lunedì 12 novembre 2012

Waiting for the sea ( Bakthiar Khudojnazarov , 2012 )


Giudizio: 6.5/10
Il Mare scomparso


Waiting for the sea, film d'apertura del Festival Internazionale del Cinema di Roma, si muove tra atmosfere ecologiste-antropologoiche e l'Apocalisse che viene citata sui titoli di coda. Favola dai toni drammatici e romantici, racconta di come , in un luogo imprecisato , il mare scompaia all'improvviso per lasciare il posto ad una arida distesa desertica.
Nella tempesta che porta la catastrofe la nave capitanata da Marat affonda e solo lo stesso nocchiero si salva, gettando nel dramma famiglie intere di pescatori e se stesso che perde la moglie.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it


Spose celestiali dei Mari della pianura / Celestial wives of meadow Mari ( Alexey Fedorchenko , 2012 )


Giudizio: 7.5/10
Leggende e tradizione nella Terra dei Mari


L'etnia Mari appartiene a quel grande ventre dela madre Russia: sebbene l'alfabeto usato sia quello cirillico, per il resto la cultura è assolutamente peculiare, appartenendo a quella zona finnica della Federazione Russa che risente degli influssi dell'europa continentale orientale.
A questa comunità raccolta sotto la bandiera di una Repubblica autonoma svolge il suo sguardo Alexey Fedorchenko nel suo ultimo lavoro, Celestial wives of meadow Mari, mediante un lavoro che più che un film sembre essere una raccolta di frammenti di immagini e di storie che hanno tutte al centro una figura femminile.
Attraverso racconti, alcuni fatti di pochissimi fotogrammi, intrisi di tradizioni, superstizione, religione e credi Fedorchenko crea un atmosfera a metà tra il fiabesco e l'antropologico, creando una carrellata di personaggi femminili, alcuni dei quali molto ben riusciti, quasi dei fotogrammi cristallizzati di vite vissute nella solitudine di distese innevate e di villaggi minuscoli.

Alì ha gli occhi azzurri ( Claudio Giovannesi , 2012 )

Giudizio: 4.5/10
Extracomunitari di seconda generazione

Opera seconda per Claudio Giovannesi, presentata al Festival di Roma che come il precedente lavoro, affronta (o almeno cerca di farlo) il problema dell'integrazione degli immigrati.
Qui il protagonista è un ragazzotto di origini egiziane, appartenente a quella seconda generazione di nati in Italia da genitori extracomunitari,che seguiamo nell'arco di una settimana  in una sorta di diario audiovisivo.
Ambientato in una Ostia livida che rimanda a luoghi tragicamente pasoliniani, Nader ha le sue amicizie, la ragazza italiana, i suoi guai in famiglia e quelli in strada , in perfetto stile da ragazzo di vita.

giovedì 1 novembre 2012

La collina dei papaveri / From up on Puppy Hill ( Goro Miyazaki , 2011 )

Giudizio: 8/10
Il Giappone che volta pagina

Presentato nel 2011 al Festival del Cinema di Roma, ultimo lavoro del rinomato Studio Ghibli, regia di Go Miyazaki e sceneggiatura del padre Hayao, La collina dei papaveri è una delicata storia d'amore adolescenziale tra liceali, ambientata a Yokohama nel pieno del boom economico degli anni 60 che ha visto il Giappone uscire da un dopoguerra drammatico e lanciarsi verso il benessere e i traguardi che ben conosciamo.
Alle soglie dell'Olimpiade di Tokyo, col paese percorso tra fremiti di modernità e di ripudio quasi iconoclasta del passato, la storia dei due ragazzi, figli del dramma della guerra, assurge ad un intelligente e mai ovvio "come eravamo"che cerca di fondere la voglia di tagliare col passato e il richiamo alle tradizioni.
Al di là della consueta maestria tecnica che contraddistingue i prodotti dello Studio Ghibli, La collina dei papaveri è un film bello, divertente e ,a tratti, commovente che non deluderà di certo i culturi del Cinema e soprattutto di quello d'animazione targato Japan.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

mercoledì 24 ottobre 2012

Hahaha ( Hong Sang-soo , 2010 )

