lunedì 17 maggio 2010

La moglie dell'avvocato ( Im Sang-soo , 2003 )

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Storie di adulteri

Disgregazione e dramma di una famiglia coreana moderna con tanto di lunga dissertazione sull'adulterio e sulle abitudini sessuale della Corea moderna: questo, in pillole. il tema del film di Im Sang-soo , uno dei più interessanti e originali registi coreani, che , dietro un film all'apparenza microcosmico, descrive in realtà il forte conflitto tra tradizione e modernità, in un paese in cui queste due anime faticano sempre più a coesistere.
Famigliola ed affini si presentano subito in tutti i suoi vizi  e virtù: marito avvocato di successo che passa la gran parte del suo tempo tra lavoro, amante  e bevute, moglie ballerina, sportiva, trascurata che rende pan per focaccia spupazzandosi un giovane vicino di casa, madre e padre di lui in perenne lotta di collisione che non evitano frecciate e insulti neppure quando lui vomita sangue e la cirrosi epatica lo divora, figlioletto perennemente ossessionanto dal suo status di adottato, foriero di lazzi da parte degli amichetti.
Tra incontri amorosi clandestini, pratiche erotiche curiose, masturbazioni , riscoperte dell'orgasmo e ammiccamenti vari, la vita scorre come può essere quella di schegge impazzite alla ricerca della (in)felicità, disegnando la frantumazione del nucleo famigliare e degli affetti tradizionali.
Solo il dramma, rapido e improvviso come un flash, riesce a dare un senso alle esistenze, catalizzando il processo di parcellizzazione fino all'estrema conseguenza.
Finale all'insegna del tentativo ipocrita di ricucire lo strappo con il marito che ne esce con le ossa rotte, a fronte della moglie che sa quel che vuole e che almeno uno straccio di etica lo possiede.
E' indubbiamente un bel film La moglie dell'avocato, che già dal titolo evidenzia dove effettivamente risiede il cardine della storia, che risulta amara e anche cattivella nonostante il finale che può indirizzare verso una levità che non esiste.
Per un paese tradizionalista come la Corea, un film che parla apertamente di adulterio, in tutte le forme, e che non risparmia scene di sesso abbastanza esplicite, risulta comunque dirompente, ma il regista, lo sappiamo anche dai lavori seguenti, possiede una certa vena dissacrante e provocatoria, gestita con molta eleganza, raccontando con semplicità l'intreccio di tradimenti che fa da sfondo al film.
Im dice che ha voluto solo raccontare l'adulterio, senza schermi morali e senza disegnare giudizi, e la cosa riesce bene , soprattutto quando affianca le attività famigliari ufficiali a quelle clandestine creando un fossato enorme tra pubblico e privato che genera una contraddizione esistenziale tra i protagonisti: quello che in molte altre pellicole viene visto come una sorta di fuga ristoratrice, qui appare solo come l'espressione di un profondissimo disagio personale che approda nella solitudine.

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