martedì 2 aprile 2019

Marlina the Murderer in Four Acts [aka Marlina,omicida in quattro atti] ( Mouly Surya , 2017 )




Marlina the Murderer in Four Acts (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Marlina è una giovane vedova che vive nella sua casa in piena campagna brulla e ingiallita in qualche posto dello sterminato arcipelago dell'Indonesia; per motivi affettivi o forse per mancanza di denaro che le consenta di dare una sepoltura dignitosa al marito, ne conserva la mummia gelosamente nell'ambiente più spazioso della umile casa in cima alle colline.
Un giorno, tronfio del potere che gli regala una società in cui la donna è di fatto un semplice oggetto tra le mani dell'uomo, si presenta a casa sua un bandito al cui seguito c'è una vera e propria gang che ha intenzione non solo di mangiare a casa della donne, ma anche di depredarla dei suoi animali e , non contenti di spassarsela con lei tutti assieme.
Marlina però è donna di spirito e di intelligenza vivida e riesce con la cena avvelenata  a farne fuori quattro, mentre al capobanda riserva una bella decapitazione proprio nel momento dell'orgasmo durante lo stupro; se ne salvano solo due in quel momento impegnati a portare via il bottino della razzia e che naturalmente cercheranno vendetta.


Marlina sistema la testa del bandito in una strana sporta e con essa al seguito inizia un viaggio per le brulle e desolate, ma bellissime , terre dell'isola in cui vive, alla ricerca di giustizia, ma anche di redenzione e di un inizio di una nuova vita: in sua compagnia una amica incinta che tarda a partorire, il fantasma decapitato del bandito che strimpella la chitarra e i sopravvissuti alla mattanza che le danno la caccia per recuperare la testa del loro capo.
Strutturato come un racconto a capitoli ( tira aria di Tarantino e non solo per questa scelta...) Marlina the Murderer in Four Acts è il terzo lavoro della apprezzatissima regista indonesiana Mouly Surya, che mette al centro della sua opera un personaggio femminile , contrapposto ad una società per molti versi quasi feudale, soprattutto nella provincia, in cui la figura della donna  ha un ruolo puramente di contorno, sia per motivi sociali sia per motivi religiosi ( l'Indonesia è il paese popolato da più musulmani al mondo).

Per il suo racconto Mouly Surya sceglie canoni e situazioni tipicamente occidentali: i richiami a Tarantino, come detto, ma anche al cinema western sono chiarissimi; Marlina che gira a cavallo e con la immancabile spada forgiata a scimitarra ( la spada tipica che portano con sè gli uomini nei villaggi) portata a tracolla ricorda molto quelle eroine western e ancor più la Sposa di tarantiniana memoria che non si separava mai dalla sua katana.
Pensare però al lavoro della Surya come ad un semplice riferimento citazionista sarebbe errore grave: pur presentando infatti qualche momento che non convince al massimo, nel suo insieme la storia di Marlina mostra una forza notevole, grazie ad una figura di grande impatto che va incontro in pochi fotogrammi ad una trasformazione da umile femmina sottomessa a feroce giustiziera.
Seppur venato di  momenti di violenza tutt'altro che banali, la pellicola ha però la sua leggerezza narrativa che trova non solo nel bel ritratto della protagonista il suo fulcro, ma anche nel personaggio della compagna di viaggio di Marlina; a questo si aggiunge una fotografia spettacolare in cui i toni caldi del giallo delle campagne arse , la polvere che offusca l'immagine e la luce naturale abbacinante costituiscono un palcoscenico naturale autentico e bellissimo.
La eccellente prova di Marsha Timothy nel ruolo dell'eroina del racconto è un ulteriore fattore che gioca in favore del film,interpretazione che è valsa all'attrice il premio come migliore attrice al Festival di Sitges nel 2017.

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