sabato 10 marzo 2018

Una donna fantastica [aka A Fantastic Woman aka Una mujer fantastica] ( Sebastian Lelio , 2017 )




A Fantastic Woman (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10


Sfruttando alla perfezione l’ostentato e anche un po’ ipocrita clima di “integrazione” che ha animato la 90° edizione degli Oscar, Una donna fantastica del cileno Sebastian Lelio, affiancato dal robusto intervento produttivo di Pablo Larrain, vince la statuetta nella categoria film in lingua straniera sbaragliando opere anche decisamente superiori quali Loveless e Corpo e anima ; d’altronde in un trionfo di afflati anti barriere trumpiane, proteste sdegnose tinte di femminismo militante contro puttanieri e molestatori, grida di allarme contro una nuova forma di razzismo post-obamiano meno becera ma ben più perniciosa, storie delicatamente gay e favolette per adulti che inneggiano al superamento della discriminazione e della diversità, poteva mai un film che tratta in maniera schietta e senza tanti fronzoli il tema del transessualismo passare inosservato, a maggior ragione quando la protagonista (la eccellente Daniela Vega) è stata pomposamente etichettata come prima attrice transgender a presentare la notte degli Oscar?


L’opera di Lelio è infatti incentrata sulla figura di Marina, una  trentenne, aspirante cantante che si guadagna da vivere come cameriera in un ristorante e che intrattiene una tenera storia d’amore con Orlando un imprenditore tessile decisamente più maturo di lei che ha mollato la famiglia e che ha in procinto di vivere sotto lo stesso tetto con Marina.
Orlando una sera muore, colpito da una emorragia cerebrale, nonostante l’estremo tentativo della donna di portarlo prontamente in ospedale; Marina capisce subito che sarà sola ad affrontare il mare di problemi che le si riverseranno addosso, perché lei non è una “vera” donna bensì, prima di tutto, un trans; la famiglia di Orlando, compresa una isterica ex moglie che pensa che il marito sia semplicemente caduto in un gorgo di perversione sessuale, non intende rispettare minimamente la protagonista, tranne, forse il fratello di Orlando che timidamente sembra volerla comunque tenere in considerazione.
Divieto di partecipare alla cerimonia funebre, riconsegna immediata di automobile e chiavi di casa, insulti e che si spingono persino ad una raccapricciante scena di violenza psicologica prima di tutto, la volontà assoluta di non voler minimamente capire il senso di quella relazione che si basava invece sul puro rispetto e sull’amore,persino chi indaga sulla morte dell’uomo a causa degli ematomi e delle ferite trovate sul suo corpo in seguito alla caduta per le scale durante l’affannosa corsa in ospedale, sembra voler cercare solo qualche spunto morboso, di violenza e di sopraffazione rifiutando aprioristicamente quella che invece è stata una storia di amore e affetto tra due persone adulte consenzienti: le ferite sul corpo di Orlando diventano le stigmate di un rapporto insano, il segno della violenza che inevitabilmente deve permeare un rapporto perverso che nasce da desideri turpi, il segno della colpa di Marina e dello stesso Orlando presi dal vortice della insana passione che si basa sulla sopraffazione.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

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