronto generazionale che porterà alla decisione di pubblicare il memoriale sotto forma di racconto. 
L’ossatura tematica del film risiede nella costruzione di un percorso di crescita che si svolge soprattutto sul piano interiore. Haugerud tratteggia l’adolescenza come un’età dominata da una percezione amplificata della realtà, in cui l’innamoramento assume la forma di un sogno ad occhi aperti, più che di una relazione concreta. Johanne vive il sentimento amoroso come un processo di scoperta di sé, in cui la fascinazione per l’insegnante rappresenta tanto un oggetto del desiderio quanto un riflesso delle proprie aspirazioni identitarie.
Il regista costruisce il percorso della protagonista come una meditazione universale sull’amore, raccontato con uno sguardo che evita il sensazionalismo per concentrarsi sulle sfumature emotive e sull’ambivalenza del desiderio. 
La vicenda mostra infatti come l’esperienza sentimentale sia al contempo rivelazione e smarrimento, capace di produrre una tensione tra immaginazione e realtà. La protagonista tenta continuamente di colmare questo divario, oscillando tra la dimensione fantastica del sentimento e la necessità di confrontarsi con le sue implicazioni concrete e sociali.
In questa prospettiva, il film assume i tratti di un racconto sulla cristallizzazione adolescenziale: il sogno non è semplice evasione, ma una forma di elaborazione dell’esperienza, un luogo mentale in cui la protagonista può esplorare liberamente desideri e paure prima di affrontarli nel mondo reale.
Uno degli aspetti più originali dell’opera risiede nel ruolo centrale attribuito alla scrittura. Johanne racconta il proprio innamoramento attraverso un diario che funge da dispositivo narrativo e da strumento di autoanalisi. La scrittura diventa il mezzo con cui la protagonista tenta di dare ordine alle proprie emozioni, pur nella consapevolezza che il linguaggio non potrà mai restituire pienamente la complessità del vissuto.
Il film riflette dunque sulla natura stessa dell’arte, mostrando come il processo creativo trasformi inevitabilmente l’esperienza in qualcosa di altro rispetto alla realtà originaria. 
Il passaggio dal vissuto alla narrazione introduce una distanza che permette alla protagonista di rielaborare il sentimento, ma al tempo stesso lo altera e lo reinterpreta. Lo stesso Haugerud ha sottolineato come mettere in parole ciò che si prova comporti sempre una trasformazione dell’esperienza emotiva, evidenziando la tensione tra il desiderio di controllo e l’impossibilità di afferrarlo completamente. 



Questa riflessione conferisce al film una dimensione profondamente  letteraria che risulta certamente l'aspetto più convincente dell'opera: Dreams non racconta infatti soltanto un amore adolescenziale, ma interroga il rapporto tra vita e rappresentazione, suggerendo che l’arte nasce proprio dalla frizione tra ciò che si vive e ciò che si riesce a raccontare.
Uno dei nuclei più complessi e affascinanti dell’opera è il confronto tra tre generazioni femminili: Johanne, la madre Kristin e la nonna Karin: quando le due donne leggono il diario della ragazza, il film si trasforma in una riflessione sulle differenze culturali e morali che separano, ma allo stesso tempo collegano, le varie età della vita.
La reazione iniziale di madre e nonna è segnata da sorpresa e inquietudine, soprattutto per le implicazioni etiche della relazione, ma progressivamente il loro sguardo si apre alla dimensione artistica del testo. 
Questo passaggio segna una trasformazione importante: l’esperienza personale della protagonista diventa oggetto di una valutazione culturale e letteraria, aprendo una discussione sulla possibilità di trasformare la vita in arte. 
Il dialogo tra le tre donne costruisce un ritratto generazionale in cui il tema dell’amore viene declinato secondo prospettive differenti: per la protagonista è scoperta e proiezione ideale, per la madre rappresenta un terreno di responsabilità e protezione, mentre per la nonna diventa occasione di riflessione estetica e memoria. Il film suggerisce così che il sentimento amoroso non è un’esperienza universale e immutabile, ma una realtà che cambia con il passare del tempo e con il contesto culturale.
