giovedì 20 gennaio 2011

Poetry ( Lee Chang-dong , 2010 )

Giudizio: 6/10
La poesia di Lee non abita qui


Altro regista asiatico stimatissimo in Europa e ospite fisso dei vari Festival, Lee Chang-dong sbarca a Cannes con il suo ultimo lavoro, dal quale si ci attendeva moltissimo dopo che il regista ci  aveva regalato quell'autentico capolavoro che è Peppermint Candy e altri due lavori belli e controversi quali Secret Sunshine e Oasis.
Le aspettative , occorre dirlo subito, sono andate in buona parte deluse, perchè Poetry lascia molto amaro in bocca, mancando in maniera palese di quella forza con la quale Lee è solito permeare i suoi lavori, al punto che il film appare eccessivamente minimalista e molto meno poetico di quanto fosse nelle intenzioni del regista.
La storia ruota intorno alla figura di una donna vicina ai settanta anni, Yang Mi-ja che vive in una città di provincia, in cui inizia ad affacciarsi con sintomi sfumati e subdoli il morbo di Alzheimer e che accudisce il nipote adolescente , tanto sfaccendato quanto idiota, che si è reso responsabile, in combutta con altri coetanei, di ripetute violenze contro una compagna di scuola costretta a suicidarsi.

mercoledì 19 gennaio 2011

Ararat - Il monte dell'arca ( Atom Egoyan , 2002 )

Giudizio: 6/10
L'arte che veicola la memoria


La memoria di un genocidio troppo spesso sottaciuto, quello degli Armeni ad opera dei Turchi nel 1914, quando non addirittura negato, incombe , pesante come un macigno, sul film , e non potrebbe essere altrimenti ,considerando le origini del regista.
Egoyan però non si lancia in un film storico-politico e assieme di denuncia, probabilmente non è proprio nelle sue corde, troppo interessato come è ai piccoli mondi che si incrociano  ed entrano in conflitto, bensì tenta una operazione di proiezione, ricorrendo all'ormai classico , e spesso abusato, registro narrativo del cinema nel cinema.
Non è quindi lui a dirigere il film sullo sterminio, bensì un affermato regista armeno, che vediamo all'opera nella costruzione di una pellicola dalla chiara impronta retorica; intorno a questo nucleo centrale, ruotano altre tessere di un mosaico, secondo i canoni cari al regista: una scrittrice studiosa di Gorky, artista armeno , simbolo del genocidio, morto suicida nel 1948, il giovane figlio che di ritorno da un vaggio in Turchia alla ricerca delle sue radici, passa la notte in dogana, in attesa che si chiarisca cosa contengano realmente quelle scatole dove abitualmente si conservano le pellicole cinematografiche e che intrattiene col doganiere un lungo discorso sul genocidio e sull'importanza dell'arte; lo stesso pittore Gorky, che vediamo intento a dipingere un suo autoritratto con la madre , opera simbolo sulla quale si teorizza in lungo e in largo nel film; un attore di origine turche che nell'interpretare il film scopre quanto gli eventi di tanti anni prima ancora pesano sulla realtà odierna.

martedì 18 gennaio 2011

Hereafter ( Clint Eastwood , 2010 )

Giudizio: 6.5/10
Dove ci porta la morte ?


Cosa c'è dopo la morte? Credo non esista persona al mondo, di qualunque età, credente o atea , che non si sia posta, magari solo per un attimo, questa domanda.
Altrettanto fa Clint Eastwood nel suo ultimo lavoro, non dando di fatto una risposta compiuta  (come avrebbe potuto?), ma affrontando comunque l'interrogativo, senza mai lanciarsi in dissertazioni scientifiche (o pseudotali) nè tanto meno in sproloqui spirituali o grondanti superstizioni, semplicemente mostrando l'anelito a scoprire la sostanza dell'aldilà in tre personaggi che fungono da perno del film e che in un modo o in un altro con la morte hanno un qualche rapporto.
Marie Lelay è una giornalista di successo parigina che durante una vacanza in Estremo Oriente sente la morte ad un passo in seguito ad un tremendo tsunami, da allora ha frequnti visioni di un luogo che ha visitato nei momenti in cui la vita stava sfuggendole; George Lonegan è un operaio che possiede il dono ( anzi la condanna come pedantemente viene ripetuto più volte) di vedere oltre la vita e che ha smesso di fare il sensitivo di professionene perchè, a suo dire, non aveva più una vita; Marcus è un ragazzino che conosce la pesantezza della morte quando il gemello muore investito da un'auto e lui continua in qualche modo a farlo rivivere , cercando di trovare un modo per comunicare con lui.

Takeshis' ( Takeshi Kitano , 2005 )

Giudizio: 7/10
E' un punto di arrivo o di partenza ?


