venerdì 10 dicembre 2010

Love Exposure ( Sion Sono , 2008 )

Giudizio: 9/10
Il ciclone Sion Sono


Poteva mai un film di 4 ore di un regista giapponese provocatorio, irrispettoso fino quasi all'iconoclasia, adorato da una abbastanza ristretta cerchia cinefila e considerato dai più un pazzo furioso pervertito, trovare spazio nelle sale italiane affollate da ignobili baggianate? La domanda è chiaramente retorica e l'ovvia risposta comporta la mancata visione, per chi non metta in atto una ostinata cocciutaggine per procurarselo, di uno dei film più belli e stimolanti degli utlimi anni, naturale prodotto di una mente fertile e coraggiosa come quella di Sion Sono, uno dei registi più bravi del cinema nipponico contemporaneo.
Love Exposure, pur mancando di quel folle surrealismo visionario che animava Strange Circus, indubbio capolavoro del nuovo millennio, è comunque un opera meravigliosa in cui il regista da sfoggio del suo indubbio bagaglio culturale oltre che di una abilità tecnica strabiliante.

Raccontare, seppur brevemente, quattro ore di pellicola è impresa titanica , oltre che probabilmente sconveniente, quindi il plot non può  che essere appena accennato.
Yu è un ragazzo che vive in una famiglia in cui regna una profonda religiosità, i suoi momenti felici sono quelli in cui assiste alle preghiere della mamma di fronte ad una statua della Vergine; quando l'amata genitrice muore, il padre cercherà ancora di più conforto nella fede , avviandosi al sacerdozio, ben presto però vacillante sotto i colpi inferti dalla presenza di Kaori una giovane peccatrice che si infatua di lui e che lo porta sull'orlo dell'abbandono dei voti. La donna, delusa dal mancato matrimonio, se ne va e il padre viene colto da un impeto religioso che lo porta a confessare il figlio ogni giorno alla ricerca spasmodica di peccati che il ragazzo non ha mai commesso; una volta compreso che l'unico modo per farsi accettare dal padre sarà quello di confessare i peccati, il giovane si avvierà sulla strada della perversione, divenendo un feticista voyeur che colleziona foto di mutandine scattate sotto le minigonne delle ragazze. Il percorso della perversione del giovane si arricchisce della presenza di due giovani donne: Yoko, colei che lui eleggerà a sua personale Vergine Maria e Keiko, una disadattata sadica a capo di una setta religiosa che estremizza gli insegnamenti di Gesù Cristo: entrambe le ragazze hanno alle spalle una storia di soprusi e violenze famigliari che le rendono cariche d'odio per gli uomini.
La spasmodica ricerca dell'amore totalizzante sarà il collante di tutte le storie che nell'arco di tutta la durata del film vedrà coinvolti  i personaggi principali.
L'amore secondo Siono è un sentimento che opprime, destabilizza, getta nel panico l'uomo di chiesa, corrode l'animo da pervertito del giovane Yu, nel profondo del quale alberga il sentimento nella sua forma più pura, ma il film è tanto altro: è critica verso la religione che si appropria delle anime e le schiavizza, è esecrazione per le sette religiose che annullano la personalità ( è quasi una fobia nel Giappone moderno), è ricerca della libera espressione della personalità troppo castrata dalla rigida società giapponese, è critica feroce verso l'istituzione della famiglia più spesso fonte e causa di disagi e di dolori che rifugio accogliente ( tematica ricorrente nei lavori di Sono) , è appalesare la difficoltà dei rapporti figli-genitori che con forza il regista torna a sottolineare anche nelle forme più estreme e violente.
Tutto gettato sullo schermo con grande coerenza e organicità, senza disperdersi in mille rivoli come invece avveniva in Noriko's dinner table o in Strange Circus, al punto che mai , neppure per un attimo, noia o disinteresse si affacciano.
La spasmodica ricerca di un amore che destabilizzi e renda liberi nella tua estremizzazione percorre grandissima parte della narrazione con momenti che anche visivamente toccano vette di bellezza purissima (si pensi alla scena sulla spiaggia e alla lettura della lettera di San Paolo ai Corinzi), ma a questo si miscelano altri registri narrativi che vanno dallo splatter alla commedia ,con piccoli accenni al softcore ( la parata di mutandine, le erezioni del protagonista), con inoltre, un largo dispiego di simboli religiosi usati anche in maniera non propriamente convenzionale.
Ed infine la bravura sublime del regista nel sapere trattare le immagini, nell'incastonare le scene, nell'usare una colonna sonora variegata che spazia da Ravel al J-pop, nel riflettere sul peccato e sulle perversioni, nel disegnare dei personaggi coerenti nella loro drammaticità, nel confezionare una storia da cui sguscia fuori freschezza e vitalità.
I film di Sono si apprezzano, e questo forse più di tutti, per la capacità che hanno di investire lo spettatore di immagini che si sposano con tematiche e riflessioni che scavano dentro il nostro animo, lasciandoci , spesso, nudi e impotenti di fronte ad un trambusto emotivo che si perpetua per un bel po' anche a visione terminata.

4 commenti:

  1. mi devo ancora accingere all'impresa, ma già mi lecco i baffi, conoscendo i precedenti di Sono. mi sa tanto di opera totale à la Inland Empire...

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  2. E' una impresa solo apparente, ti assicuro, visto che le quattro ore scorrono che è una bellezza.
    Chi apprezza Sono lo troverà grandioso, un capolavoro che raggiunge quasi le vette di Strange Circus percorrendo però strade diverse.

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  3. Dopo una recensione così la curiosità è molta.
    Ma si può sapere dove te lo sei procurato??

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  4. Su italianshare lo trovi in svariate salse (tor, edk http) con tanto di sub.
    Io trovo che sia un regista grandissimo, molto sui generis, di quelli che se piace, ami alla follia.

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