lunedì 10 gennaio 2011

Per un pugno di dollari ( Sergio Leone , 1964 )



Giudizio: 10/10

La resurrezione del mito del Cinema


Come ogni capolavoro immortale del Cinema, anche Per un pugno di dollari possiede la straordinaria capacità di stupire e di entusiasmare ad ogni visione.
Anzitutto la fonte di ispirazione: il copione poco si discosta da La sfida del Samurai di Akira Kurosawa, ma ciò che rende unico il film di Sergio Leone è come i temi trattati già dal Maestro giapponese sianostati eleaborati e messi sullo schermo, in un film che dimostra la sua grandezza nel momento stesso in cui si dipana.
Ad esempio l'iniziale scena in cui il pistolero senza nome giunge nel macabro paese ci si offre in tutta la sua grandezza coreografica, quasi fossimo su un palcoscenico di un teatro di prosa: gli occhi di ghiaccio di Clint che scrutano, carpiscono brevi momenti, ondeggiano da una parte all'altra alla ricerca di quello che si nasconde dietro le bianche case; indubbiamente è un momento anche tecnicamente di grandissimo cinema che si perpetua nel prosieguo , laddove Leone descrive con apparente superficialità i personaggi, dei quali però più che le parole parlano gli occhi, i movimenti delle mani, le gesta.

domenica 9 gennaio 2011

Boat people ( Ann Hui , 1982 )

Giudizio: 9/10
La piccola storia della disperazione umana


Attraverso il reportage di un fotografo giapponese che già tre anni prima aveva immortalato la liberazione del Vietnam da parte dei Vietcong , Ann Hui racconta una storia che, al di là delle feroci polemiche politiche che seguirono il film, ha ben poco di politico, essendo invece una scrupolosa e attenta descrizione della condizione della popolazione durante gli anni seguenti il conflitto.
Laddove la regista inserisce spunti che potrebbero sembrare come denuncia di un sistema sanguinario, lo fa senza calcare la mano, descrivendone soltanto la loro fenomenologia, quasi con gli occhi di un cronista.

sabato 8 gennaio 2011

Cella 211 ( Daniel Monzon , 2009 )

Giudizio: 7/10
Uomini soli a confronto


Nello stesso anno in cui Audiard col suo Il profeta poneva una pietra miliare nel filone carcerario di stampo europeo, lo spagnolo Daniel Monzon dirigeva questo Cella 211, a confermare un affrancamento europeo, speriamo definitivo, da quel filone cinematografico di netto stampo americano che ha contraddistinto il Cinema sulle carceri per troppi anni.
Il parallelismo col lavoro di Audiard non è peregrino, perchè in entrambi i casi, prima di una storia tra cronaca e fantasia , la pellicola è anzitutto un racconto di disperazione e di degrado, una parabola sulla sopravvivenza vissuta sulle pelli dei protagonisti, racchiusi nel loro microcosmo nel quale sono nudi di fronte a se stessi e agli altri.

venerdì 7 gennaio 2011

Black swan ( Darren Aronofski , 2010 )

Giudizio: 7.5/10
Cigno bianco , cigno nero e la lotta nel dualismo


Torna a Venezia, due anni dopo il trionfo, Darren Aronofski con un film che per taluni aspetti sembra proseguire il discorso iniziato con The Wrestler: lì era il ring a dare vita ad un uomo mezzo fantasma e mezzo relitto, qui è il palcoscenico che diventa ragione di vita per la ballerina Nina, al punto che , una volta deciso dal coreografo che sarà lei a interpretare il white swan e il black swan nel Lago dei Cigni di Tchaikovskyi, pur di raggiungere una credibilità artistica completa sarà costretta a scrutare nella propria vita, nel profondo del suo essere per essere in grado di poter dare corpo al dualismo che si nasconde in ognuno di noi.
Nina , in effetti , è per natura un cigno bianco: timorosa, disciplinata nella danza, ossessivamente protetta da una mamma che la tratta come una adolescente, forse per vedere realizzato nella figlia il sogno della sua vita rimasto in sospeso, scopre nel coreografo Thomas il suo pigmalione, colui che cerca di portare in superficie le piume nere del cigno che alberga nel profondo della ragazza.

