sabato 15 giugno 2013

A Touch of Sin / 天注定 ( Jia Zhangke / 贾樟柯 ,2013 )

Giudizio: 8.5/10
La violenza è dentro di noi

Sette anni sono trascorsi da quando la Mostra del Cinema di Venezia conferì a Jia Zhangke il massimo riconoscimento per Still Life; da allora il regista cinese si è cimentato solamente in lavori documentaristici (molto sui generis ). Con A touch of Sin interrompe la sua assenza dietro la macchina da presa per lavori di fiction e Cannes gli assegna il Premio come migliore Sceneggiatura, consacrandolo definitivamente come uno dei più grandi cineasti del Cinema moderno.
A Touch of Sin è lavoro che per molti versi risulterà comunque fondamentale nel curriculum cinematografico di Jia: è un deciso ritorno a temi e a situazioni già esplorate ma scandagliate stavolta con un occhio decisamente meno distaccato.
Quello che all'apparenza può sembrare un film quadripartito con un impianto da crime story è in effetti un racconto unitario di disperazione e di violenza dalle tinte cupe, dietro il quale si intravede una profonda riflessione sul male che la società moderna foraggia ed alimenta fino a portare alla deflagrazione inevitabile.

Le quattro storie che Jia, con impeccabile maestria e bravura tecnica, tratteggia sono prototipi di un malessere che in Cina, ma estrapolando si potrebbe dire ovunque, serpeggia pericoloso: l'economia selvaggia che chiude le miniere e arricchisce pochi furbetti descritta nel primo segmento, il malessere per una vita ai margini delle luci della ribalta nel secondo, la protervia e la violenza che porta il denaro col quale si crede di poter comprare tutto nella terza storia e il disagio giovanile per una società che destabilizza sia economicamente che sentimentalmente nella tragica quarta parte.
Vagando dall'innevata natale regione dello Shanxi al clima quasi equatoriale del Guandong, dalla selva di grattacieli della metropoli più popolosa del pianeta Chongqing all'Hubei, Jia racconta quasi fosse un unico corpo narrativo le storie di ingiustizia , di soprusi e di prevaricazione ; spazia tra i minatori senza lavoro alle prostitute siano esse in servizio in squallide saune o in lussuosi bordelli travestiti da club esclusivi, tutte situazioni nelle quali pian piano emerge quella che per Jia è una porzione oscura della natura umana: la violenza che esplode come colpo di fucile a pallettoni o come coltellata o ancora come insulto alla propria vita.
Ecco perchè A Touch of Sin, che per qualcuno dovrebbe essere una sorta di specchio moderno di quello che fu A Touch of Zen di King Hu che esaltava la spiritualità che , sotto varie forme, ha sempre fatto parte della cultura cinese ,è ben oltre che una crime story inserita in un contesto sociale.
Pur presentando una continuità narrativa che regala una mirabile organicità al racconto le quattro storie hanno una struttura differente tra loro: più convenzionale quella del minatore che si ribella al mondo, leggermente più debole quella del giovane che fugge dalla vita quotidiana e che trova soddisfazione solo nella pistola fumante, ricca di metafore e simbolismi quella della receptionist della sauna , violentemente drammatica quella del giovane in cerca di fortuna col lavoro.
Tutto è tenuto assieme da un finale tanto bello quanto enigmatico che risulta essere il tocco finale, la firma indelebile di Jia Zhangke.
I quattro personaggi protagonisti sono interpretati con grande efficacia da un bravissimo Jiang Wu, fratello del grande regista Jiang Wen, che bene rappresenta il crescere e l'esplosione della violenza individuale, da un Wang Baoqiang silenzioso ed errabondo, dalla solita grande Zhao Tao che sa  trasformarsi da mansueta a spietata sotto i colpi delle vessazioni e dal giovane Luo Lanshan.
Sarà come sempre la storia ad inserire A Touch of Sin nel luogo che merita, di sicuro Jia Zhangke sembra volere dare un un uovo impulso a quella che è la sua grandissima carriera artistica, con un film che rivoluziona e al tempo stesso rinnova la sua visione del racconto cinematografico.

2 commenti:

  1. Sembra all'altezza di Still Life, che all'epoca mi piacque moltissimo.

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  2. Bellissimo, per me forse il miglior film di Jia. "Still Life" e gli altri suoi film semidocumentaristici invece non mi avevano mai convinto appieno (salvo forse "The world")...

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