mercoledì 4 agosto 2010

The number 23 ( Joel Schumacher , 2007 )

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Il passato riesumato dall'ossessione per i numeri

E' un vorticoso viaggio nella paranoia grafologica e numerologica questo lavoro di Joel Schumacher, che imbastisce la trama dello psico-thriller intorno all'ossessione del protagonista per il numero 23; non è però soltanto una compulsiva ricerca del significato dei numeri, è anche un viaggio in una mente che progressivamente sprofonda nella follia col riemergere di un passato cancellato.
L'accalappiacani Walter riceve per regalo dalla moglie un curioso libello, di quelli artigianali cui manca solo la dicitura "ciclinprop", dal titolo "The number 23", una sorta di viaggio allucinato del protagonista del romanzo, il detective Fingerling. Man mano che Walter lo legge inizia a trovare delle strane coincidenze con la sua infanzia e con i suoi sogni che iniziano a tormentarlo come incubi insieme al significato misterioso del fatidico numero.
Il progressivo identificarsi dell'uomo col personaggio del romanzo lo porta sull'orlo del baratro della mente e di pari passo lascia emergere ricordi che dapprima appaiono come brevi flash e poi divengono più strutturati. La ricerca della verità ha un prezzo alto da pagare, ma è l'unico modo per liberarsi dall'ossessione...forse.
Conosciamo Joel Schumacher per essere un regista molto spesso anticonvenzionale e anche in questo psico-thriller dai colori foschi si discosta abbstanza dai canoni del genere, soprattutto è bravo nel creare un personaggio come quello di Walter, la cui discesa agli inferi della psiche è ben condotta tra ossessioni e numeri che riconducono ad un passato nascosto e sconosciuto; la caduta libera del personaggio ha una finalità catartica: quella di mettere in pace la sua coscienza e di riappropiarsi a pieno della propria vita.
Il ritmo del film, costante nel creare una ossessiva angoscia, lascia poco spazio ad interpretazioni psicologiche, tutta la storia è una metamorfosi quasi fisica che porta il protagonista ad un allucinato viaggio nel passato, in fondo al quale ci apparrebbe chiara una luce di speranza, se solo non ci fosse quell'orologio a segnare le due e un quarto su cui si posano gli occhi di Walter nell'ultimo fotogramma.
La magistrale interpetazione di Jim Carrey non lascia ormai più riserve sulla reale bravura dell'attore: chi avesse ancora dubbi sul fatto che sia solo un simpatico giullare da film brillanti veda questo film e capirà che invece siamo di fronte ad un attore dalla grandissima versatilità.

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