sabato 23 ottobre 2010

False verità ( Atom Egoyan , 2005 )

Giudizio: 7/10
Dove la verità mente

In un lasso di tempo di circa 20 anni si snoda la vicenda narrata da Atom Egoyan in False verità con frequenti salti temporali che in più di una occasione disorientano e confondono, prima di riuscire ad entrare nel meccanismo intimo del film.
Un lavoro in cui il regista di Il dolce domani rimane fedele alla sua quasi ossessione per le atmosfere morbosamente macabre che contraddistinguono anche questo lavoro, che comunque , va detto, è un film bello e che in queste atmosfere sapientemente costruite trova il suo puntello più robusto.
La storia narra della coppia di intrattenitori televisivi Lenny Morris e Vince Collins , autentici animali da palcoscenico, star induscusse e ricercatissime soprattutto nei Telethon benefici, che sul finire degli anni 60 si separarono in coincidenza del ritrovamento nella loro suite del cadavere di una giovane cameriera di hotel , aspirante giornalista, episodio per il quale nessuno dei due fu accusato ma che segnò misteriosamente le loro esistenze professionali.
Venti anni dopo la giornalista rampante Kareen, che in quell'ultimo telethon  fu ad un passo dai due showman come testimone bambina della guarigione dalla poliomielite e che elesse i due a propri idoli, riesce ad ottenere l'incarico ed il finanziamento per scrivere una biografia sui due uomini; l'incontro con i suoi vecchi idoli e la tenace caparbietà nel voler scoprire cosa successe 20 anni prima e la verità sulla morte della giovane cameriera la condurrà piano ma inesorabilmente in un vortice in cui nulla è come sembra, neppure se stessa.
Se all'apparenza il film ha la struttura di un thriller, è però vero che ben presto quello che è il filo di tensione che dovrebbe sostenerlo sprofonda, mostrando dietro l'apparenza quello che è il vero tema della pellicola: l'ambiguità che avvolge la realtà e la scoperta che la verità non è mai assoluta, anzi spesso altro non è che una bugia (il titolo in inglese in tale senso, nella sua ambiguità , è molto più credibile).
Egoyan, coerente col suo stile, ben presto lascia cadere la falsa pista del noir per indirizzarsi sulla descrizione di uno star system in cui alla facciata splendente corrisponde un backstage fatto di morbosità, di droghe, di promiscuità, all'interno del quale si materializza il crimine come scudo per verità da nascondere e al contempo una fragilità emotiva dei protagonisti che fortemente cozza con la loro spavalderia ufficiale.
In alcuni tratti la storia sembra avvolgersi un po' troppo su se stessa, però nel complesso l'atmosfera è ben costruita, quasi con fascino e anche le scene di sesso quasi esplicito ben si armonizzano in un ambito in cui regna il torbido dell'ambiguità che rende impossibile la scoperta della verità; ed il discorso è ancora più vero se guardiamo ai personaggi: ognuno di loro, anche chi sembra al di sopra dei dubbi, ha qualche lato oscuro da nascondere (o da scoprire).
Egoyan mostra ancora una volta le sue enormi capacità nella regia, lasciando una impronta chiara e netta sul film , in maniera stavolta più convincente rispetto ad altri lavori, regalandoci momenti di ottimo cinema all'interno di un film che se qualche limite ha nella struttura narrativa, dall'altra si pone come uno studio analitico su certi aspetti dell'esistenza.
La coppia di mattatori è ben interpretata da Kevin Bacon e Colin Firth, forse più credibili con 20 anni in più sulle spalle, mentre assolutamente inadeguata appare Alison Lohman nel ruolo di Kareen, che stenta a cancellare dal suo volto quella espressione tra lo stupito e l'ebete che stona fortemente con certi momenti del film.

2 commenti:

  1. A me è piaciuto molto; conosco poco Egoyan, ma questo l'ho trovato spietatamente morboso, a livelli probabilmenmte superiori di Chloe.

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  2. Chloe non l'ho ancora visto; tra quelli che ho visto di Egoyan sicuramente questo è il migliore.

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