martedì 25 gennaio 2011

Alone ( Banjong Pisanthanakun , Parkpoom Wangpoom , 2007 )

Giudizio: 7/10
Il fantasma della gemella siamese


Seconda opera a quatro mani dell'accoppiata thailandese tre anni dopo Shutter che aveva riscosso un buon successo e risultato ancora una volta convincente seppur non scevro da qualche difetto importante.
I due registi stavolta raccontano una storia che parte come un thriller psicologico, si sviluppa come una ghost story in perfetto stile thai e si conclude con un finale da thriller classico ad alta tensione.
Pim è la sopravvissuta di due gemelli siamesi, separate in età adolescenziale, Ploy la sorella è morta poco dopo l'intervento; Pim vive in Corea col marito Vee , ma l'improvvisa malattia della madre la obbliga a tornare in Thailandia.
Il rientro nella casa che la aveva vista crescere, insieme ai sensi di colpa che la divorano, materializzano il fantasma di Ploy, tradita e abbandonata da Pim, dopo che si erano giurate vicendevolmente di vivere sempre una accanto all'altra.
Il fantasma della ragazza si presenta agli occhi della sorella ovunque , facendola cadere in uno stato di perenne angoscia e tormento: quello che cerca lo spettro è quella unione che le aveva viste crescere e che l'intervento chirurgico, su decisione di Pim desiderosa di una vita propria, ha spezzato.
Quando scopriamo che anche Vee non è del tutto estraneo alla vicenda delle due gemelle e che la suocera morente rivela a quest'ultimo un terribile segreto, il colpo di scena è pronto e fa esplodere il film in un epilogo ad alta tensione e convulso.
Come in Shutter in cui i fantasmi erano ben più che eteree figure, anche qui il fantasma di Ploy si materializza in maniera molto terrena, dimostrando una fortissima voglia di vita, una volontà di riappropriarsi di quanto era suo; e bisogna dire che l'aspetto psicologico col rapporto strettissimo che lega le due sorelle fa da traino validamente alla prima parte; poi le apparizioni del fantasma che, nonostante qualche variazione sul tema, rispettano pienamente i canoni classici con le consuete trovate tecniche, ben condotte tra l'altro, indirizzano la narrazione sulla ghost story che alterna colpa e rancore in giusta miscela.
Nel complesso il film è godibile, ben si avvale del soggetto imperniato sulle giamelle siamesi (qualche riferimento al connubio cinematografico dei due registi? ), purtroppo abusa un po' troppo in apparizioni improvvise e salti sulla sedia telefonati (alcuni però ben riusciti), sembra abbracciare la filosofia che sta alla base delle storie di fantasmi (l'inconscio, i sensi di colpa, il rimosso, il rancore),ma col colpo di scena finale, abilmente preparato in maniera quasi subliminale, ribalta tutta la narrazione nel più classico dei thriller.
Indubbiamente i due registi hanno tecnica buona ed hanno il merito , sia con Shutter che con questo Alone, di avere tentato di rivitalizzare un genere un po' a corto di idee, impregnandolo con quella spiritualità e quel mistero tipicamente thailandesi, e pure senza avere diretto il film del secolo, sicuramente il prodotto è di quelli che hanno una loro validità, capace come è di miscelare il genere con variazioni originali.

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