giovedì 6 gennaio 2011

The limits of control ( Jim Jarmusch , 2009 )

Giudizio: 5/10
Un giochino che non appassiona


Chi sarà mai quell'uomo che ieraticamente, con la faccia amimica ed elegantemente vestito, incontra vari personaggi girovagando per la Spagna, i quali immancabilmente gli pongono le stesse domande, sembrano indicargli qualche misterioso indizio e concludono l'incontro con uno scambio di scatole di fiammiferi al cui interno c'è un foglietto cifrato che l'uomo costantemente ingoia bevendo uno dei due caffè che ordina sempre nei locali dove si siede?
E perchè mai si reca metodicamente presso uno dei musei di Madrid a rimirare una sola opera, di volta in volta diversa?
Con la fine del film , forse , lo capiamo, ma quello che invece non si capisce nella maniera assoluta è dove voglia andare a parare Jim Jarmusch con questo film.

The longest night in Shanghai ( Zhang Yibai , 2007 )

Giudizio: 7.5/10
Anime perse a Shanghai


Variazione sul tema del coppoliano Lost in translation , The longest night in Shanghai di Zhang Yibai, uno tra i più validi e interessanti cineasti della nuova cinematografia cinese, pur non raggiungendo i livelli di eccellenza raggiunti un anno dopo col bellissimo Lost indulgence, si mantiene sul solco tracciato dal precedente Curiosity Killed the cat, spostandosi però più verso la commedia brillante , se non altro come contenuti, visto che anche qui , come per il precedente, il regista da sfoggio di una notevole capacità descrittiva delle nuove metropoli cinesi.
In effetti le luci di Shanghai, come lo erano le grandi vetrate e le insegne al neon per la Tokyo di Sofia Coppola, sono tra le protagoniste indiscusse del film che con estrema cura pittorica ci offre delle immagini della metropoli cinese molto belle e tutt'altro che stereotipate.

mercoledì 5 gennaio 2011

At the end of daybreak ( Ho Yuhang , 2010 )

Giudizio: 7.5/10
Storia ordinaria che diventa tragedia


Un rapporto madre-figlio tenuto insieme solo dal legame ancestrale, immerso in una situazione di ordinario squallore tra bottiglie di wiskey e noia, dal quale il giovanotto cerca di uscire frequentando una ragazzina quindicenne , anch'essa abulicamente inserita nella sua famiglia di ceto medio e presa di mira dalle compagne di scuola; una unione fittizia tra i due che ha molto poco del legame amoroso e molto invece della fuga e del diversivo.
Quando la famiglia della ragazzina scopre la frequentazione della figlia, decide di sporgere denuncia per stupro , a meno che il giovanotto e la madre non paghino il loro silenzio, cosa che avviene, anche per l'aiuto economico del padre, poco gradito dal figlio , divorziato dalla madre del ragazzo.

In the loop ( Armando Iannucci , 2009 )

Giudizio: 8/10
Il sottobosco della politica esplorato senza pietà


Altro esempio di film di qualità che probabilmente non vedrà mai le sale italiane, un po' perchè la sua genesi porta lontano dalla sfrenata americafilia che affligge ormai il nostro costume cinematografico, nonostante derivi direttamente da una serie TV e un po' perchè di commedia supersofisticata si tratta in cui la forza dei dialoghi (speriamo mai doppiati) e le battute al vetriolo di puro stampo british non troverebbero certo schiere numerose di estimatori.
Tutto ciò è un vero peccato, perchè di film bello e sinceramente divertente si tratta, condito con la giusta dose di sarcasmo, critica politica e di costume, irriverente al punto giusto, senza voler essere scandaloso a tutti i costi, senz'altro uno dei lavori più validi della stagione appena conclusa.

lunedì 3 gennaio 2011

Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti ( Apichatpong Weerasethakul , 2010 )

