La poesia di Lee non abita qui
Altro regista asiatico stimatissimo in Europa e ospite fisso dei vari Festival, Lee Chang-dong sbarca a Cannes con il suo ultimo lavoro, dal quale si ci attendeva moltissimo dopo che il regista ci aveva regalato quell'autentico capolavoro che è Peppermint Candy e altri due lavori belli e controversi quali Secret Sunshine e Oasis.
Le aspettative , occorre dirlo subito, sono andate in buona parte deluse, perchè Poetry lascia molto amaro in bocca, mancando in maniera palese di quella forza con la quale Lee è solito permeare i suoi lavori, al punto che il film appare eccessivamente minimalista e molto meno poetico di quanto fosse nelle intenzioni del regista.
La storia ruota intorno alla figura di una donna vicina ai settanta anni, Yang Mi-ja che vive in una città di provincia, in cui inizia ad affacciarsi con sintomi sfumati e subdoli il morbo di Alzheimer e che accudisce il nipote adolescente , tanto sfaccendato quanto idiota, che si è reso responsabile, in combutta con altri coetanei, di ripetute violenze contro una compagna di scuola costretta a suicidarsi.
Le aspettative , occorre dirlo subito, sono andate in buona parte deluse, perchè Poetry lascia molto amaro in bocca, mancando in maniera palese di quella forza con la quale Lee è solito permeare i suoi lavori, al punto che il film appare eccessivamente minimalista e molto meno poetico di quanto fosse nelle intenzioni del regista.
La storia ruota intorno alla figura di una donna vicina ai settanta anni, Yang Mi-ja che vive in una città di provincia, in cui inizia ad affacciarsi con sintomi sfumati e subdoli il morbo di Alzheimer e che accudisce il nipote adolescente , tanto sfaccendato quanto idiota, che si è reso responsabile, in combutta con altri coetanei, di ripetute violenze contro una compagna di scuola costretta a suicidarsi.