venerdì 26 febbraio 2010

Invictus (Clint Eastwood , 2009)

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La nascita di una nazione

Nel 1991 si aprono le porte del carcere per Nelson Mandela che di lì a tre anni sarà eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica con suffragio universale: una storia molto "americana" di rivincita morale e di riscatto che non poteva non carpire l'attenzione di Clint Eastwood, regista sempre più attento alle tematiche sociali e, almeno nell'ultimo film, al problema razziale.
Mandela non avrà vita facile nel primo periodo dopo la riacquistata libertà, in un paese dilaniato dalla lotta fratricida tra le fazioni dei militanti di colore e nel contempo percorso dalla paura dei bianchi , la cui elezione a Presidente non accolsero certo con favore.
La Coppa del Mondo di rugby che si svolse in Sudafrica nel 1995 fu una grandissima occasione per il paese intero, e per Mandela, per avviare in maniera concreta la nazione sulla via della conciliazione e del progresso.
Gli Springboks , nome col quale è conisciuta la nazionale di rugby, sono sempre stati un emblema del potere dell'apartheid, detestati invece dai neri, ma in essi Mandela vide il veicolo per iniziare a unificare il paese e quindi sposò appieno la loro causa in vista della Coppa.
Su questo canovaccio "storico" si dipana il film di Clint Eastwood, molto attento, col consueto stile secco e asciutto, a non cadere nel film cronachistico e tantomeno nell'apologia del leader nero.
La figura di Nelson Mandela viene presentata nei suoi aspetti più carismatici , è vero, quasi metafisici quando parla della sua lunga detenzione, ricca di una enorme forza spirituale, ma non viene tralasciato il suo grande intuito politico che ha impedito probabili bagni di sangue, guardando sempre con moderazione agli eventi e a coloro che fino a poco tempo prima erano stati i suoi carcerieri; il suo volere elevare quello che era il simbolo dell'odio a gloria di una nazione intera è ben descritto nella tenacia con cui ha incoraggiato e spronato i rugbisti, attarverso il loro capitano con cui  costruisce un rapporto fatto di ammirazione e in cui mette sul piatto della bilancia la sua grande forza carismatica , di fronte alla quale nemmeno omaccioni di 120 chili riescono a rimanere insensibili. E' veramente la costruzione passo dopo passo di una leadership unificatrice, vista attraverso la metafora del rugby, sport in cui lelatà , forza e coraggio si fondono nella ricerca della vittoria.
Clint è bravo nel dare fiato ad una aspirazione comune nella popolazione sudafricana: quella di sentirsi parte di una comunità che fino a ieri la relegava ai margini della società civile, così abbrutita come era dalla segregazione razziale; una aspirazione che nel film vediamo crescere sotto la guida illuminata di Mandela e per il tramite di quindici atleti che gradualmente diventano coscienti di questo ruolo eccezionale. Ed è ancora più bravo nel non indulgere in situazioni ammiccanti o ruffiane, presentando molto defilate immagini delle bidonville o situazioni di facile raccapriccio: ha insomma dato pienamente corpo ai versi dell'Invictus, opera di William Ernest Henley, poeta vittoriano, da cui Mandela trovava ispirazione durante la lunga detenzione: " Io sono il padrone del mio destino/Io sono il capitano della mia anima" , ennesima dimostrazione della grande sensibilità e del senso umanistico che sprigiona da tutti gli ultimi lavori del regista.
Bravissimo Morgan Freeman nel ruolo di Nelson Mandela, superbo nel dare tangibilità al grande carisma del leader nero, un po' a disagio invece Matt Demon nelle parti di Francois Pienaar , capitano degli Springboks e gloria rugbistica, cui oltre che una quindicina di centimetri buoni manca anche quella faccia rude e altera tipica dei protaginisti di questo sport.

2 commenti:

  1. Ah, qualcuno che non ha stroncato alla grande il film! Io vi ho trovato alcuni punti deboli (un pò retorico a tratti, e alcune scelte stilistiche che non mi hanno convinto) ma, come leggerai da me, è un film che promuovo a pieni voti. E la mezz'ora finale è fantastica.

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  2. Senz'altro non si tratta di film memorabile, ma certamente neppure un film da stroncare: un lavoro ad impronta classica, una storia molto "american" in cui alcuni spunti sono interessanti.

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