lunedì 2 agosto 2010

L'eredità ( Per Fly , 2003 )

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Dogma e incoerenza

Per Fly è uno dei pupilli e dei protetti di Lars Von Trier, fedele depositario del Dogma secondo le direttive impartite dal manifesto dettato dal famoso regista danese, ed indubbiamente l'influsso dell'autore di Dogville si sente e molto, quasi una presenza spirituale che aleggia nei lavori di Per Fly. Pur se questo lavoro è stato scritto e concepito non rispettando alla lettera le disposizioni, comunque una parte degli influssi e delle regole che lo governavano il Dogma pervadono comunque la pellicola.
E' la storia, quasi una dinasty di una famiglia danese di grandi imprenditori dell'acciaio, che con la morte suicida del patriarca si trova a dover riduscutere e riorganizzare tutta la su struttura gerarchica. La vedova, vero asse portante della famiglia, sospinta dal suo cinismo e dalla sua freddezza, convince il figlio Christoffer, emigrato in Svezia, dedito a tutt'altra vita e sposato con una giovane attrice teatrale in carriera, a tornare in patria e ad assumere il comando dell'azienda.
La scelta, molto sofferta all'inizio,produrrà inevitabili e fragorosi cambiamenti nella vita di Christoffer, incapace di saper gestire il suo ruolo di manager e quello di marito, allontanandosi da quello che era il modello di vita scelto di comune accordo con la moglie. Non ci sarà spazio per ripensamenti e neppure per gli affetti filiali, forse solo nostalgia e rimorso sepolti sotto un cumulo di conformismo.
La storia di per sè non brilla certo di luce propria, troppo ovvia e trascinata in alcuni tratti, l'eleganza formale del regista , unita all'austera denuncia dei danni causati dalle famiglie patriarcali in cui profitto e apparenza regnano sovrani, non basta a dare corpo ad una narrazione il cui unico fine sembra addirittura solo la cupezza dell'atmosfera.
La difficile scelta cui è sottoposto Christoffer tra il seguire la sua indole e l'esercitare il potere in nome degli interessi della famiglia è poco esplorata e rimane sempre su un livello superficiale, conferendo a tutto il film una veste romanzata che non convince, il conflitto interiore dell'uomo si risolve in improbabili gesti di violenza e di autolesionismo che francamente stonano alquanto.
Nota postiva l'interpretazione del sempre bravo Ulrich Thomsen che non riesce comunque a risollevare un personaggio che non lascia minimamente il segno.
Di lì a due anni verrà decretata la fine del Dogma, ma a ben vedere anche questo lavoro, nonostante la supervisione di Von Trier, mostra dei limiti che risiedono in una incoerenza stilistica che probabilmente già annuncia la fine di una stagione cinematografica importante seppur controversa.

3 commenti:

  1. questo film non mi era piaciuto, una stellina è troppo, ma, siccome al peggio non c'è limite, il successivo meritava neanche una stella, anzi, un buco nero.

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  2. mi scuso, quello che pensavo il successivo era "Riunione di famiglia", di Vinterberg, un film bruttissimo, per me, naturalmente.
    (i registi erano in due post successivi e allora è scattata l'associazione)

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  3. Riunione di famiglia non l'ho visto, di certo è difficile far peggio di Le forze del destino.
    Riguardo alla stellina, beh questo se non altro, almeno in parte, è fedele alla austerità degli autori danesi figli del dogma, personalmente riservo le zero stelline a quelli la cui unica cosa che mi è rimasta è il ricordo di una irrefrenabile voglia di sospendere la visione, cosa molto rara per me :)

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