domenica 15 agosto 2010

La promessa ( Jean-Pierre e Luc Dardenne , 1996 )

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La rivolta contro l'abbrutimento


Con questo lavoro, presentato a Cannes in una delle rassegne collaterali a quella ufficiale, i fratelli Dardenne si affacciano per la prima volta nel panorama cinematografico, imponendosi da subito per la loro tecnica originale e per le tematiche sociali congiunte ad una attenta e scrupolosa, quanto asettica, descrizione delle dinamiche che muovono l'uomo.
Il loro cinema pone sempre al centro della scena l'aspetto umano, quello che emerge da situazioni di degrado e di disperazione avvalendosi di un uso quasi spasmodico della macchina da presa a spalla, sempre piantata sui volti dei personaggi.
La promessa narra di un adolescente cresciuto troppo in fretta nel degrado, che sotto l'ala protrettrice e punitiva del padre , gestore di traffico di immigrati clandestini nell'orribile periferia belga, entra ben presto in contatto con il lato più duro e spregevole della vita, quello in cui non c'è posto per la solidarietà, quello governato dal passaggio di mano di soldi (nei primi munuti del film non si vedono altro che franchi belgi passati convulsamente di mano), quello dove la protervia dell'abuso della degnità umana si affianca all'abbrutimento degli struttati.
La tragedia che si presenta sotto forma di un incidente in cui uno degli immigrati africani muore cadendo da una impalcatura e volontariamente non soccorso dal padre per timore di guai, apre nel giovane Igor uno squarcio insanabile della sua coscienza: accettare la promessa richiesta dal morituro di occuparsi della moglie e del giovane figlioletto, diverrà per il ragazzo una questione di onore morale oltre che un lungo viaggio di affrancamento e di  ricerca della umanità perduta, anche a costo di ribellarsi al padre-padrone.
I temi dal razzismo, dell'immigrazione clandestina , dello sfruttamento sono trattati dai registi con grande asetticità senza ipocriti moralismi e , soprattutto, senza facili argomentazioni inclini alle ovvietà: la vita ai margini dell'umanità è una lotta dura, senza esclusione di colpi, cui Igor , facendo affidamento sulla sua ancora innocente anima, cerca di ribellarsi, portando in superficie quel senso di solidarietà e di civiltà che ancora albergano in lui.
La rivolta contro il padre diviene rivolta contro il suo stesso abbrutimento e contiene quel germoglio di positività che, seppure in condizioni di disagio e di deriva umana, i Dardenne intravvedono sempre nei loro protagonisti: un cinema che narra storie vere e cattive ma con sempre nel mirino quel soffio di vita vera  che , comunque, alberga ancora nell'essere umano. Il giovane Igor diventa quindi il primo di una lunga serie di piccoli eroi quotidiani ( da Rosetta fino all'ultima Lorna) che gettano un flebile raggio di luce su una condizione umana disperata, emarginata e apparentemente priva di vie d'uscita.
Il marchio di fabbrica di Jean-Pierre e Luc Dardenne con questo film è gettato sullo schermo: rimanendo fedeli per anni al loro stile e alle loro tematiche che raccontano l'Uomo, ci hanno donato lavori bellissimi, senza peccare mai di autocitazionismo; semplicemente hanno saputo raccontare storie di vita emarginata e disperata con una obiettività e con senso umanistico come pochissimi altri hanno saputo fare.

2 commenti:

  1. una storia di quelle che un tempo raccontavano grandi giornalisti e grandi scrittori.
    cinema realista, doloroso e necessario quello dei fratelli Dardenne, senza sconti per nessuno, neanche per chi guarda, un cinema in cui lo spettatore non può ritenersi assolto, ma coinvolto, come dice De Andrè.

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  2. Giustissimo Ismaele , ed è l'asetticità con la quale raccontano il degrado e la disperazione il grimaldello col quel penetrano nelle coscienze.

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