Alla luce dei lavori seguenti , la rivisione di Takeshis' si rende quasi obbligatoria, soprattutto per chi, come il sottoscritto, provò un senso di stordimento allorquando il film uscì sei anni orsono.
Con questo lavoro, assolutamente atipico sia in senso assoluto che , soprattutto, relativamente al percorso cinematografico di Kitano, di fatto il regista sembra allo stesso momento chiudere una pagina della sua vita artistica ed aprirne un 'altra, quasi a volere tirare un consuntivo del suo Cinema.
Al di là della scelta narrativa, vicina a certo surrealismo felliniano, Kitano si guarda allo specchio come cineasta e come uomo di spettacolo, rimandando la riflessione sul Cinema al seguente Glory to the filmaker e sull'arte a Achille e la tartaruga: un tirare le somme del suo lavoro che presenta tante facce quanti sono i Kitano che conosciamo: showman, regista, guitto, attore e pittore.

lunedì 17 gennaio 2011

La regina dei castelli di carta ( Daniel Alfredson , 2009 )

Giudizio: 4/10
Fine della storia ( per fortuna...)


Terzo e (per fortuna) ultimo capitolo della trilogia del Millennium, la storia comincia dal medesimo punto in cui si era interrotta con la seconda parte; stesso regista, stessi attori (ovviamente) e , ahimè, stesso risultato scadente , perfettamente in linea con l'episodio precedente.
Da una parte la storia di Lisbeth, sopravvissuta ad una pallottola nel cervello e prossima al processo per tentato omicidio del padre Zalachenko, anche lui miracolosamente sopravvissuto alle accettate della figlia, ma non alla decisione dei suoi vecchi compari di una sezione deviata dello spionaggio, che seppur vecchi decrepiti trovano il modo di farlo fuori e di rimettere in piedi una struttura che anni prima, all'ombra dei palazzi governativi, gestiva la spia russa.

sabato 15 gennaio 2011

The secret reunion ( Jang Hoon , 2010 )

Giudizio: 6/10
Prima nemici poi amici


Una cellula di inflitrati nordcoreani è in azione a Seul, con la missione di uccidere i "traditori" rifugiati al sud, sulle loro tracce il nucleo speciale al comando dell'agente speciale Lee informato da una soffiata sul bersaglio dell'azione; l'operazione non andrà a buon fine, solo lo spietato capo inviato dal nord si salverà, la manovalanza, accusata di tradimento, rimarrà nel limbo della mancata protezione: se rientrano in patria saranno fatti fuori per tradimento, se si consegnao ai sudcoreani le ritorsioni saranno letali, l'agente Lee colpevole del fallimento perde il posto e lo ritroviamo sei anno dopo a capo di una agenzia che si occupa di recuperare persone scomparse.
Il caso lo metterà di fronte a Song Ji-won , uno dei componenti del commando che ha tentato di rifarsi una vita: si riconosceranno entrambi ma celeranno la cosa con la speranza di poter mettere a frutto quell'incontro. Song accetterà la proposta di lavorare con Lee e tra i due inizierà un gioco di controllo, sospetti e marcamento ad uomo spietato, ma , nello stesso tempo, sorgerà anche una forma di amicizia, dettata essenzialmente dalla loro solitudine.

venerdì 14 gennaio 2011

All about love ( Ann Hui , 2010 )

Giudizio: 7.5/10
Le nuove frontiere della famiglia


Macy e Anita sono due quarantenni bisessuali, ex amanti che si rincontrano in un centro di supporto per donne in gravidanza; due notti brave, scaturite da solitudine e ricerca di relazioni effimere , hanno lasciato il segno indelebile ed il loro ritrovarsi e gettarsi con immutata passione una nelle bracia dell'altra, diventa lo stimolo a proseguire la gravidanza senza abortire.
Anita è silenziosa, schiva, introversa rimasta legata al ricordo dell'amica, Macy invece è esuberante, mascolina, timorosa dei legami, frequentatrice di un giro di lesbiche e militanti politiche che si battono contro la discriminazione sessuale e di cui lei non approva l'integralismo.
I partner di una notte futuri padri sono un ragazzotto ventenne, Mike, e un cliente di Macy, Robert, che lei assiste per le controversie legali con la moglie: inutile il tentativo dei due di accollarsi le responsabilità dell'accaduto, le due donne decidono che saranno madri anche in assenza di un padre, dopo che per un attimo nella mente di Macy è passata l'idea di fungere da utero in affitto per due amiche lesbiche che non riescono ad avere un bambino in adozione.

giovedì 13 gennaio 2011

CinquePerDue - Frammenti di vita amorosa ( Francois Ozon , 2004 )