Giudizio: 6.5/10
I simpatici ciarlatani

Puntuale come sempre da anni, anche Hahaha , film del 2010 del regista coreano Hong Sang-soo si porta a casa il premio a Cannes, divenuto ormai l'abituale trampolino di lancio di un regista che sempre più nettamente si sta spingendo verso una forte contaminazione francese nelle sue opere.
Con questo lavoro, che giunge dopo una serie di pellicole  indubbiamente importanti, alcune di notevolissimo spessore, sembra di assistere ad una metamorfosi sia dello stile narrativo che delle tematiche e soprattutto ad un cambiamento dello sguardo del regista.
Vero che la struttura del film ricalca in maniera quasi maniacale quella della quasi totalità delle opere di Hong, ma il suo modo di porsi e quindi di raccontare le storie perde molto di quel sarcasmo e di quella cattiveria che avevano caratterizzato i lavori precedenti.

domenica 14 ottobre 2012

Our Homeland ( Yang Yonghi , 2012 )

Giudizio: 8/10
La Patria e le famiglie divise

Candidato al prossimo Premio Oscar per il Giappone, Our Homeland è diretto dalla documentarista nippo-coreana Yang Yonghi, al suo primo lavoro di fiction.
E' un film di dichiarato stampo autobiografico e porta in primo piano la realtà delle famiglie nordcoreane espatriate in Giappone dopo avere abbandonato la "terra promessa" raggiunta negli anni 60.
La regista fa parte di una di queste realtà famigliari e la storia raccontata è quella della sua famiglia e della sua vita.
Famiglia che si riunisce per un breve periodo in occasione del viaggio del figlio seriamente malato in Giappone, scortato e braccato stretto dai poliziotti nordocoreani.
Ben presto quella che è la realtà della vita in Corea del Nord e le sue profondissime contraddizioni si esplica: padre che presiede una associazione nordcoreana (filogovernativa) in Giappone, figlia (l'autrice) che scopre come dietro la frattura famigliare si nascondono ideologie e politiche contrapposte, madre che si affida al suo istinto innato di sopravvivenza filiale per cercare di salvare il figlio, tutto descritto senza alcun fragore e senza rimarcare connotazioni politiche o peggio propagandistiche, soprattutto perchè Our Homeland è essenzialmente un film sulla famiglia separata, su una diaspora silenziosa che ha colpito decine di migliaia di persone.

sabato 13 ottobre 2012

Here, Then / 此处与彼处 ( Mao Mao / 茅毛 , 2012 )


Giudizio: 6.5/10
L'inesorabile trascorrere del tempo


Sebbene sia solo al suo primo film, presentato al Festival di Edimburgo, Mao Mao è uno dei giovani registi cinesi più promettenti e con la sua opera prima Here, Then ha attirato una certa attenzione su di sè soprattutto per il suo stile narrativo che sembra volere prendere le distanze dai filoni cinematografici e dalle correnti più conosciute nel panorama cinese.
Here, Then è lavoro che ostenta una certa ambizione nel suo costante richiamo a quel cinema che rimanda fortemente ad Antonioni, in cui dialoghi e movimento sono quasi banditi.
La storia, per certi versi anche confusa, ruota intorno alle esistenze alienate di alcuni personaggi che sono mostrati nella loro solitudine alle prese con il trascorrere del tempo, impietosamente rappresentato dai lunghissimi piano-sequenza in cui la macchina da presa , immobile, si limita a  lente ed inesorabili zoomate che restringono ed amplificano lo spazio.

mercoledì 10 ottobre 2012

Wind Blast / 西风烈 ( Gao QunShu / 高群书 , 2010 )

Giudizio: 6/10
Western nel deserto del Gobi

Reduce dal semi kolossal storico The Message, Gao QunShu dirige questo Wind Blast in cui dilata i confini dell'action movie fino a farli collidere con quelli del western.
Indubbiamente l'idea di concepire un western ( ebbene sì, per struttura e sviluppo è proprio un Chinese Western) nelle zone desertiche della Cina del nord è indubbiamente originale e ricca di fascino, che poi i risultati siano pari alle aspettative questo è sicuramente meno certo.
La storia è una variazione sul tema del guardie e ladri che parte ad Hong kong con un killer che ammazza un uomo in un bar e che conserva per sè  una foto del mandante dell'omicidio e che ben presto vediamo braccato nella regione che lambisce il deserto del Gobi da una squadra di poliziotti con tanto di cappellone alla John Wayne e di nomi da battaglia che richiamano ai soprannomi di sceriffi e bounty killer; ma a braccare l'uomo c'è anche una coppia di killer che debbono impossessarsi della foto in suo possesso.

