mercoledì 27 gennaio 2010

Shutter ( Banjong Pisanthanakun , Parkpoom Wongpoom , 2004 )

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Vendetta oltre la morte


Tun e Jane, fotografo rampante e belloccio lui, laureanda lei, di ritorno da una festa investono una giovane donna, fuggendo poi spaventati senza prestare soccorso.
Il fatto crea turbamento soprattutto nella giovane , ma quando strane presenze iniziano a prendere corpo, dapprima in maniera flebile come ombre su fotografie ed in seguito prepotenti e ossessive, i due si rendono conto di essersi attirati le ire di una qualche entità legata alla ragazza morta. Quando poi tre degli amici di Tun sin dai tempi del liceo muoiono suicidi in rapida successione, la coppia , atterrita, decide comunque di indagare; scopriranno che gli eventi hanno una qualche attinenza con una ragazza , Natre, che fu fidanzata abbandonata di Tun.
Il fantasma che li perseguita dimostra sempre più i suoi intenti bellicosi e quando la verità, crudissima ,verrà a galla,  la vendetta verso Tun sarà peggiore della morte.
La coppia di enfant prodige del cinema thailandese dai nomi impronunciabili, esordisce con un lavoro che lungi dall'avere una seppur minima impronta di originalità è però riuscito in larghissima parte , se non altro perchè in grado di donare qualche sano balzo sulla sedia. I canoni sono quelli classici cui il cinema orientale si ispira ormai da anni e che vanno da The grudge a Ringu , fino a Dark Water che accanto a capelli neri lunghi sul volto, apparizioni improvvise , rumori e grida più o meno spaventevoli, vede la figura del fantasma incavolato affamato di vendetta per il torto subito.
Qui in Shutter l'anima in pena che cerca pace riemerge dopo anni portando allo scoperto un amore tradito e umiliato nellla maniera più turpe e soprattutto mostra il volto della vendetta senza appello, senza possibilità di perdono e redenzione e va a toccare un nervo scoperto che negli ultimi tempi, grazie a riviste e  programmi  ad impronta pseudoscientifica , sembra essere molto sensibile, dimostrando un morboso anelito al soprannaturale : la presenza dei fantasmi , di entità che ci vivono accanto quasi fossero angeli custodi; la novità di Shutter sta proprio nel fatto che il fantasma sta veramente addossso , anche quando la vendetta è stata consumata.
Nonostante la giovane età i due registi dimostrano oltre che una grande conoscenza della filmografia di genere, anche una notevole tecnica cinematografica, supportata da un buon montaggio; semmai è sulla sceneggiatura che si può avanzare qualche dubbio lecito, proprio per quella sensazione troppo forte di già visto tante volte.
In definitva comunque il film si lascia apprezzare, regalando alcuni momenti di sana suspance e una costante tensione pronta ad esplodere, oltre che, una volta tanto, creare un legame emozionale indirizzato nettamente verso il fantasma che, al di là delle fattezze spaventevoli, questa volta si circonda di un aura più consona ad un angelo vendicatore.

1 commento:

  1. Non fa paura. Assorda ogni tanto i timpani con un'audio-impennata. Una ghostory thailandese... non mi riesce di chiamarli horror. Fantasmi vendicativi. Fotografati. Prediligono la Polaroid. Soliti fantasmi iconograficamente orientali. Niente salti sulla poltrona, però neppure sulla/della storia: seppur semplicistica, si segue, ci si rompe ma si fotografa... certe atmosfere, alcune movenze diavolesche e feline del fantasma capellispaghetti non sono proprio da cassonetto. L'ultima scena - un minuto, mezzo minuto - è suggestiva, e bella. Quella che m’ha fatto spostare. Il resto perdibile, rifritto nel già-visto dell'horror capelluto del sol levante.
    Que es un fantasma? "Un istante de dolor" dice Del Toro ne "La spina del diavolo"...
    Istanti - dilatati! - di cui invece abbonda l'ottimo KAIRO di KIYOSHI KUROSAWA.

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