sabato 21 agosto 2010

2LDK ( Yukihiko Tsutsumi , 2003 )

Giudizio: 7/10
Duello giapponese , parte prima


Film dalla genesi quanto meno curiosa è stravagante, è il frutto di una sfida cinematografica tra i registi nipponici Yukihiko Tsutsumi e Ryuhei Kitamura: girare in una sola settimana una pellicola che rappresenti un duello mortale ambientato in un unico ambiente.
Con delle premesse simili  il lavoro non poteva non risultare interessante (Kitamura girerà Aragami), dando corpo a quella particolare predilezione che i giapponesi hanno per le sfide.
Ed è così che quella che sembra una sigla oscura di qualche composto chimico altro non è che la descrizione in sigla della tipologia di un appartamento con due stanze da letto, soggiorno, sala da pranzo e cucina, ambiente nel quale si svolgono le vicende. Protagoniste due attrici in cerca di fortuna: provinciale, pignola e spigolosa l'una, vamp, alla moda e navigata l'altra, si trovano a dividersi l'appartamento e  a contendersi il posto di protagonista in un film.
Inizio stile commedia con molto formalismo, dialoghi serrati che nascondono una profondissima ipocrisia che viene alla luce nei pensieri delle due riportati con voci fuoricampo; il proverbiale senso di competizione dei giapponesi e la sfrenata voglia di arrivare, unite al comune interesse per lo stesso uomo, trasformeranno il prosieguo in una battaglia senza esclusione di colpi, in cui l'insofferenza per la forzata coabitazione scaturirà una ferocia estrema e l'ovvio finale drammatico e beffardo.
Nelle regole della sfida cinematografica c'è tutto il lato interessante di questo lavoro: un cupo senso di claustrofobia e la lotta che sembra quella per la sopravvivenza (ed in parte lo è, almeno professionalmente) concorrono a trasformare le due protagoniste in animali selvaggi, privi di qualsiasi senso etico, capaci di andare anche oltre le proprie debolezze psicologiche , le incertezze e i sensi di colpa , in un crescendo di follia.
Se il luogo comune dell'ambiente cinematografico visto come un coacervo di amoralità e di personaggi detestabili suona fin troppo ovvio, il film trova il suo lato positivo nell'incedere lento e progressivo verso il baratro, grazie ad un cambio di registro narrativo che non sorprende affatto, visti i pensieri che affollano la mente delle due ragazze; la sfernata competitività e l'arrivismo concludono l'opera , al termine della quale c'è sempre la morte, per mano propria o altrui a seconda dei casi.
Il finale, degno del Miike più in forma, affianca al dramma la beffa estrema , quasi a dimostrare l'inutilità di tanto affannarsi e scannarsi.
In conclusione, pur soffrendo il film del difetto di sembrare un corto venuto troppo lungo, si lascia apprezzare per una regia sicuramente capace ed un ritmo che si mantiene costante per tutta la durata e che asseconda con tempestività gli scatti di violenza cui le due protagoniste (brave entrambe,Eiko Koike e Maho Nonami) cedono con l'incedere degli eventi.

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