mercoledì 11 agosto 2010

La tigre e il dragone ( Ang Lee , 2000 )

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Rivisitazioni cinematografiche
Ritorno al wuxia


Dopo la lunga e , cinematograficamente, non particolarmente brillante parentesi americana, Ang Lee torna alle radici della sua cultura e della sua storia, dirigendo quello che probabilmente è il suo migliore film, attiggendo  e ridando fiato ad un genere, il wuxia, che è stato per tanti anni la linea guida di certa cinematografia orientale (soprattutto HKese). La rivisitazione che ne fa Ang Lee è senz'altro contaminata dalla sua cultura multietnica e dall'uso di strabilianti effetti speciali, ma non per questo meno attinente alla natura intima del wuxia, genere che fonda le sue basi su un etica e una tradizione tipicamente orientale.
La storia di Li Mu Bai  e Shu Lien , entrambi maestri di arti marziali , perennemente innamorati ma divisi dalla scelta di vita indirizzata alla ricerca dell'onore e della lealtà, forgia tutto il film , raggiungendo in alcuni momenti livelli di lirismo misto a melò.
Il codice d'onore che segna la vita di Li Mu Bai lo porta ad avere come obiettivo unico la vendetta per la morte del suo maestro per mano di una fantomatica Volpe di Giada, aiutato in ciò dall'amata che pur di essere al suo fianco è disposta ad ogni sacrificio: è una storia d'amore travagliata, fatta solo di sentimento astratto che però trova nei funambolici combattimenti , tra omini volanti e duelli in cima agli alberi mossi dal vento, il suo apice narrativo.
Sulla traccia principale del film si innesta la storia di Jen, ragazza vivace e frustrata nel suo desiderio di diventare un guerriero errante dall'imminente matrimonio combinato per lei, la quale ha invece il cuore rivolto a Lo un guerriero errante che vive nel deserto: Jen diverrà l'oggetto delle attenzioni di Li Mu Bai e di Shu Lie che intravedono in lei una grande forza che deve essere solo rigidamente regolamentata dalle regole delle arti marziali.
Amore e guerra che si rincorrono e trovano un epilogo grande e drammatico in un finale in cui l'onore, il rispetto , i sentimenti e il valore dell'individuo trovano la giusta collocazione.
Al di là dell'Oscar vinto, il film è di quelli che rimangono impressi, vuoi per la forte carica di sentimentalismo che contiene, vuoi per la magnifica messa in scena che ne fa Ang Lee: i voli sopra i tetti, i balzi , le arrampicate su muri ed alberi prendono le forme di una danza in cui lo spazio diviene un palcoscenico tridimensionale infinito.
Le scelte tecniche di Ang Lee possono effettivamente far storcere il naso a qualche purista, ma l'eleganza dell'insieme lascia profondamente il segno, confermando il grande senso estetico del regista.
La stuola di bravi attori, tra cui il grande Chow Yun-fat , l'allora giovane Zhang Ziyi e Michelle Yeoh, contribuisce alla creazione di personaggi carismatici e densi di pathos.

2 commenti:

  1. Questo film lo vidi al cinema all'epoca della sua uscita, e mi folgorò letteralmente: rivisto oggi, non dico mi piaccia di meno, ma non mi entusiasma come allora. Va dato cmq il merito ad Ang Lee di aver fatto tornare interesse e attenzione per il wuxiapian anche in occidente, che non ne conosceva quasi l'esistenza.

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  2. Io invece ho avuto un percorso inverso: l'ho apprezzato maggiormente nella ri-visione. Ovviamente ci voleva un pezzo da novanta come Ange Lee per riportare in auge il wuxia, che comunque ha continuato ad avere i suoi estimatori, ma era più un genere di nicchia.

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