lunedì 5 febbraio 2018

The Florida Project ( Sean Baker , 2017 )




The Florida Project (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Film incentrato su ragazzini urlanti e fastidiosi? Racconto di disagio sociale? Sguardo autoriale da regista radical chic salottiero che osserva tra il divertito e l'altezzoso? Ce ne è abbastanza per farsi venire la voglia di voltare pagina e passare oltre. E invece no, perchè il regista di questo lavoro "colorato" è quel Sean Baker, autore autenticamente indie tra i più apprezzati, che un paio di anni fa ci sorprese in maniera definitiva col suo Tangerine, l'antitesi completa al cinepanettone, in cui narrava la storia di due transessuali di Los Angeles nei giorni a ridosso delle festività natalizie.
Siamo ad Orlando in Florida, la città che vive intorno alla più grande macchina da soldi della società americana, il Walt Disney World Resort, la fabbrica dei sogni e delle illusioni verso cui ogni anno milioni di aspiranti sognatori convergono da ogni angolo del pianeta.
A ridosso della Mecca del divertimento vive una periferia che nonostante i colori sgargianti, gli assurdi motel e residence che rimandano al paradiso disneyano è animata da una schiera di losers e di emarginati che faticano a mettere su i soldi per pagare l'affitto.


In questo purgatorio a due passi dal paradiso e altrettanti dall'inferno Baker ci racconta la storia di alcuni ragazzini che hanno fatto dei motel dai nomi magici e roboanti che servono a nascondere il loro squallore il loro personale parco giochi: atti da teppistelli, scherzi da prete, gesti che nascondono una irrefrenabile voglia distruttiva , voyeurismo infantile e una spigliatezza tipica di chi sin da piccolo deve imparare a cavarsela da solo.
Padri assenti, probabilmente sconosciuti, madri che sgobbano o che sbarcano il lunario tra una bevuta , una canna e una marchetta per tirare su il necessario per pagare l'affitto e i ragazzini che imperversano, vivendo con grande disinvoltura e felicità la loro estate; tutto intorno l' eco della Mecca, la vita difficile, case colorate , grottesche costruzioni che scimmiottano i castelli, quasi lo specchio , stavolta reale, di un mondo che vive dietro l'angolo e che pulsa di fantasia e di sogni.

Per larghissima parte il lavoro di Baker può quasi essere assimilato ad un documentario nel quale seguiamo la vita di tutti i giorni in uno di questi orribili motel, la vita dei ragazzini e quella delle loro madri ( e nonne), la costante presenza di Bobby, il direttore del motel, un personaggio che sta a metà strada tra un cerbero severo e un amico carico di umanità forgiata dagli anni con la quale governa le sorti della piccola comunità, pronto a farsi paladino contro i soprusi.
All'interno dei motel dai nomi assurdi pullula insomma una vita che Baker ci mostra sempre , quasi esclusivamente, dalla prospettiva dei ragazzini, anche nel poco convincente finale che si apre con il viraggio verso toni drammatici per terminare con l'immagine metaforica della fuga verso il mondo dei sogni.
Girato in un efficacissimo 35 mm , una contorsione a 180 gradi ricordando Tangerine, ripreso totalmente con un iPhone, forte di una fotografia che asseconda il trionfo di colori, The Florida Project è opera che ha il grande pregio di raccontarci una realtà fatta di emarginazione, di degrado, di noia, di esistenze sempre pericolosamente sull'orlo del precipizio in maniera divertita ,con intelligenza senza cedere mai nè ai luoghi comuni nè alle interpretazioni sociologiche di facile presa, una realtà al centro della quale c'è un universo infantile mutilato e violato che riesce però a essere vitalissimo e libero.
Al di là del finale che lascia l'amaro in bocca, soprattutto per la scelta tendente alla metafora e alla allegoria spinta, The Florida Project , in qualche passaggio sembra soffrire di un certo grado di ripetitività, due fattori però che non tolgono valore al lavoro di Sean Baker.
Un bravissimo e crepuscolare William Dafoe ( nomination all'Oscar come attore non protagonista), unico volto noto del cinema utilizzato da Baker, sa dare grande spessore al personaggio di Bobby, di certo uno tra i più bei ritratti cinematografici di quest'anno; per il resto il regista si avvale di tutti esordienti o quasi, a partire da una stupefacente Brooklynn Prince, 7 anni e con un futuro davanti, c'è da scommettere, fino alla esordiente e tatuatissima Bria Vinaite , la madre della piccola protagonista, già assoldata da Harmony Korine per il suo prossimo lavoro.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Condividi