domenica 17 maggio 2015

Unsung Hero ( Take Masaharu , 2014 )




In the Hero (2014) on IMDb
Giudizio: 7/10

Del regista giapponese Take Masaharu abbiamo visto ad Udine anche 100 Yen Love , racconto ambientato nel mondo della box e trattato con grande precisione e divertimento e  ricco di una forte componente umana; Unsung Hero è lavoro che con le medesime prerogative si avvicina ad un ambiente particolare del mondo cinematografico, quello dei suit actors, coloro che cioè, spesso senza mai scoprire il volto, donano il loro corpo a personaggi in costume, quasi sempre supereroi o affini mutuati dal mondo dei fumetti.


Ed è proprio su Honjo Wataru, veterano di questa categoria di attori, che si incentra la storia raccontata in Unsung Hero: appassionato di arti marziali, devoto fan di Bruce Lee , Honjo svolge il suo lavoro con grande professionalità coltivando nel frattempo la speranza di poter un giorno avere un parte che lo liberi dai costumi da supereroe e possa permettergli di dimostrare il suo talento.
Amatissimo e rispettatissimo dai colleghi , Honjo ha una giovane figlia che , condizionata anche dalla madre ex moglie dell'uomo, non nutre grande stima per il padre, considerato una specie di scavezzacollo perditempo ed inconcludente.

Il colpo di fortuna sembra arrivare quando la serie televisiva per la quale lavora da anni e che narra la storia di quattro supereroi mascherati viene presa in considerazione per uno spin off cinematografico di stampo addirittura hollywoodiano: ovviamente la parte non andrà ad Honjo bensì ad un giovane attore ambizioso e arrogante che però dietro l'aspetto esteriore nasconde un animo gentile visto che da solo cresce i suoi fratelli giovanissimi.
Per Honjo rimane solo la parte dell'esperto maestro per  il giovane attore che  lui, nonostante l'orgoglio ferito, svolge con la consueta professionalità portando il giovanotto ad ottenere la parte.
Una scena del film senza  cavi nè CGI perchè il regista è un pazzo megalomane, però spaventa il nuovo protagonista e allora non resta che chiamare il vecchio Honjo per interpretare finalmente un ruolo vero in un film d'azione: il traguardo è raggiunto quindi ma la scena è di quelle da lasciarci l'osso del collo...
Il pregio di Unsung Hero, come era parimenti 100 Yen Love, è nella scelta di raccontare un piccolo ambiente ristretto molto settoriale con uno sguardo libero da ogni intento spettacolare e moralista: Honjo è uno di quei piccoli personaggi ordinari, che si guadagna lo stipendio con grande onestà e professionalità nonostante nel profondo del suo animo rimanga costante il rimpianto per qualcosa di incompiuto; un fallito secondo alcuni, un perditempo infantile per altri, per noi invece è un bel personaggio ricchissimo di umanità che è sempre pronto a mettersi a disposizione dei colleghi.
Il backstage dove lavora e vive Honjo, sognando Bruce Lee e le arti marziali, è un ambiente che nulla ha a che vedere con il palcoscenico cinematografico delle star e degli attori da copertina, ma proprio per questo nasconde una carica di umanità e di sentimenti pulsanti che è difficile trovare nello star system.
L'omaggio poi ai suit actors e alle controfigure in genere è molto forte seppur equilibrato e non cade in nessuna delle trappole che potevano trovarsi lungo il percorso: il tema del rimpianto personale è trattato con delicatezza e Take vuole mettere più l'accento sulla solidarietà che vige tra questi onesti artigiani del cinema che sugli aspetti di rivalsa.
Unsung Hero è insomma un buon film , sia perchè tratta di un argomento in effetti poco preso in considerazione sia perchè costruisce dei personaggi veri e credibili che ispirano grande simpatia.
L'attore Karasawa Toshiaki, cui il personaggio calza benissimo visto che almeno per alcuni aspetti c'è comunanza tra il personaggio fittizio e lui stesso (anche Karasawa grande fan di Bruce Lee, attore dagli anni 80 che ha interpretato ruoli simili a quelli del personaggio), regala una eccellente prova probabilmente in forza proprio di questo aspetto autobiografico, mentre nel ruolo del giovane attore che aspira ad Hollywood si cimenta il giovane Fukushi Sota che già vedemmo all'ultimo Festival di Roma nel film di Miike Takashi As the Gods Will, dimostrando ancora una volta di essere uno dei volti giovani più interessanti del cinema giapponese.

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