Haugerud adotta uno sguardo particolarmente delicato nel trattare la relazione tra Johanne e l’insegnante; il film evita di trasformare la vicenda in una narrazione scandalistica o moralistica, o peggio ancora morbosa, preferendo concentrarsi sulla complessità emotiva del desiderio. In questo senso, l’opera si inserisce nel solco della trilogia dedicata alle molteplici forme dell’intimità e della sessualità contemporanea, mostrando come i sentimenti sfuggano spesso a definizioni rigide o normative. 
Il desiderio è presentato come una forza fluida, che travalica categorie identitarie e convenzioni sociali, e che trova la propria verità nella dimensione soggettiva dell’esperienza. Tale approccio contribuisce a rendere Dreams un’opera profondamente moderna, capace di affrontare tematiche omosessuali senza trasformarle in manifesto ideologico, ma integrandole organicamente nel percorso di crescita della protagonista.
Dal punto di vista formale, il film si distingue per una struttura narrativa che alterna la dimensione del racconto scritto alla rappresentazione visiva: la presenza della voce narrante, francamente piuttosto ridondante nonchè uno degli aspetti meno convincenti del film, e del testo letterario introduce una modalità di racconto indiretta che permette allo spettatore di entrare nella mente della protagonista. Questa scelta conferisce al film una qualità intimista e riflessiva, in cui la messa in scena assume spesso un ruolo quasi illustrativo rispetto al flusso dei pensieri, sfruttando delle ambientazioni molto ben costruite e che trovano in Oslo uno scenario avvolgente e negli interni una pulizia di immagine di grande spessore; la durata del film conferma l'impressione che a fronte degli indubbi aspetti positivi che possono anche giustificare il prestigioso riconoscimento raccolto, Dreams soffra di un certo grado di pesantezza strutturale e di verbosità eccessiva che vanno a minare la riuscita completa dell'opera.
La narrazione procede attraverso una costruzione stratificata, in cui la storia personale di Johanne si intreccia con le reazioni familiari e con la riflessione sul valore della memoria e della narrazione. Tale struttura moltiplica i punti di vista, offrendo una prospettiva corale che arricchisce la dimensione psicologica del racconto e sottolinea il carattere collettivo dell’esperienza emotiva.
Dreams si configura anche come un’opera profondamente centrata sull’universo femminile. La quasi totale assenza di figure maschili accentua la dimensione di solidarietà e conflitto tra donne, offrendo un ritratto generazionale che esplora il modo in cui i sentimenti e le aspirazioni si trasmettono e si trasformano nel tempo. Il film costruisce così una narrazione che pone al centro la soggettività femminile, restituendone complessità e contraddizioni.
Con Dreams, Dag Johan Haugerud realizza un’opera che coniuga introspezione psicologica, riflessione sull’arte e indagine generazionale. Il film utilizza l’esperienza dell’innamoramento adolescenziale per esplorare temi universali come la costruzione dell’identità, il rapporto tra realtà e immaginazione e il potere della narrazione.
La vittoria dell’Orso d’Oro, come detto, può risultare anche giustificata considerati i pregi del film soprattutto per la capacità  di coniugare delicatezza emotiva e profondità teorica. 
Dreams si impone come un film che non si limita a raccontare una storia d’amore, ma interroga il senso stesso del raccontare, suggerendo che ogni esperienza, per diventare memoria e conoscenza, deve necessariamente attraversare il territorio fragile e affascinante del sogno e della parola, peccato solo che abbia un po' troppo demandato al fiume di  parole ( c'è persino una quasi surreale diatriba sul film Flashdance tra la protagonista, la madre e la nonna)  e ad una voce narrante onnipresente quello che l'immagine e le atmosfere  potevano rendere già più che egregiamente.

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