Man with no name / 无名者 ( Wang Bing / 王兵 , 2009 )


      Giudizio: 8.5/10
La solitudine dell'individuo

Come Wang Bing abbia incontrato il protagonista del suo documentario Man with no name non è dato sapere, probabilmente si sarà trattato del solito scherzo del fato, sta di fatto che il regista cinese, dopo le monumentali e commoventi dissertazioni cinematografiche sugli aspetti più profonda della Cina autentica, si sofferma stavolta su un individuo che con il suo gesto di ribellione assoluta, privo di ogni connotato sociale e politico vuole affermare la sua centralità come essere umano.
Seguire il ciclo delle stagioni, vivere come un moderno Robinson Crusoe, chiudersi nel suo mutismo rotto solo da qualche imprecazione non comprensibile, è per Wang Bing l'affermazione dell'individualismo spazzato via da decenni di collettivizzazione.
E il regista con la solita garbata maestria interagisce col protagonista senza influenzare nulla della sua esistenza, scrivendo un'altra pagina memorabile di Cinema.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

Days we stared at the sun / 他們在畢業的前一天爆炸 ( Cheng Yu Chieh / 郑有杰 , 2011 )

Giudizio: 4.5/10
Storie (confuse) di giovani taiwanesi

Chi attendeva al varco il regista taiwanese Cheng Yu Chieh, dopo un lavoro che mostrava sicuramente grandi doti di regista quale è stato Yang Yang, dovrà ancora una volta rimandare il giudizio definitivo: il suo ultimo lavoro, infatti, pur confermando a pieno la bravura tecnica  e la scelta delle tematiche narrative, lascia intravvedere, addirittura ingigantite, le medesime pecche che mostra la pellicola precedente.
Quella che all'inizio sembra essere la tipica storia da film sentimental-giovanilistico taiwanese, filone che comunque è stato capace di regalare anche lavori più che buoni, ben presto si arricchisce , quasi per un fenomeno di iperfagia ,di numerose altre tematiche e situazioni che fanno virare il film verso la confusione, quando non verso un vero e proprio guazzabuglio narrativo.

Killer Joe ( William Friedkin , 2011 )

Giudizio: 8/10
Facce gonfie, violenza e risate

Dopo alcuni anni di silenzio torna al lavoro William Friedkin, un regista che già ha il suo nome indelebilmente iscritto nella Storia del Cinema grazie a L'esorcista, lavoro che appartiene di diritto alla categoria dei film che hanno cambiato della storia dell'Arte.
Il ritorno è la black comedy Killer Joe, presentata a Venezia nel 2011 dove riscosse enorme credito: è una di quelle pellicole che hanno la rara capacità di strappare risate anche nel veder facce gonfie e sanguinanti esito di esplosioni di violenza che sembrano uscire da un film di Tarantino.
Storia di una famiglia volatilizzata in cui tra droga rubata, omicidi progettati e commissionati ad un killer prezzolato , detective della polizia a tempo perso, o viceversa, idioti patentati , cupidigia e totale assenza di moralità, tutto si riduce al possesso e alla morbosità.
Black comedy sì, ma vivisezionata e ricostruita su canoni cui neppure i fratelli Coen sono mai approdati che trascina in un vortice in fondo al quale c'è la perdita di tutto.
Attori , tutti, in forma strepitosa e conferma della bravura di Friedkin cui lo star system americano continua a voltare le spalle; per fortuna però che c'è ancora qualcuno che sa riconoscere la maestria cinematografica.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

martedì 2 ottobre 2012

Submarino ( Thomas Vinterberg , 2010 )

Giudizio: 8/10
Vinterberg guarda indietro

Abbandonato da anni il Dogma di cui fu uno dei rappresentanti più illustri e dopo avere dato alcune prove non proprio esaltanti, Thomas Vinterberg torna con una ottica diversa a temi e ambientazioni che si avvicinano come non mai al suo lavoro più importante , Festen.
Cambia il punto di vista, non più la borghesia danese racchiusa nella sua ipocrisia, bensì una famiglia disintegrata sin dall'inizio che porta su di sè le stigmate della tragedia immane, quale è quella dei due fratelli protagonisti che vediamo in un bellissimo e livido inizio e che ritroviamo anni dopo segnati indelebilmente  dalla vita.
Nick, cupo e violento, solitario e avanzo di galera, l'altro (che non è degno neppure di un nome) vedovo e drogato con un amatissimo figlioletto da tirare avanti tra espedienti e illusorio benessere da spacciatore, raccontati in due storie parallele che si intersecano solo in alcuni momenti drammatici e sentiti, soprattutto il finale.
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