Giudizio: 9/10
Il grande e magnifico ciclo della vita

E' piaciuto a tutti ed ha incantato non solo a Cannes, questo straordinario lavoro del thailandese Apichatpong Weerasethakul , uno di quei film che  ancora ti fanno dire che il Cinema è il più grande spettacolo del mondo, la più grande fabbrica  di emozioni  che sanno uscire dallo schermo e saltarti addosso; uno di quei film che vorresti non finissero mai come una allucinazione piacevole e che una volta terminato vorresti rivedere da capo, subito.
Il regista thailandese dal nome impronunciabile è uno di quei cineasti capaci di parlare all'immaginario dello spettatore, avvalendosi di una tecnica formidabile e capace di investirci con un torrente di flussi emotivi leggeri e avvolgenti regalandoci tematiche anche smisurate , ma con una semplicità che necessita di una predisposizione d'animo a farsi assorbire in pieno; per tale motivo la visione del film  travalica la semplice sensibilità ottica per aprire un buco nero nel quale si affollano la vita e la morte, la reincarnazione ed il karma, bufali che vagano nella foresta e pesci parlanti, fiaba e mito, il ciclo della vita  e le creature della natura, un senso a metà strada tra l'animismo e il naturalismo, fantasmi , spettri, creature ibride , metà uomo e metà scimmia.

Alice in wonderland ( Tim Burton , 2010 )

Giudizio: 6/10
L'Alice di Burton, così fantasy e poco rivoluzionaria


Le premesse c'erano tutte: un testo tra i più rivoluzionari per l'epoca, carico di anticonformismo e di simbolismi , un regista tra i più originali, visionari e anticonformisti degli ultimi vent'anni che ha sempre fatto dell'impatto visivo e del messaggio rivoluzionario il suo credo cinematografico, uno tra i pochissimi che avrebbe potuto dare il suo tocco personale ad una storia  che affascina.
I risultati però ahimè non sono per nulla a livello delle aspettative; non che il film sia brutto, probabilmente diretto da qualcun altro avremmo anche detto che di buon film si trattava, ma l'assoluta mancanza di creatività non si sposa minimamente con le aspettative che un film di Burton ingenera sempre.

domenica 2 gennaio 2011

Exte : Hair extension ( Sion Sono , 2007 )


Giudizio: 7/10
Sempre capelli, ma stavolta uccidono


E' probabilmente un lavoro da considerarsi minore nella cinematografia di Sion Sono, senza che questo debba intendersi come un connotato negativo, in quanto, pur non raggiungendo nè le vette del suo capolavoro Strange Circus che lo precede, nè quelle dell'eccessivo e rutilante Love Exposure che lo segue, Hair Extension è film bello, atipico forse, considerando lo stile particolarissimo che distingue il regista, apparendo quasi come un intattenimento leggero , anche se al suo interno alcune delle tematiche che sempre accompagnano i film di Sono sono ben presenti.
Inoltre , cosa da non sottovalutare nel formulare il giudizio, il film trabocca di una scanzonata e dissacrante ironia sul J-horror, quasi ad assurgere a parodia: quello che per centinaia di film  del genere è un topos consolidato, quasi sacro, per Siono diventa oggetto di sarcasmo: i lunghi capelli che scendono sul viso, diretta emanazione del Ringu nakatiano, diventano in questo lavoro, i protagonisti assoluti, ma nei modi e nelle forme che al regista sono più consone, tra feticismo e splatter.

The stool pigeon ( Dante Lam , 2010 )

Giudizio: 8.5/10
Vite al capolinea a confronto


E' fra i più belli e riusciti film del cinema di Hong Kong del 2010 questo lavoro di Dante Lam che pur rifacendosi per larghissima parte allo stile del noir HKese , tende però a privilegiare all'azione convulsa le atmosfere, le ambientazioni e lo studio dei personaggi al punto di farlo apparire a conti fatti molto meno legato al genere poliziesco di quanto si sia naturalmente portati a pensare.
La situazione è di quelle raccontate tante volte: il detective che arruola gli infiltrati, dopo averne studiato il passato e le problematiche ad esso legate, l'inevitabile connubio che si crea , nonostante si tratti di affari, e la missione che deve essere portata a termine.
Quello che rende Stool pigeon diverso e più bello è la rappresentazione di personaggi giunti ormai al capolinea della loro esistenza , con davanti poco meno del nulla , se non un gesto per redimere, almeno in parte , la loro vita.
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