mercoledì 1 dicembre 2010

Io sono un evaso ( Mervin LeRoy , 1932 )

Giudizio: 9/10
Quando anche la speranza viene spazzata via


Grande classico degli anni 30 dal fortissimo impatto sociale e politico, questo magnifico lavoro di Mervin LeRoy costituisce un coraggioso esempio di denuncia sia dei danni della guerra, sia della grande depressione e sia, soprattutto, di un sistema carcerario inumano al limite della barbarie che ben lungi dal rieducare i detenuti li trasformava il più delle volte in abbrutiti malviventi.
James Allen torna dalla guerra in Europa, convinto che l'aver subito anni di stenti e di privazioni, gli dia il giusto diritto ad un esistenza migliore, motivo per cui rifiuta il lavoro da operaio in fabbrica che il vecchi datore di lavoro gli propone e decide di dedicarsi a quella che è la sua passione, cioè l'edilizia.
I tempi sono però magri e il lavoro scarseggia e nonostante il suo peregrinare in tutto l'ovest degli Stati Uniti, si trova ridotto all'indigenza più assoluta e  alle cattive amicizie che lo condurranno in carcere "per avere rubato un polpetta" , come ripete ai sui compagni di sventura in catene e ceppi.
Convinto della sua innocenza e spinto dalla sua forza di redenzione, Allen riesce a fuggire e a farsi una nuova vita, in cui otterrà molteplici soddisfazioni lavorative. Ma il passato è sempre sospeso su di lui come una spada di Damocle e l'astiosità della dissoluta moglie, da cui vuole divorziare perchè innamorato di Helen, che scopre la sua vera identità lo riporterà in penitenziario , nonostante i grandi successi e la stima ottenuti nel campo lavorativo.
Il breve periodo di detenzione patteggiato per ottenere il perdono si prolunga a dismisura a causa delle denunce presentate da Allen sul sistema carcerario, e quindi non rimane che una nuova fuga.
Stavolta per Allen c'è solo una vita nell'ombra, nascosto, braccato, privo di ogni speranza che si sublima in un  maestoso finale che lascia i brividi sulla pelle.
La buia morale di Mervin LeRoy è che non c'è redenzione possibile per chi sfida le regole del sistema e la morte non giunge con la falce in mano a portare via l'alito di vita, bensi recidendo ogni possibile speranza, togliendo la luce e sprofondando nel baratro, privi di ogni seppur minimo conforto.
Io sono un evaso è uno di quei film che hanno fatto la storia del Cinema costituendone un  pilastro imprescindibile; l'impossibilità di coltivare sogni e ambizioni perchè schiacciati prima dalla crisi economica, poi da una legge ottusa e spietata costituisce il tema trainante del film svolto con grande senso civico e umanistico dal regista, in una atmosfera cupa che non promette nulla di buono sin dall'inizio.
Paul Muni in un 1932 da incorniciare con Scarface prima e Io sono un evaso poi , spicca il volo come attore simbolo di una certa cinematografia degli anni 30 ed è bravissimo nell'incarnare una discesa all'inferno senza ritorno.


4 commenti:

  1. un gran film. Andrebbe proiettato nelle scuole, insieme a Furore (Ford-Steinbeck), a Mr.Smith va a Washington (Capra), a John Doe (sempre Capra).
    Ma poi i bimbi non capirebbero, direbbero "ah, un film in bianco e nero, "nostalgici"...
    Mai avrei pensato che gli anni '30 sarebbero tornati d'attualità, e in questo modo.

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  2. Quando il Cinema parla un linguaggio universale come fa questo e quelli che tu citi, siamo di fronti a lavori eterni.

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  3. Vero Monsier, e parliamo di un lavoro degli anni trenta che sembra stato scritto ieri.

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