lunedì 16 novembre 2015

Full Contact ( David Verbeek , 2015 )




Full Contact (2015) on IMDb
Giudizio: 4.5/10

La guerra coi droni è diventata la nuova frontiera delle attività belliche: come un videogioco si manovra il joystick ,si inquadra il bersaglio e partono i missili dalle navi che annientano il bersaglio; già a Venezia 71 Andrew Niccol ci aveva dato la sua lettura di questa nuova frontiera col deludente Good Kill; il regista olandese David Verbeek ripropone lo stesso tema con una prospettiva diversa.
Sebbene il drone si usi e si guidi con un joystick come fosse uno dei tanti videogiochi sparatutto e il pilota se ne stia comodamente seduto davanti ad una consolle a migliaia di chilometri di distanza, nel conforto dell'aria condizionata e di una vita apparentemente normale, i missili ammazzano, come quelli degli aerei e delle navi lanciati senza l'ausilio dei droni.


Frustrazione e rimorso sono sempre dietro l'angolo, basta poco, un bersaglio sbagliato, danni collaterali non previsti ed il precario equilibrio psicologico che sembra affliggere i manovratori va ben presto in frantumi.
E' quello che succede al protagonista del film, che sin dall'inizio , si intuisce, soffre di problemi psicologici e di adattamento; un missile che cade su un bersaglio forse sbagliato o forse usato come scudo dai terroristi causa vittime civili in una scuola e il baratro è di fronte, ad un passo, imperscrutabile e profondo.

Partendo da una prima parte, probabilmente quella più solida, nella quale seguiamo le gesta del pilota di droni, in maniera molto simile al lavoro di Niccol che abbiamo citato, Verbeek suddivide il racconto in tre momenti che diventano episodi: la cronaca della vita del pilota, l'abisso interiore che si appalesa come una isola deserta piena di grotte buie e di pochi abitanti che sono i fantasmi dei morti causati dal missile, e una sorta di resurrezione psicologica, una redenzione che passa attraverso la boxe e le botte prese e date.
Se da un lato il trittico di cui si compone Full Contact sembra essere leggibile senza grosse difficoltà, è la ostentata ricerca di cripticità e di simbolismi, di proiezioni psichiche e di studi psicologici che non convince affatto mostrando momenti di debolezza cinematografica estrema.
Lo sviluppo temporale della storia stessa sembra alquanto carente e zoppicante: un insieme di quadri simbolici carichi di analisi psicanalitica che fanno ben presto scivolare la pellicola in un oscura e disordinata disamina degli spettri che popolano l'animo umano.
L'unico aspetto positivo del film risiede nella bellezza delle immagini, soprattutto nel secondo segmento, dominate da una ricerca naturalistica degna di nota; per il resto Full Contact è lavoro che lascia perplessi per il suo impianto complessivo,  destinato, come tanti, a finire ben presto nel dimenticatoio.

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