Giudizio: 7.5/10
Uno scrittore che racconta come ha pubblicato il suo libro: raccontando ciò che anni prima il proprietario di un lussuoso albergo, ora in rovina, gli raccontò sugli eventi accaduti negli anni 30: sembra un no sense, un astruso gioco di rimandi e di flashback, ma questo è Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, liberamente ispirato alle opere di Stefan Zweig, scrittore austriaco tra i più importanti del primo Novecento, cui il regista americano dedica un sentito omaggio con l'opera cinematografica.
Tutto ciò che è stato negli anni il marchio di fabbrica di Wes Anderson viene amplificato fino all'eccesso in questo lavoro che ottenne alla Berlinale il Gran Premio della Giuria: il gusto per la narrazione e per lo stile, qui estremizzato fino a creare un connubio tra kitsch e barocco, i personaggi spesso sopra le righe, la ricerca di un ambientazione fantastica , quasi fiabesca, si fondono in un unico monoblocco granitico che conferisce al film le vesti di una storia sospesa tra il reale ed il fantastico.