martedì 19 ottobre 2010

Bodyguards and assassins ( Teddy Chan , 2009 )

Giudizio: 6.5/10
Chiacchiere sulla rivoluzione e azione frenetica

Nel 2009 fu il film che sbaragliò in tutte le competizioni asiatiche, facendo incetta di premi ed imponendosi come prototipo della collaborazione cinematografica tra Hong Kong e Cina continentale: il film fu interamente girato a Shangai dove furono ricostruiti in uno studio sterminato gli ambienti della ex colonia britannica.
Al di là del gran numero di premi ricevuti, il film non convince del tutto alternando bei momenti ad altri che stonano.
Siamo nei primi del Novecento e la dinastia dei Qing è prossima alla caduta , travolta da scandali e corruzione, cui si oppongono le nuove idee democratiche che sentiamo pronunciare sin dai primi fotogrammi della pellicola.

Ad Hong Kong , allora colonia britannica, si coagulano gli oppositori e si attende l'arrivo di Sun Wen , capo dei rivoltosi, per coordinare tempi e modalità della ribellione.
Il potere imperiale ordina alle sue forze l'eliminazione dell'uomo  e l'opposizione invece si organizza per proteggerlo e consentirgli di incontrare gli atri capi delle province. Inizia quindi un gioco mortale  in cui agli assassini imperiali si contrappone una forza trasversale formata da intellettuali, uomini d'affari, gente di strada, studenti che ha come unico scopo quello di proteggere Sun Wen.
La prima parte del film funge da introduzione ai vari personaggi legati alla rivola, quasi tutti con un passato difficile da riscattare o con un presente da difendere fino alla morte, in cui però scorre troppa retorica, a tratti addirittura noiosa , sul concetto di rivoluzione, sul legame sangue- rivoluzione, sugli ideali liberali e di democrazia, sull'impossibilità per una rivoluzione di essere senza dramma; quando poi nella seconda parte si passa all'azione con assassini e guardie del corpo all'opera, il film prende un bel ritmo condito di battaglie e combattimenti, inseguimenti , trappole e sacrifici estremi che commuovono nella loro drammaticità.
Lo sfondo dell'epoca della colonia britannica è magnificamente ricostruito con tecnica notevole, le scene sono ricchissime e confezionate ad arte e l'insieme ben si colloca subito dietro la narrazione che però , come detto, è troppo divaricata tra la prima parte tendente al prolisso e la seconda ricca di azione frenetica.
Il messagggio politico è chiarissimo ed il senso di sacrificio personale in nome della causa comune che sta dietro agli eventi è rimarcato in maniera anche eccessiva, ma d'altronde era inevitabile che nel connubio tra canoni cinesi ed Hkesi, certa retorica quasi di regime spuntasse fuori, così come una certa tendenza al melodramma spinto era da mettere in conto nel momento in cui i frammenti di vita personale si fondano con gli eventi storici costruendo quel mix ad impronta drammatica.
Nel complesso il film si lascia vedere e dona anche bei momenti e scene potenti,si fosse chiacchierato un po' meno nella prima parte probabilmente il lavoro sarebbe stato maggiormente apprezzabile, anche perchè il cast di attori è assolutamente di primissimo livello con un grandissimo Wang Xueqi , nel ruolo dell'uomo d'affari votato alla rivoluzione, che meritatamente è stato unanimenete premiato come miglior attore per il 2009 negli Awards di Hong Kong e asiatici, bravissimo nel descrivere il tormento di un padre che vede il giovane figlio aderire alla rivolta ed esporsi ai pericoli ed un bravo Nicolas Tse nel ruolo del fedele servitore della famiglia Li che cerca nella adesione alla ribellione la sua affermazione e il rinsaldarsi del legame con il suo signore.

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