Giudizio: 8/10
La vita di coppia secondo Ozon


Cinque scene per altrettanti momenti simbolo della vita di coppia compongono l'amaro e dolente compendio dell'amore coniugale secondo Francois Ozon, che con la consueta abilità unita ad una lucidità espressiva notevole mostra tutto il suo pessimismo sul rapporto di coppia, omo o eterosessuale che sia, visto come un illusorio momento di benessere in cui però sono altre le tematiche che si affacciano e che lo minano sin dall'origine.
I cinque frammenti di vita amorosa , come recita l'ingombrante sottotitolo alla versione italiana, come se allo spettatore vada spiegato sempre tutto, riguardano una coppia che seguiamo a ritroso, dal giorno in cui il divorzio diventa effettivo, con una lunga e agghiacciante lettura dell'atto di separazione, al giorno della confessione e del racconto della tragressione non condivisa e del tradimento, a quello della nascita del figlio, al matrimonio e al primo incontro, tappe che sono segnate come macigni, così ovvie e così uguali a molte coppie, ma raccontate con una partecipazione apatica dei personaggi, forse da subito consci del loro destino ineluttabile come lascia metaforicamente intendere il finale( che poi è l'inizio) in cui il sole al tramonto, nel luogo simbolo , ammantato di sacralità per il cinema di Ozon, che è la spiaggia.

mercoledì 12 gennaio 2011

Il grande capo ( Lars Von Trier , 2006 )

Giudizio: 7/10
Tra sarcasmo e commedia degli equivoci


Incursione inaspettate e fortemente atipica di Lars Von Trier nella commedia, con tanto di predica iniziale a dimostrare che anche quella forma di spettacolo è Cinema, in cui il regista danese, abbandonato ormai il Dogma (che comunque viene citato nel film) si diverte ugualmente mostrando uno spirito dissacratorio che spazia dall'aspetto tecnico (le riprese gestite dal computer con la tecnica dell'automavision) a quello politico, sociale ed etnico fino alla metafora sullo spettacolo e sull'attore che sta dietro la storia.
Un attore disoccupato viene assoldato dal capo di una azienda informatica per svolgere il ruolo del Grande Capo, un personaggio immaginario creato dal vero capo per fare da parafulmine a tutte le sue decisioni e siccome questo personaggio ovviamente è sconosciuto a tutti l'attore diverrà subito il suo alter ego, anche perchè il progetto che lo voleva in quel ruolo solo per il tempo necessario per stipulare la vendita della società ad un imprenditore islandese, subisce un contrattempo che costringe l'attore a continuare a svolgere la sua parte.

Oki's movie ( Hong Sang-soo , 2010 )

Giudizio: 7/10
La donna come ago della bilancia


Anche quest'anno a Venezia Hong Sang-soo non ha fatto mancare la sua presenza, ospite ormai abituale delle kermesse europee dove solitamente riscuote grandi consensi, presentando il suo ultimo lavoro, questo Oki's movie che si presenta come un approdo del regista a tematiche che lo rendono sempre più assimilabile al cinema di Eric Rohmer, non a caso Hong riceve grandi elogi proprio dalla Francia che è divenuta quasi la seconda patria.
In effetti il regista sembra muoversi sempre nel solco a lui caro del cinema nel cinema che racconta la contrapposizione uomo-donna e la difficoltà dei loro rapporti, ma in questa occasione la sua visione sembra un po' più quieta, come se con questo lavoro avese trovato la quadratura del cerchio.

martedì 11 gennaio 2011

Il tempo che resta ( Francois Ozon , 2005 )

Giudizio: 8/10
Aspettando la morte


Ancora un riflessione sulla morte, vissuta sulla propria pelle stavolta e non sotto forma di abbandono. Il tempo che resta , come risultato si avvicina più a Sotto la sabbia che a Il rifugio , gli altri due capitoli che hanno per tema la perdita, l'abbandono e la morte, in quanto Ozon riesce con la consueta grazia e forza al tempo stesso a raccontare una storia che parla della preparazione e dell'accettazione della dipartita, in cui morte ed infanzia si intecciano quasi a dimostrare una continuità finalistica.
Romain è un giovane fotografo di moda che scopre a soli 30 anni di avere un cancro che gli concede scarsissime possibilità di sopravvivenza , anche sottoponendosi alla chemioterapia; decide di rifiutare ogni tentativo e di attendere la fine. La prima reazione istintiva è quella di nascondere il tutto senza informare nessuno e con un gesto dettato dall'egoismo e dall'istinto di sopravvivenza allontana da se la famiglia e il suo compagno; si confiderà solo con la nonna  perchè, come dicono entrambi, sono simili l'uno all'altra.

lunedì 10 gennaio 2011

Amphetamine ( Scud , 2010 )

Giudizio: 7.5/10
Quando il ponte sarà pronto...


Sotto l'egida rassicurante e, sulla carta, garanzia di qualità di Lawrence Lau in veste di direttore esecutivo, il regista HKese Scud porta questo suo lavoro alla Mostra di Berlino dove, come è ovvio e naturale , ottiene critche molto positive.
In effetti Amphetamine è film da festival in tutto e per tutto, che trova spazio nelle sezioni collaterali dove un certo sperimentalismo e tematiche al limite fanno venire l'acquolina in bocca a quella critica sempre alla ricerca dell'eccesso.
Sicuramente è pellicola da non passare inosservata per tutta una serie di motivi che vanno dalle tematiche trattate al coraggio con cui sono state messe in scena e che ne fanno comunque un lavoro che merita di essere visto.
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